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Per il progetto degli acchiappacibo o Foodbusters, è stato realizzato il sito web dell’organizzazione che si occupa del recupero alimenti di qualità.

La scelta più corretta per la realizzazione del web site in questo caso è ricaduta nella realizzazione di un sito “statico” per ragioni riguardanti la tipologia peculiare dell’attività.

Infatti data la caratteristica tipica di una startup, abbiamo optato per una tipologia di sito Internet che sia nell’impostazione grafica, ma soprattutto in quella tecnica e progettuale, consentirà: sia ai ragazzi acchiappacibo che a noi di poter gestire e assecondare senza alcun tipo di vincolo tecnico-grafico, tutti i normali e giusti cambiamenti e/o evoluzioni, che inevitabilmente si presenteranno in questa fase di lancio della nuova realtà operativa.

Niente template fisso quindi, nessun adattamento a qualche cosa di definito, per poterci permettere qualunque tipo di arricchimento e adattamento a future sezioni o necessità.

Nessun cms quindi o parte dinamica per ora, solo un sito che nella propria semplicità sia in grado di crescere con chi “rappresenta”.

I contenuti relativi alla vita e alle esperienze quotidiane dei Foodbusters in questa fase preferiamo gestirli e lasciarli circoscritti all’ambito dei rispettivi social network.

Il tempo di un sito dinamico e quindi di seguire una strada più o meno definita verrà sicuramente, un periodo in cui le idee si saranno definite e consolidate e per cui varrà la pena trasformare questo web site, in una struttura dinamica anche se comunque circoscritta a logiche e finalità sostanzialmente definite nella loro essenza.

Sito Foodbusters.it

In questa fase la startup Foodbusters è talmente “liquida” tale da consigliare un atteggiamento di approccio al mondo web come quello descritto.

Per questo è stato allestito un sito statico con grandissime potenzialità di sviluppo e crescita, seppur in una logica grafica e di navigabilità di partenza di assoluto interesse ed appeal…non è forse così? 😉

Lasciate i vostri commenti…e per le vostre eccedenze alimentari sapete già a chi dovete far riferimento.

 

Pokémon Go a parte, di sicuro non sarà la prima volta che leggete di realtà aumentata, considerata una fra le più importanti frontiere per la comunicazione e il business per le aziende e non solo.

In questo post vorrei parlarvi di alcuni possibili utili applicazioni della realtà aumentata a beneficio delle vostre attività imprenditoriali.

Anzitutto credo sia opportuno fare una doverosa premessa, che consiste nello sgomberare il campo da tutto ciò che non ha nulla a che fare con quanto sto per illustrarvi.

1.La realtà aumentata non è da confondere con la realtà virtuale

Si tratta infatti di due approcci differenti alla fruizione e all’interazione con i contenuti, differenziandosi altresì per il tipo di tecnologia tirata in ballo.

Sebbene entrambe siano basate sulla visualizzazione di informazioni nel campo visivo, presentano una sostanziale differenza: la prima sovrappone immagini e testi a ciò che l’utente vede, senza oscurarlo del tutto, mentre la seconda annulla per intero ciò che si trova nell’ambiente reale, dando la sensazione di trovarsi in un altro luogo, completamente ricreato attorno agli occhi di chi lo osserva.

2. La realtà aumentata di cui tratto in questo post, risulta molto utile per i vostri progetti di comunicazione e di informazione e non ha bisogno di alcun tipo di supporto come ad esempio Google Glass o Microsoft HoloLens etc

Piuttosto l’applicazione di cui tratto funziona semplicemente con uno smartphone ed una normalissima connessione ad Internet, così da offrire, praticamente a chiunque, la possibilità di utilizzare questa interessantissima opportunità.

Quindi

Specificando che non voglio insegnarvi a giocare a Pokémon Go come avrete capito, anche perché non saprei da dove iniziare, ritengo che vi sia solamente utile sapere che per realtà Aumentata (Augmented Reality o AR) intendo: la rappresentazione di una realtà alterata in cui, alla normale realtà percepita attraverso i nostri sensi, vengono sovrapposte informazioni sensoriali artificiali/virtuali, in questo caso, attraverso l’uso di un’App scaricabile gratuitamente sia da tablet che da smartphone e consultabile con questi stessi device.

Qui di seguito alcuni esempi concreti di come poter sfruttare sostanzialmente l’applicazione.

  • Si possono creare delle campagne di comunicazione “augmented advertising”.

Gli utenti, in questo caso, potranno così visualizzare delle informazioni pubblicitarie puntando il proprio dispositivo mobile su vetrine di negozi, su manifesti affissi in giro per la città, su un giornale e comunque ovunque ci venga in mente di fare pubblicità in modo alternativo e più coinvolgente.

Ad esempio

E ancora con la realtà aumentata

  • E’ possibile realizzare strumenti “below the line” come cataloghi, brochure, pieghevoli etc sovrapponendo alle immagini dei prodotti/servizi, tutta una serie di informazioni aggiuntive e multimediali rese disponibili da dispositivi in nostro possesso come video, animazioni etc
  • Riesco a realizzare manuali tecnici di istruzioni, posa e montaggio in grado di guidare passo passo l’operatore, con tutto ciò che questo significa in termini di efficienza, ma anche di risparmio di tempo e denaro per le aziende. (Poiché un conto è il rimando da un’immagine ad un video caricato su You Tube che può non essere direttamente collegato a quel tipo di problematica specifica, ed un altro sarà far partire l’istruzione animata proprio nel passaggio specifico in cui, nella stessa immagine, si cerca l’informazione).
  • Si può progettare un package narrante: a partire dal mondo del food in cui etichette e confezioni sarebbero in grado di raccontare la storia e la qualità dei contenuti, fino ad arrivare a qualunque altro tipi di imballaggio per qualunque tipologia di prodotto, in cui la “confezione” diventerebbe un incredibile strumento d’informazione, di coinvolgimento e perché no anche e soprattutto di marketing.

E se per ordinare un prodotto simile a quello acquistato, per fare il primo esempio di business applicato a questa soluzione che mi viene in mente, bastasse inquadrare il pack con il nostro smartphone?

Spero di riuscire a trasmettervi l’idea del livello di efficacia di eventuali progetti di comunicazione pensati e realizzati con questa “modalità”.

Comunque…

possibilità, progetti ed idee a parte, a questo punto ci tengo a raccontarvi cosa posso fare io per voi in merito a questa applicazione, che ho integrato ai miei servizi e che non faccio fatica ad immaginare come fondamentale, nella normale pianificazione delle attività promozionali ed informative aziendali.

  1. Grazie alla possibilità di realizzare contenuti di ogni genere, dal catalogo, alla campagna adv, dalle animazioni 3D ai video, dal packaging al web, sono in grado di studiare, realizzare e fornire il servizio di realtà aumentata dall’inizio alla fine.
  2. Ogni contenuto di realtà aumentata che fornisco è completo di un comando di rimando ad un link web a scelta, così che l’utente possa essere indirizzato verso una pagina web di riferimento, per qualunque tipo di info aggiuntive
  3. La realtà aumentata viene fornita funzionante attraverso un’App generica scaricabile sia su Google Play che su App Store. Oppure può essere inserita, assieme ad altri contenuti del medesimo tipo, in un’App dedicata all’azienda o al progetto specifico.
  4. Per attivare il marker, che metterà in funzione l’Augmented Reality, è necessaria una connessione ad Internet almeno per la prima volta che ogni immagine verrà collegata e gestita con il rispettivo marker. Una volta utilizzato, il contenuto, potrà essere fruito dal medesimo device anche off line.
  5. Si potrà usufruire della realtà aumentata inquadrando l’immagine riprodotta in qualunque supporto cartaceo, (stampato anche con le comunissime stampanti di casa), oltre che digitale e di qualunque dimensione, a patto che sia inquadrabile dalla cam del nostro device.

Vi invito fin da subito a seguire le seguenti istruzioni per provare direttamente un esempio di realtà aumentata seguendo alcuni semplici passaggi.

  1. Aprite App Store o Google Play a seconda del sistema in uso e cercate Fidelity RA
  2. Una volta trovata l’App, scaricatela ed installatela sul vostro device.                                     Sappiate che si tratta di un’applicazione completamente gratuitawork_erlogo
  3. Sempre con il device collegato ad Internet, aprite l’App, scorrete tutte le finestre di spiegazione di funzionamento della stessa, fino ad arrivare a “fare tap” su “accedi” che servirà per attivare dopo qualche secondo la cam
  4. Inquadrate l’immagine sottostante direttamente da questo sito, oppure scaricatela e stampatela anche in bassa risoluzione/qualità con una normale stampante a getto di inchiostro, e, dopo averla inquadrata con la medesima cam attendente il caricamento del contenuto fino alla comparsa del flag blu.
  5. Godetevi lo spettacolo e immaginate a quante cose si potrebbero “agganciare” alle immagini dei vostri prodotti/servizi.
  • Un tutorial su un libretto di istruzioni?
  • L’animazione per la copertina del vostro prossimo libro?
  • L’etichetta di un buon vino?
  • La confezione di un frullatore?
  • L’imballaggio di un semilavorato?
  • Una nuova campagna affissioni interattiva e virale? O cos’altro?

A noi la scelta!

Io intanto vi mostro come funziona l’esempio di cui sopra, nel video tutorial che trovate qui di seguito.

L’invito è quello di provare a “giocare” con quanto vi ho appena mostrato.

A questo punto, provate ad immaginare cosa potremmo fare assieme con questa straordinaria opportunità che oggi ci mette a disposizione la tecnologia.

Scrivetemi o chiamatemi se vorrete saperne di più.

Io ho lanciato la mia sfera…ehm sfida.

Vediamo se invece che catturare Pokémon riusciamo a prendere (coinvolgere) qualche cliente in più, che ne dite?

Go!!! 😉

 

Iniziare un lavoro nell’ambito della comunicazione e del marketing è sempre entusiasmante per chi ama questo lavoro, lo è ancora di più quando si inizia un progetto del tutto nuovo e spesso “inesplorato”.

La soddisfazione più grande tuttavia, consiste nell’adoperarsi per contribuire al successo di un’attività del tutto nuova sia essa una start-up, il marchio di una nuova azienda o un importante “contenitore” di novità esclusive.

In questo caso m’è capitato una cosa ancora più stimolante (non me se ne voglia), ossia la necessità di dare un volto ed un’immagine nuova ad una realtà di per sé innovativa, in un ambito indubbiamente tutto ancora da scoprire.

Si è trattato di dare forma ed appeal ad una realtà che si posiziona, nell’ottica dell’impresa sociale, nell’ambito del recupero delle eccedenze alimentari.

Il I compito è stato quello di trovare una denominazione valida, credibile oltre che “posizionante” agli occhi delle persone, la stessa denominazione che oltre allo spirito e all’ambito ho pensato dovesse servire come utile fonte della comunicazione presente e futura dell’attività.

Un nome che racconti di cosa e per chi è stata pensata “questa scommessa” fatta di persone, le quali, con tantissimo entusiasmo, costituiranno non una mera o classica start-up, ma la più grande ed innovativa community di recupero cibo d’Italia.

Foodbusters, (gli acchiappacibo, in qualità di pay off), è stata la soluzione.

In questo modo non è nata solo una start-up, ma una vera e propria idea di community, fatta di piccoli e grandi eroi moderni, ma soprattutto di persone che, a vario titolo e su fronti diversi, seppur tutti collegati fra loro, pensano che un mondo più equo e solidale è veramente possibile.

Al nome ha fatto seguito il logo che ha sostituito, al noto fantasma del logo dei Ghostbusters a cui non ho potuto non pensare in questo caso, una simpatica e simbolica riproduzione di un contenitore di rifiuti alimentari.

progettazione-logo-foodbusters

Poi ho realizzato il pieghevole di presentazione pensando a tutta la sezione copy e grafica fino alla stampa, con l’intento di realizzare uno strumento che aiutasse gli utenti a comprendere nel dettaglio il valore di un progetto così innovativo qual’è quello degli “Acchiappacibo”.

Progettazione pieghevole a 3 ante

La strategia web Foodbusters che seguirà a breve e che avrà il compito di diffondere il più possibile la conoscenza del progetto è stata già tutta definita da Kontagio.

Per il momento, in questa primissima fase operativa, da qualche giorno è stata pubblicata la nuova pagina Facebook e una pagina di coming soon in vista della messa on line del nuovo sito web.

Tutto ciò affinché vi sia da subito la percezione chiara e trasparente di chi siano e cosa facciano i Foodbusters…in bocca al lupo ragazzi!

La sfida è solo all’inizio.

Forza! 😉

NB Per la progettazione grafica del logo e del pieghevole oltre che delle grafiche per la pagina Facebook mi sono avvalso della preziosissima ed impagabile collaborazione di BNC comunicazione grafica che ha interpretato ottimamente tutte le indicazioni ricevute. Grande Barbara e grazie.

 

 

Sono davvero molti i servizi/prodotti che nel corso di questi anni sono riuscito ad offrire ai miei clienti, parecchi dei quali sono nati dalla fantasia e dalla necessità del momento o che hanno messo in moto la voglia di sviluppare qualche cosa di nuovo o semplicemente di… sperimentare.

In tutto quanto sopra ho sempre messo assieme delle risorse di tecnica, passione, intuizione, creatività, innovazione ed esperienza, che sapevo potessero comporre un risultato veramente utile per le necessità dei miei clienti.

Ed ecco che, per fare solo qualche esempio, sono nati: la prima griffe del mondo delle porte, il primo configuratore on line nel mondo dell’arredamento, il primo blog B2B che parla in I persona dando del tu agli utenti, un catalogo da sfogliare con gli occhiali 3D, una campagna advertising e un’immagine coordinata fondata su un vestito da sposa fatto di copriwc, una campagna 2.0 che ha portato un romanzo al debutto a posizionarsi primo in classifica per ben 10 mesi consecutivi, un’installazione gigante che ha mostrato durante il salone del libro di Torino quanto sia importante far entrare fisicamente i lettori dentro un romanzo e chissà per quanto potrei continuare.

Convenzionali o meno, stravaganti o più “lineari” in ogni caso sono stati tutti (quelli sopra) “prodotti di comunicazione”  che mi hanno consentito di crescere e di provare a raccontare con profitto, tutta o parte della storia dei miei clienti suddividendola quasi sempre ed idealmente a metà fra ciò che sono e ciò che sanno fare.

Quindi storie prima di tutto.

Storie prima di pensare ad un marchio, storie prima di pensare ad una campagna, storie per i video, per gli spot ed anche per i siti web e i canali social ma non solo.

Forse per questo ancora molti mi definiscono un po’ (non è mia) il cantastorie del marketing, uno che per prima cosa pensa ad unico comune denominatore, qualunque cosa faccia o sia invitato a fare in fatto di comunicazione aziendale, e cioè quello di pensare a raccontare le storie delle aziende dei propri clienti.

Il motivo per cui agisco in questo modo? E’ presto detto.

Attraverso la narrazione dei valori dei clienti si creano le condizioni affinché: quelle persone che troveranno quei valori così importanti, così affini a quello che loro veramente vogliono, arriveranno a voler dare spontaneamente, agli stessi clienti, dei soldi.

Per questo mi sforzo di far comprendere ai miei interlocutori che prima di dire “compra” ai propri referenti, immagino sia più importante catturare la loro attenzione dicendo “ascolta-leggi-guarda” questa (mia) storia.

Poi succede che oggi, tutto questo, oltre ad essere utile di per sé (perché siamo esseri attratti dalla storie e blablabla), diventa inoltre un fattore insostituibile anche per la caratteristica del modo di “fare marketing” contemporaneo mediante l’uso del web.

Per quanto mi riguarda immagino da sempre uno storytelling che possibilmente s’ispiri a ciò che di indiscutibilmente costituisce l’unicità di ogni azienda e di qualunque prodotto-servizio che essa realizza.

Ciò perché l’unicità e l’originalità costituiscono il motore principale dell’interesse di una proposta/azienda rispetto ad un’altra.

Peculiarità che spesso ritrovo proprio in chi fa parte dell’azienda, anche se non si tratta di una regola fissa.

Ad ogni modo visto che ho accennato all’insostituibilità dello storytelling poche righe innanzi, vorrei provare ad approfondirne il senso in poche parole.

In pratica mi riferisco al fatto che scrivere, filmare, fotografare e comunque comunicare il proprio racconto “aziendale” attraverso il web e i social, significa (volendo) anche adoperarsi affinché i contenuti prodotti, indipendentemente dalla loro natura (video-infografiche-immagini-testi-etc), riescano ad essere, oltre che riferimenti di sicuro interesse, anche tracce/stimolo per i motori di ricerca.

Quest’ultimi attraverso il miglioramento del ranking delle pagine del sito web aziendale, ad esempio, faranno in modo di contribuire a far rintracciare l’azienda o i prodotti-servizi che la stessa propone.

Fantastico no! Farsi trovare in Internet attraverso i propri racconti/storie più interessanti.

Ma è tutto così semplice?

Oddio si può anche tentare la fortuna, ma saper scrivere contenuti ottimizzati per i motori di ricerca, saper impostare storie che vendano e farlo lavorando sulla struttura di un sito, dopo aver analizzato sistematicamente il contesto, non è proprio cosa da poco e non a caso qualcuno chiama tutto ciò l’arte della SEO.

Ma che centra la SEO con lo storytelling mi chiederete?

La forza dello storytelling è quella di far sì che chi si imbatta in ciò che raccontiamo (se lo facciamo in maniera interessante), possa tornare, ricordarsi di noi condividere con colleghi, appassionati etc i nostri contenuti.

Lo storytelling è quindi la chiave che conduce al cuore dell’azienda, ma senza la SEO l’utente non la troverà mai.

Ecco perché ho messo assieme le due cose storytelling e SEO che qualcuno chiama già tecnica di “Seotelling”.

Capirete da soli perché sia così importante per cercare di aprire nuovi spiragli al content marketing delle aziende!!

Si chiama conquista dell’attenzione dell’utente la terra promessa della comunicazione contemporanea lo sapevate?

Conosco due modi per metterla in pratica.

  1. Fare mera pubblicità (on e off line)  nel senso più generale del termine, con tutto ciò che questo comporta
  2. Coinvolgere l’utente. Magari mediante la lettura/fruizione di qualche cosa di interessante.

Senza fare il tifo per nessuno dei due punti, che anzi, a mio avviso, dovrebbero lavorare in sinergia, è bene però dire che la pubblicità una volta terminata, passa e se ne va, mentre la creazione/pubblicazione on line di contenuti utili ed interessanti, oltre che “posizionanti” nei motori di ricerca (Seotelling), produrranno frutto nel medio-lungo periodo, poiché presenteranno contenuti interessanti nella forma e nel luogo in cui l’utente si aspetta di trovarli o intercettarli.

Ecco perché invece che limitarmi a pubblicizzare, racconto, ecco perché prima di pensare, ascolto, ecco perché prima di immaginare, rifletto ed ecco perché invece di targettizzare preferisco provare a coinvolgere “parlando”.

Un cantastorie nel 2016 lavora così.

Voi tenetene conto. 😉

Glückliches Kind hält eine leere Sprechblase vor seinen Mund

 

E’ on line il sito web Erahora, uno fra i più importanti centri media di Milano e che annovera fra i clienti più conosciuti, brand del calibro di Subaru Italia, Polti etc.

La realizzazione e la personalizzazione del nuovo sito web  sono state affidate a Kontagio, che ha avuto anche l’onore di diventare anche main partner della medesima azienda lombarda, come è possibile vedere anche dall’home page dello stesso web site in oggetto.

Kontagio, per giunta, seguirà anche lo sviluppo e l’evoluzione del blog, cercando di aiutare il centro media milanese a raccontare il proprio percorso professionale, con l’obiettivo di diventare uno dei punti di riferimento del proprio settore operativo.

Parallelamente Kontagio seguirà la parte dello sviluppo della SEO dello stesso sito, per fare in modo di posizionare “organicamente” al meglio i contenuti del centro media di Milano Erahora.

 

 

 

Facebook Live: cos’è, come funziona e a cosa serve.

15 aprile 2016 | di Diego Ciarloni

Dopo il felice esito dell’“esperimento” di Facebook Mentions, dove SOLO personaggi famosi, giornalisti e chi comunque avesse una pagina verificata (con la spunta blu) poteva lanciare video streaming per il proprio pubblico, Facebook, circa una settimana fa, si è detto pronto ad estendere la trasmissione video live per tutti.

In breve come funzionerà questa ennesima evoluzione di Facebook (live)?

1  attraverso la vostra applicazione Facebook per smartphone utilizzando il vostro profilo toccate su “A cosa stai pensando”
2 scegliete il vostro pubblico:
tutti,
amici,
liste (da voi create)
3  scrivete quindi una descrizione accattivante e/o ricollegatevi ai concetti che avevate espresso magari per invitare, precedentemente, il vostro pubblico a seguirvi
4  selezionate l’icona del video live (omino contornato da cerchi concentrici)
ed ecco apparirvi il conto alla rovescia di 3 secondi prima di essere in trasmissione dal vivo a tutti gli effetti.
Ricordate che la parte superiore dello schermo, mostra il viso di chi parla, mentre la parte inferiore notifica le “reazioni” delle persone che vi stanno seguendo.
5 a questo punto riceverete l’avviso che il video resterà sul vostro diario al termine della diretta.
Potrete modificarlo successivamente attraverso l’inserimento di una call to action, per esempio, che rimanda ad un vostro sito internet etc.
Ovviamente il post con il vostro video “registrato” potrà essere cancellato come qualunque altro post…se non lo farete, vorrà dire che il video rimarrà nella vostra timeline (a differenza di quelli di Periscope che al momento rimangono raggiungibili (fruibili) per non più di 24 ore).

Per la cronaca il tempo massimo della trasmissione su Facebook Live è di 30 minuti su Periscope invece la trasmissione, al momento, non sembra avere particolari limiti di tempo…tenetene conto.

Ma ritorniamo a Facebook live

6 –se avete realizzato un video per un pubblico ristretto e capite che potete allargare la cerchia degli utenti (seppur in differita) sappiate che potete farlo
A live in corso, fra l’altro, è bene che sappiate che sarà possibile:
1. interagire con il vostro pubblico
2. invitare, anche in corso d’opera, i vostri amici a seguire la diretta
3. presto, si mormora, si potranno aggiungere filtri, scritte etc, un po’ come nel caso di Snapchat
Come Periscope, su Facebook live, si potrà accedere ad una mappa dove, potrete scoprire i live degli utenti di Facebook da oltre 60 paesi nel mondo.
Oltre ai profili, l’applicazione Facebook Live è utilizzabile anche attraverso i gruppi e per gli eventi.
Nel I caso, questa applicazione, aiuterà le stesse persone del gruppo a partecipare ad iniziative etc con tutto ciò che questo significa. Ad esempio, vedere cosa sta succedendo in quel preciso momento nel relativo gruppo di amici, del lavoro, dello sport etc etc.
Per gli eventi, come ad esempio mi capita durante i back-stage teatrali, che già trasmetto con Periscope, si può rendere un evento più accattivante, o una conferenza stampa anche un momento di scambio interattivo oppure semplicemente un fatto fruibile, anche da chi non è potuto essere fisicamente presente.


E per le pagine?

Facebook-live è disponibile e funzionante già per tutti i device sia Apple che Android

In alternativa o in aggiunta  qui potete leggere il mio precedente post dove, fra le altre cose, troverete come si può trasmettere live anche usando le pagine Facebook passando per Periscope.

A cosa serve Facebook live?

Ok l‘impatto visuale conta tantissimo, l’immagine attrae più click di un testo, un video migliora ulteriormente l’interesse del pubblico e bla bla bla.
Ma vogliamo dire che con il miglioramento della tecnologia di trasmissione degli smartphone, etc il consumo e la condivisione dei video sono aumentati notevolmente e che la narrazione, d’ora in avanti, non potrà che essere sempre più orientata all’ hic et nunc?
Di conseguenza è bene tenerne conto se avete un’attività e volete farla conoscere, possibilmente assieme a chi ci mette la faccia, pardon ci lavora! 😉
Per quale ragione, secondo voi, dopo Twitter con Periscope, anche Facebook ha capito che il social live-streaming non può che rappresentare una naturale evoluzione della “comunicazione sociale” fra le persone?
A mio avviso è perché la fruizione da parte degli utenti, attraverso la trasmissione live, non è passiva e riferita comunque al passato (anche se molto prossimo), come già accade per i classici post, ma quest’ultimi possono re-agire ed inter-agire istantaneamente e ovunque nel mondo con chi seguono.
Il tempo e lo spazio per farla breve, nella comunicazione di questo tipo, si riduce a 0.
Abbiamo una vaga idea di che cosa possa voler dire sfruttare questa enorme opportunità?

Se a tutto ciò aggiungiamo che ai video Facebook live sarà data nuova visibilità all’interno del news feed Facebook come lo stesso social sottolinea qui.

Ora che sempre più persone guardano i Live video, stiamo considerando questo formato come nuovo – differente dai normali video – e stiamo riflettendo su come posizionarlo all’interno del News Feed. Inizieremo ad aggiornare il News Feed in modo che sarà più probabile che i Facebook Live video appaiano più in alto quando sono effettivamente in diretta, rispetto a quando non sono più live. Le persone guardano in media 3 volte di più i Facebook Live video quando sono effettivamente live rispetto a quando non lo sono più. Ciò perché sono molto più interessanti in quel momento.

Capiamo che siamo innanzi ad un ulteriore cambiamento del nostro modo di raccontare, di condividere e di interagire…in una parola di vivere.

 

 

Scrivere per volare è una nuova casa editrice che si affaccia al mercato proponendo le proprie soluzioni innovative sia in termini di servizio/sostegno ai nuovi autori, che nei confronti del’editoria in genere.

In particolare questa giovanissima, ma ambiziosissima casa editrice, in soli due anni è stata capace di piazzare, quasi per caso, una delle proprie primissime produzioni ai vertici delle classifiche degli ebook più scaricati in Italia.

E proprio in questo periodo è in procinto di sbarcare negli Stati Uniti d’America grazie all’opportunità di poter diffondere la propria produzione attraverso la collaborazione con una delle più importanti case di distribuzione al mondo.

Per questa realtà, di cui sono fiero di essere stato scelto come partner ufficiale, ho ideato, coordinato e realizzato il sito internet istituzionale.

Realizzazione website per casa editrice Scrivere per volare

In particolare ho curato la scelta del template, rigorosamente responsive per adattarsi perfettamente ad ogni tipo di navigazione sia essa fatta da computer, Smartphone e/o Tablet di qualunque dimensione e tipo, oltre che per mantenere i contenuti mobile friendly e cioè per far sì che siano rintracciabili dal motore di ricerca anche quando le medesime ricerche, vengano effettuate dall’utenza attraverso device mobile, che per la cronaca sono arrivate a circa il 65% del totale.

La personalizzazione del sito web l’ho pensata sulla base delle specifiche esigenze del cliente ed inoltre ho anche curato la stesura dei testi, la scelta delle immagini e della modalità di presentazione delle varie aree e sezioni, compresa quella del blog che rappresenterà la vera sfida editoriale per una realtà di questo tipo.

In questo modo ho centrato due obiettivi

  1. Quello di dare un’identità alla casa editrice che corrisponda al tipo di impostazione che la stessa ha voluto adottare
  2. Renderla talmente accattivante da suscitare l’interesse, fin da subito, di svariate realtà fra le più importanti nel mondo dell’editoria a tutto tondo.

In bocca al lupo Scrivere per volare e allacciamo le cinture…è ora di puntare in alto! 😉

Nuovo web site Scrivere per volare

 

 

 

Se l’ultima frontiera del social networking è stata individuata nella enorme potenzialità della diretta streaming, traguardo raggiunto nell’ordine di arrivo: da Periscope l’App di Twitter e subito dopo da Facebook mentions; credo valga la pena trattare l’argomento nel tentativo di cercare di capirne le differenze e a chi è destinato l’utilizzo dell’opportunità di trasmettere in diretta web.

Anzitutto cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.

 

Periscope è il servizio di trasmissione in diretta di Twitter che ognuno di noi può usare indipendentemente dal proprio status di Vip o “normal people” o ancora azienda.
Si attiva scaricando l’App, e ci si autentica utilizzando le proprie credenziali del profilo Twitter, dopo di che si può immediatamente iniziare a trasmettere attraverso il proprio smartphone.
Nonostante Periscope sia “figlio” di Twitter con il profilo di quest’ultimo non ha nulla in comune in fatto di Following e Follower che in questa declinazione “streaming” non è detto che coincidano.
Infatti non è detto che possiamo essere interessati alle trasmissioni di chi seguiamo su Twitter e non è affatto detto che, nonostante ai nostri follower compaiano i Tweet/avvisi delle nostre dirette, quest’ultimi diventino i nostri primi Periscope Follower.
Tuttavia questi ultimi possono comunque far parte del nostro pubblico a seconda di che cosa mostriamo, di come lo facciamo etc.
Ma è tutto qui il potenziale pubblico raggiungibile?
Gli utenti che possono guardare la nostra trasmissione, oltre a quelli appartenenti alla categoria appena citata sono quelli che magari possono imbattersi nella nostra trasmissione attirati dall’Hashtag che è possibile rintracciare sia in Twitter che in Periscope.
E comunque il bello di Periscope è che è possibile seguire la nostra diretta sia in App Periscope che sul web in un qualunque browser.
Basta fare in modo di far trovare il link!
Ecco perché magari facendo rimbalzare il Tweet, ad esempio nel nostro profilo o pagina Facebook, si possono coinvolgere inoltre parte dei nostri amici/follower/fan di Facebook etc.
Durante la trasmissione le persone che ci stanno seguendo possono fare commenti a cui si può rispondere anche verbalmente e possono anche toccare lo schermo per apprezzare quanto stiamo facendo/dicendo attraverso dei “cuori” che tanto assomiglia alla versione “mi piace” di Twitter.
L’idea alla base di Periscope è quella di essere in grado di mostrare al mondo quello che stiamo vedendo in tempo reale ossia la diretta.
Dopo la fine della trasmissione, il video rimarrà disponibile per la riproduzione da chiunque segua l’App o abbia il collegamento o ancora conosca il link, ma solo fino a 24 ore dopo la fine della trasmissione stessa.
Successivamente (ad oggi) il video si auto-cancellerà automaticamente per sempre ed irrimediabilmente.

Facebook Mentions

 

E’ il servizio di trasmissione in diretta esclusivamente dedicato ai vip o a pagine con centinaia di migliaia di fan al seguito.
Si scarica l’App e si può attivare solo sulle pagine verificate, ossia che in precedenza siano state certificate dallo stesso Facebook come autentiche di quel vip o personaggio famoso o, perché no, azienda essa stessa famosissima.
Al momento della diretta si può vedere la trasmissione via Facebook che viene notificata a tutti i fan (o quasi) nel momento in cui la stessa è avviata.
Gli utenti che seguono la diretta possono commentare in tempo reale la trasmissione, ma possono farlo anche successivamente alla trasmissione stessa, come nel caso di un normalissimo post di Facebook.
Infatti a differenza di Periscope la trasmissione viene salvata e mantenuta nel social network senza scadenze.
Lo stesso post inoltre può anche essere modificato, integrato con link e magari con informazioni aggiuntive citate durante la trasmissione stessa.

BIZ_logo_Kontagio

Considerazioni.

 

Sicuramente Facebook sarà arrivato al rilascio di “Mentions” con cognizione di causa e con un motivo importante per stabilire che l’utilizzo fosse dedicato esclusivamente a pagine certificate con un certo numero di migliaia di fan.

E comunque crediamo abbia effettivamente ragionato sul valore delle dirette dei cosiddetti influencer e/o vip.

Tuttavia, in questo modo, ha tagliato fuori dalla possibilità di utilizzo (non fruizione) la maggior parte degli utenti; a differenza di Periscope al quale non importa chi tu sia o quanto sia nutrito il tuo seguito.

Ma per quale motivo esiste questa specie di “discriminazione” Facebookiana?

Proviamo a immaginarne le ragioni

  1. Per consentire agli utenti di seguire le dirette dei propri “beniamini” che si presuppone siano di maggior interesse generale e qualità di contenuto trasmesso?
  2. Per tutelare gli stessi fan da inutili dirette di pagine Fake?
  3. Per evitare un sovraffollamento di dirette da parte di chiunque, con l’effetto di trasformare Facebook in una panacea di utenti in streaming con tutto ciò che questo ne comporta…considerando anche gli usi “poco ortodossi” che se ne possono fare?
  4. Per puntare ad aumentare i propri introiti: sia da parte di chi trasmette, poiché per cercare di arrivare a tutta e oltre la propria community, Facebook richiede di investire e sia da parte di chi potenzialmente potrà farlo in futuro? Non è difficile, infatti, immaginare che una grande azienda potrebbe investire (e non poco) per raggiungere un certo numero di centinaia di migliaia di fan per “potersi permettere” di raccontarsi anche in diretta.
  5. E poi? Aiutatami ad arricchire l’elenco…secondo voi ci sono altre ragioni che mi sfuggono?

Cosa mi piacerebbe accadesse all’enorme opportunità dello streaming

 

  1. Che Periscope mantenesse i video rintracciabili e visibili per sempre come fa Facebook Mentions
  2. Che Periscope certificasse i profili in modo da poterli cancellare/segnalare alle forze dell’ordine in caso di usi impropri.
  3. Che Facebook Mentions, nel tempo, si renda conto che  trasmettere on line potrà essere un’opportunità da estendere anche a pagine Facebook e/o profili certificati, non necessariamente appartenenti a vip o influencer con centinaia di migliaia di fan al seguito evitando inutili discriminazioni.

Secondo voi chiedo troppo? 😉

Cosa possiamo inventarci nel frattempo, per trasmettere in diretta, noi “normal people” o piccole e medie aziende/associazioni/organizzazioni etc?

 

  1. Aprire un collegamento Pericope.
  2. Iniziare a darne informazione al resto della community per creare un piccolo seguito “organico”.
  3. Collegare l’account Twitter che fa capo a Periscope alla vostra pagina Facebook (anche se non certificata) così da far visualizzare istantaneamente il Tweet della diretta anche su Facebook
  4. Programmare e comunicare per tempo la diretta sul vostro canale, comunicando dove direttamente sarà possibile rintracciare la trasmissione, magari aiutandovi anche con un evento Facebook.
  5. Trasmettere!

Ora c’è da dire che un Tweet sulla vostra pagina Facebook, da solo, non avrà la medesima capacità di “Mentions” di comparire nella wall o bacheca dei vostri fan, né avrà l’effetto di avvisare con una notifica la community Facebook, del fatto che in quel momento state andando in diretta…ecco il perché del suddetto punto 4.

Se siete Vip inutile dirvi che potete trasmettere su entrambe le piattaforme separatamente allo stesso tempo. Magari utilizzando questo.

In una strategia di social media marketing, “il social streaming” sarà sempre più importante per tantissimi utilizzi e lo sarà per tutti (vip e non) in nome della spontaneità, del real time e della possibilità di poter comunicare istantaneamente con chi ci interessa ed anche, indirettamente, con chi può avere i nostri stessi bisogni-interessi-necessità.

Che ne pensate?

 

 

Cosa rimane del ’15 ovvero buon natale e felice 2016

15 dicembre 2015 | di Diego Ciarloni

Il 2015 sta per concludersi lasciandoci qualche bel ricordo, momenti che rimarranno indelebili nella nostra memoria e nella storia dei nostri tempi.

In questo senso i social, seppur in parte, ci danno una mano a sintetizzare ed a conservare un po’ di quanto accaduto.

Facebook ad esempio “zippa” 365 giorni del ’15 in 2 minuti e lo fa così.

2015 Year in Review from Facebook on Vimeo.

You Tube, almeno per quello che riguarda lo stivale, dalla sua propone un rewind del 2015 attraverso una classifica dei video (ovviamente) fra i più cliccati e visti e (forse) tra i più apprezzati.

E lo fa (giustamente) suddividendo la classifica in 2 categorie (video musicali e non) che potete vedere per intero cliccando qui.

Il video più visto e che per la cronaca fa parte della classifica dei (non musicali) nonostante, ironia della suddivisione, lo sia, è il video della ormai stra-famosissima “Learn to Fly” suonato a cesena da 1000 fan dei Foo Fighters.

Video che avrete visto e rivisto e che voglio dedicarvi per queste prossime festività (nonostante non vi sia nulla di natalizio in esso anzi); sia perché penso possa essere di buon auspicio – quello dell’imparare a volare – ed anche perché a mio modo di vedere “farlo” in tanti e tutti assieme, come hanno fatto in romagna, potrebbe rappresentare un ottimo esercizio per provare ad arrivare dove apparentemente ci sembra impossibile.

Buon Natale e felice 2016! 😉

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E’ quasi passata una settimana dagli attacchi a Parigi, gli stessi che hanno scosso buona parte dell’occidente e che inevitabilmente hanno avuto ricadute sulla nostra quotidianità.

Per quello che riguarda le “reazioni” del mondo della comunicazione, dei social network etc ho passato del tempo ad interrogarmi su ciò che stava accadendo e che non mi ha affatto lasciato indifferente.

Prima di addentrarmi nello specifico nel discorso, credo sia opportuno specificare che ciò di cui tratterò non ha nulla a che fare con l’atteggiamento e le reazioni delle persone, sui recenti accadimenti, ma piuttosto mi interessa orientare l’attenzione sulle reazioni di alcune grandi aziende e di alcuni fra i più importanti social network in relazione a quanto avvenuto.

In particolare proprio su quanto appena detto, il post del sito di Ninja Marketing (che vi invito a leggere) dal titolo: “I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi”, mi ha molto colpito in relazione alle realtà che hanno deciso di “re-agire” ai noti fatti accaduti nella capitale francese.

Dopo aver letto il post su indicato e dopo aver fatto un po’ di ricerca in rete, sono stato letteralmente assalito dalle domande che ho piacere e desiderio di condividere con voi, con l’intento, di provare a cercare assieme non tanto delle risposte certe, ma più delle considerazioni sul vero ruolo che può e deve giocare la comunicazione aziendale in questi casi.

La prima e forse l’unica domanda (piena zeppa di sotto-interrogativi) che mi e vi rivolgo è la seguente.

Cosa avrei (avreste) fatto se fossi (foste) stato/(i) nel team marketing e manageriale di Ikea, di Amazon o dei vari Facebook, Twitter e You Tube dopo quanto accaduto?

Posta in questi termini la questione mi metterebbe in grossa difficoltà…non so a voi.

Di sicuro prima di agire, in un modo o nell’altro, avrei sottoposto (come forse anche i colleghi avranno fatto) me e il mio team o la mia agenzia, ad una serie di sotto-quesiti e valutazioni molto complesse e delicate.

  1. Fermo restando che stiamo considerando il comportamento di grandi aziende, importanti realtà e relativi noti brand, che non possono rimanere indifferenti su quanto accade nel mondo, poiché essi stessi ne contribuiscono a creare l’identità, è giusto prendere e manifestare una posizione in merito alle recenti stragi?
  2. Sarebbero potuti rimanere “indifferenti”, i grandi marchi, a ciò che si è verificato? A quale prezzo? Avremmo davvero sentito una grave mancanza se al posto di bandiere, slogan etc, ci fosse stato solo silenzio?
  3. E in che modo è giusto che un marchio forte e riconosciuto dia un segnale in relazione al recente crimine? Con un semplice post come ha fatto Coca cola Francia,                                                                                                                Untitled-1

    o  con la bandiera + tanto di “Solidarietè” come ha fatto Amazon nel proprio sito?


    parigi_amazon-620x229   


    O con la formula di Twitter, Facebook e You Tube, che al di là della loro specifica e concreta utilità nel merito, si sono “vestiti” del tricolore transalpino e in alcuni casi hanno invitato i propri utenti, come nel caso di Facebook, a modificare la propria immagine del profilo con i colori di Francia, in segno di fattiva partecipazione e vicinanza alle vittime? Oppure?

  4. Ma poi per quale motivo, penso, un brand debba esprimere un segnale così forte ed importante solo ora? Eppure di attentati e azioni di terrorismo, sfortunatamente in questi ultimi anni e in particolare in quest’ultimo periodo ce ne sono stati parecchi ed in svariate parti del mondo. Dunque? Perché ora? Perché così in tanti e fin ora (quasi) il nulla?
  5. E’ possibile (è una provocazione forte ma serve per capire) che  il #JeSuisParis in generale e il resto della manifesta vicinanza dei brand e delle multinazionali all’indubbio terribile momento francesce, venga attivata solo perché effettivamente coinvolge, direttamente e/o indirettamente, proprio quella fetta di mondo (e di mercato) a cui gli stessi grandi marchi devono l’esistenza?
  6. E’ anche possibile che “l’occidentale vicinanza” degli avvenimenti abbia mosso le “coscienze markettare” delle multinazionali solo venerdì scorso…ma allora perché non studiare qualche cosa di umanamente ed universalmente solidale anche a favore del Libano, che di recente ha subito un grave attacco terroristico, senza dimenticare la tragedia dell’aereo carico di passeggeri russi disintegratosi nei pressi del Sinai per le stesse finalità criminali?
  7. Perché non una visione di solidarietà seppur ritardataria, però giusta, diffusa e (magari) d’ora in avanti (con la speranza che non ce ne sia bisogno) puntuale e valida per tutti i popoli, nazioni e persone vittime di questo tipo di gravi soprusi, indipendentemente dalla collocazione geografica?
  8. E poi. Su cosa il grande e notorio marchio dovrebbe prendere posizione d’ora in avanti  e su cosa no?

Ecco gli interrogativi che mi sarei posto prima di postare bandiere, candele o fiocchi neri e su cui vi chiedo, cari amici markettari e responsabili marketing o di social media team, di riflettere e dirmi la vostra.

Voi (davvero) che avreste fatto?

Prima di rispondermi vi pregherei di guardare il video qui sotto, poiché è possibile che riflettiate (e mi capiate) un po’ meglio.

Ovviamente Crozza parla con una visione ben più allargata e approfondita che oltrepassa l’orticello della mera comunicazione, del marketing e dell’immagine!

Nel mio piccolo, anche se in clamoroso e colpevole ritardo, intanto pubblico qui di seguito la mia “immagine” che per un po’, in piena solidarietà con molti (non tutti ahimè), sarà la seguente…non costituirà la soluzione a tutti i mali e forse non ne sentivate la mancanza ma tant’è.

Spero in ogni caso che perdonerete la lentezza nella reattività, ma Kontagio, costituita solamente di “piccoli pezzi” di umano lavoro, al momento non rappresenta né un grande brand, né una consolidata multinazionale, anche se ha tutte le carte in regola per diventarlo…o almeno così mi piace pensare.

Dalle persone alle persone…sempre anche e soprattutto ora.

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