Per battere la concorrenza dovete scrivere poesie: ovvero quando la reputazione diventa leva virale e vincente per “sollevare il mondo”.
23 aprile 2013 | di Diego Ciarloni
Con questo post voglio parlare di una “case history” molto interessante riguardante l’importanza della reputazione delle persone nelle trattative d’affari.
Questo per dimostrare, semmai ce ne sia bisogno, l’efficacia di una nuova visione del “marketing aziendale” indipendentemente dal fatto che sia etichettato non convenzionale (non conventional-integrated communication) o meno.
Un’esperienza che mi è indirettamente capitata e che, per come la vedo io, è testimonial dell’enorme potenzialità di rinnovamento e di rilancio insita in una ‘giusta presenza su web’ di ogni dipendente, collaboratore e soprattutto di ogni azienda, in grado di aprire nuovi orizzonti mentali, commerciali e persino spirituali.
Un caso che credo ci debba far riflettere su quali siano le priorità e le peculiarità da sfruttare grazie all’utilizzo di nuovi codici, linguaggi, strumenti e approcci alla comunicazione.
Ovviamente siete liberi di non credere a quanto sto per scrivere e sul fatto che la storia sia effettivamente vera o meno.
Circa due anni fa una imprenditrice appassionata di letteratura e poesia, essa stessa autrice di romanzi e poesie, intuisce che per questa sua passione sarebbe stata utile una “presenza” attiva sui social network.
Gli obiettivi? Nessuno.
Le ambizioni? Zero.






