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“Il lato oscuro del marketing non convenzionale”

24 ottobre 2011 | di Diego Ciarloni

Da circa un anno ho in mente di affrontare il tema di questo post ma, sia perché le informazioni a riguardo non mi sembravano sufficienti e un po’ per darmi il tempo necessario per approfondire meglio la ricerca in rete, solo ora mi accingo a farlo anche forte del fatto di aver partecipato ad alcuni corsi specifici di approfondimento e discussione. Ammetto che sebbene questi contesti formativi siano stati interessanti, tuttavia non sono riuscito a trovare una risposta esaustiva a quanto cercavo.
Così ho deciso di dedicarmi a questo post, con la speranza di suscitare un dibattito e magari riuscire ad ottenere, dalla rete stessa, punti di vista e considerazioni capaci di dare risposta a quello che ritengo essere ad oggi un tema mai affrontato con decisione e chiarezza. Un tema che, invece, dal mio punto di vista rappresenta la vera sfida con cui dovremmo confrontarci noi operatori del settore, in relazione ai nostri clienti, ai risultati da loro raggiunti e all’economia in generale.
Dunque va da sé che l’oggetto dello scrivere vuol essere soprattutto lo spunto per una conversazione, la scintilla per un dibattito che mi aiuti a capire in che misura è possibile adottare le tecniche cosiddette di marketing non convenzionale, social media e viral,  nell’ambito di attività di comunicazione rivolte ad attività business to business.
Le domande a cui non ho trovato risposta si sono arenate ogni qualvolta, in rete o ai corsi che ho frequentato, gli esempi più significativi  facevano riferimento a casi di successo specificatamente in seno a settori e a marchi che si rivolgevano o si rivolgono ad un’ampia clientela di massa.
Le mie perplessità a questo punto si pongono al pensiero che la maggior parte delle agenzie di pubblicità, dei consulenti marketing e comunicazione e degli operatori del settore si rivolgono ad aziende ed attività che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano con una clientela intermedia, per la quale le regole ed i vantaggi del marketing seguono logiche diverse.


Si tratta di una parte consistente di clientela che da queste scelte comunicative traggono enormi benefici sia dal punto di vista della performance di risultato, che sotto l’aspetto di alimentare una rete efficace di relazioni dirette con i propri interlocutori.
Dunque, non più solo direct marketing, rete commerciale, below the line e una politica web conservativa, ma dal mio personale angolo di osservazione intravvedo una fetta di opportunità di comunicazione per le aziende B2B , che può e deve essere percorso e sfruttato in pieno e che forse oggi troppo frettolosamente viene scartato per definizione.
Nella mia esperienza, nonostante posso constatare una maggiore difficoltà nel percorrere strade di questo tipo, posso affermare con assoluta franchezza di cominciare ad intravvedere i primi risultati proprio attraverso il tentativo (ripeto ‘non facile’) di indirizzare i miei clienti B2B verso l’uso di tecniche di promozione che, ad un primo impatto, sembrerebbero adatte solo in quei casi in cui ci si rivolga ad un’ampia platea di clienti finali.
Sono sicuro che vorrò tornare presto su questo argomento!
Per adesso mi limito a porre questa questione: quale valore pensiamo possa avere il ruolo del social media, del viral marketing di tutte le attività 2.0 e della comunicazione non convenzionale per le aziende rivolte ai mercati professionali? Vale la pena proporre loro queste tecniche di promozione alternative?
E ancora, perché nei blog dei più quotati professionisti del settore di comunicazione cosiddetta alternativa a livello nazionale ed internazionale, nei corsi che ho frequentato personalmente e nella scarsa letteratura che fino ad oggi si è occupata di queste tematiche non si parla delle nuove tecniche di marketing e comunicazione utili alle aziende che lavorano con altre aziende?
Io ho intenzione di portare ad esempio la mia esperienza e non mi dispiacerebbe, anzi credo sarebbe davvero molto stimolante, poterla unire a quella di altre realtà affinché il social media ed il viral marketing e altre iniziative non convenzionali, più volte citati in questo articolo, non siano più un tabù ovvero un lato oscuro della comunicazione aziendale a cui guardare con “timore” e diffidenza.

 

 

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