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Archivio per il mese: novembre 2015

E’ quasi passata una settimana dagli attacchi a Parigi, gli stessi che hanno scosso buona parte dell’occidente e che inevitabilmente hanno avuto ricadute sulla nostra quotidianità.

Per quello che riguarda le “reazioni” del mondo della comunicazione, dei social network etc ho passato del tempo ad interrogarmi su ciò che stava accadendo e che non mi ha affatto lasciato indifferente.

Prima di addentrarmi nello specifico nel discorso, credo sia opportuno specificare che ciò di cui tratterò non ha nulla a che fare con l’atteggiamento e le reazioni delle persone, sui recenti accadimenti, ma piuttosto mi interessa orientare l’attenzione sulle reazioni di alcune grandi aziende e di alcuni fra i più importanti social network in relazione a quanto avvenuto.

In particolare proprio su quanto appena detto, il post del sito di Ninja Marketing (che vi invito a leggere) dal titolo: “I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi”, mi ha molto colpito in relazione alle realtà che hanno deciso di “re-agire” ai noti fatti accaduti nella capitale francese.

Dopo aver letto il post su indicato e dopo aver fatto un po’ di ricerca in rete, sono stato letteralmente assalito dalle domande che ho piacere e desiderio di condividere con voi, con l’intento, di provare a cercare assieme non tanto delle risposte certe, ma più delle considerazioni sul vero ruolo che può e deve giocare la comunicazione aziendale in questi casi.

La prima e forse l’unica domanda (piena zeppa di sotto-interrogativi) che mi e vi rivolgo è la seguente.

Cosa avrei (avreste) fatto se fossi (foste) stato/(i) nel team marketing e manageriale di Ikea, di Amazon o dei vari Facebook, Twitter e You Tube dopo quanto accaduto?

Posta in questi termini la questione mi metterebbe in grossa difficoltà…non so a voi.

Di sicuro prima di agire, in un modo o nell’altro, avrei sottoposto (come forse anche i colleghi avranno fatto) me e il mio team o la mia agenzia, ad una serie di sotto-quesiti e valutazioni molto complesse e delicate.

  1. Fermo restando che stiamo considerando il comportamento di grandi aziende, importanti realtà e relativi noti brand, che non possono rimanere indifferenti su quanto accade nel mondo, poiché essi stessi ne contribuiscono a creare l’identità, è giusto prendere e manifestare una posizione in merito alle recenti stragi?
  2. Sarebbero potuti rimanere “indifferenti”, i grandi marchi, a ciò che si è verificato? A quale prezzo? Avremmo davvero sentito una grave mancanza se al posto di bandiere, slogan etc, ci fosse stato solo silenzio?
  3. E in che modo è giusto che un marchio forte e riconosciuto dia un segnale in relazione al recente crimine? Con un semplice post come ha fatto Coca cola Francia,                                                                                                                Untitled-1

    o  con la bandiera + tanto di “Solidarietè” come ha fatto Amazon nel proprio sito?


    parigi_amazon-620x229   


    O con la formula di Twitter, Facebook e You Tube, che al di là della loro specifica e concreta utilità nel merito, si sono “vestiti” del tricolore transalpino e in alcuni casi hanno invitato i propri utenti, come nel caso di Facebook, a modificare la propria immagine del profilo con i colori di Francia, in segno di fattiva partecipazione e vicinanza alle vittime? Oppure?

  4. Ma poi per quale motivo, penso, un brand debba esprimere un segnale così forte ed importante solo ora? Eppure di attentati e azioni di terrorismo, sfortunatamente in questi ultimi anni e in particolare in quest’ultimo periodo ce ne sono stati parecchi ed in svariate parti del mondo. Dunque? Perché ora? Perché così in tanti e fin ora (quasi) il nulla?
  5. E’ possibile (è una provocazione forte ma serve per capire) che  il #JeSuisParis in generale e il resto della manifesta vicinanza dei brand e delle multinazionali all’indubbio terribile momento francesce, venga attivata solo perché effettivamente coinvolge, direttamente e/o indirettamente, proprio quella fetta di mondo (e di mercato) a cui gli stessi grandi marchi devono l’esistenza?
  6. E’ anche possibile che “l’occidentale vicinanza” degli avvenimenti abbia mosso le “coscienze markettare” delle multinazionali solo venerdì scorso…ma allora perché non studiare qualche cosa di umanamente ed universalmente solidale anche a favore del Libano, che di recente ha subito un grave attacco terroristico, senza dimenticare la tragedia dell’aereo carico di passeggeri russi disintegratosi nei pressi del Sinai per le stesse finalità criminali?
  7. Perché non una visione di solidarietà seppur ritardataria, però giusta, diffusa e (magari) d’ora in avanti (con la speranza che non ce ne sia bisogno) puntuale e valida per tutti i popoli, nazioni e persone vittime di questo tipo di gravi soprusi, indipendentemente dalla collocazione geografica?
  8. E poi. Su cosa il grande e notorio marchio dovrebbe prendere posizione d’ora in avanti  e su cosa no?

Ecco gli interrogativi che mi sarei posto prima di postare bandiere, candele o fiocchi neri e su cui vi chiedo, cari amici markettari e responsabili marketing o di social media team, di riflettere e dirmi la vostra.

Voi (davvero) che avreste fatto?

Prima di rispondermi vi pregherei di guardare il video qui sotto, poiché è possibile che riflettiate (e mi capiate) un po’ meglio.

Ovviamente Crozza parla con una visione ben più allargata e approfondita che oltrepassa l’orticello della mera comunicazione, del marketing e dell’immagine!

Nel mio piccolo, anche se in clamoroso e colpevole ritardo, intanto pubblico qui di seguito la mia “immagine” che per un po’, in piena solidarietà con molti (non tutti ahimè), sarà la seguente…non costituirà la soluzione a tutti i mali e forse non ne sentivate la mancanza ma tant’è.

Spero in ogni caso che perdonerete la lentezza nella reattività, ma Kontagio, costituita solamente di “piccoli pezzi” di umano lavoro, al momento non rappresenta né un grande brand, né una consolidata multinazionale, anche se ha tutte le carte in regola per diventarlo…o almeno così mi piace pensare.

Dalle persone alle persone…sempre anche e soprattutto ora.

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#jesuishumaine

 

 

 

Il librone interattivo (o come è stato simpaticamente ribattezzato Book-o) è una nuova soluzione di comunicazione editoriale pensata da Kontagio per una casa editrice marchigiana.
Si tratta di una installazione in cui poter far fare un’esperienza interattiva e fortemente impattante sui potenziali utenti e lettori.
Internamente all’installazione-libro è possibile ricreare infatti parti della storia (o delle storie) di cui tratta il volume oggetto di lancio, sia scritte sulle pareti che attraverso l’aiuto di supporti digitali come Tablet, Smartphone o Smart-TV in cui poter caricare Book-trailer, App e giochi interattivi a seconda delle peculiarità del prodotto.

Oltre alla realizzazione delle installazioni, tutti i contenuti multimediali, costituiscono il pacchetto di comunicazione integrata che Kontagio può offrire direttamente ai propri clienti nel mondo dell’editoria e dintorni, per aiutarli ad affrontare il lancio di nuovi titoli e nuovi autori, col maggior coinvolgimento possibile delle persone, alle quali sarà data l’opportunità di entrare fisicamente nei libri oggetto di lancio.

Ovviamente le declinazioni e le possibili applicazioni, di questa tipologia di azione di comunicazione non convenzionale, possono essere le più svariate possibili, con tutto ciò che questo comporta in fatto di originalità ed efficacia.

Il pacchetto promozionale per l’editoria è stato sperimentato con profitto sia all’interno di librerie, che di centri commerciali, oltre che nelle fiere di settore.

Il book-o nel centro commerciale

Per saperne di più potete contattarmi o scrivermi un’e-mail.

 

 
 

 

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