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Di comunicazione e marketing virale in questo periodo si parla spesso.

A partire da chi pensa sia la soluzione marketing e commerciale a tutte le difficoltà, a chi crede che la viralità di una campagna sia possibile per qualunque azienda e per qualunque tipo di prodotto o servizio, per finire, per così dire, a chi è sicuro che la comunicazione virale sia una forma di pubblicità a basso costo che chissà per quale oscura forza è capace di diffondersi in Internet come fa un virus fra le persone, contagiando e lobotomizzando chiunque vi entri in contatto, al fine di orientarle all’acquisto dei prodotti o servizi oggetto di campagna.

Al di là del fatto che mi sono permesso di fare affermazioni volutamente “discutibili” e precisando che non ho intenzione di parlare in questo post di tecniche di marketing e di comunicazione virale “convenzionali”, mi va di parlare di un’esperienza all’aeroporto delle Marche che ritengo significativa pensando a come alcune potenziali pratiche di marketing virale “naturale” e  a costo zero non vengano ahimè, diciamo così, sfruttate in pieno.

In breve i fatti.

Qualche giorno or sono, mi sono trovato in aeroporto per girare 5/6 secondi di un video corporate per un mio cliente e con stupore ho scoperto che per questo tipo di attività, indipendentemente dal fatto che si giri il remake di Ben-Hur con un cast da colossal o una clip aziendale con una persona + operatore:

  1. E’ necessario chiedere l’autorizzazione scritta
  2. Che la suddetta autorizzazione è a pagamento
  3. Che l’oggetto del punto 1 ha bisogno di un iter burocratico di circa 10 giorni per dare il suo responso.

Ci tengo a puntualizzare che nel mio caso il personale dell’aeroporto s’è dimostrato all’altezza delle circostanze ed in breve, dopo aver allertato tutti coloro che andavano avvisati da procedura, mi hanno concesso di girare in seduta stante i miei 5 secondi di video senza colpo ferire.

Oltre a ringraziarli per il buon senso, tuttavia mi permetto di dire la mia sull’iter e su una politica che regola il permesso a realizzare dei contenuti video professionali, per come la vedo io, che  invece di “tutelare” un’area importante e strategica come quella dell’aeroporto, paradossalmente la penalizza fortemente.

Sia chiaro che non sto parlando dell’autorizzazione a filmare zone sensibili dello scalo, dove sarebbe giustificata la necessità di regolamentare e monitorare attività di diffusione dell’immagine, ma mi riferisco alla parte del terminal che è vissuto quotidianamente da centinaia di persone.

In particolare mi va di soffermarmi su quell’area dell’aeroporto delle Marche (la quasi totalità) dove chiunque, munito di smartphone e collegamento ad Internet ed ai social network, magari di ritorno da una vacanza,  può postare un video della sua esperienza in loco, liberamente e senza che niente e nessuno glielo possa vietare…. anche perché da nessuna parte (e ci mancherebbe) si trovano segnali che vietano simili attività.

Personalmente (disposizioni Enav a parte che prendo per buone e  su cui credo si possa discutere) al fine di dare una visibilità potenzialmente planetaria allo scalo delle Marche, soprattutto in un momento dove si pensa alla realtà marchigiana come esclusivo riferimento merci e dove tutto il tessuto imprenditoriale vive da anni una situazione di complessivo stallo,  immagino che un’attività virale a costo zero avrebbe di sicuro la forza per mettere in moto un volano virtuoso a vantaggio dell’aeroporto marchigiano. E aggiungo, perché no, anche del tessuto imprenditoriale che vi insiste.

In che modo?

Con il marketing virale “naturale” , che non necessita,  per essere attuato, della più grande fra le agenzie di comunicazione delle Marche o del mondo!

E udite udite… a 0 euro!

Per come la vedo io, infatti, basterebbe adottare alcune semplici regole che nell’immediato frutterebbero un po’ meno ma che nel lungo periodo risulterebbero molto più “interessanti”.

Provo ad elencare qui di seguito le regole del “marketing virale naturale” applicato a questo caso.

Comincio col dire che oggi per realizzare un video aziendale, come ho già scritto, è necessaria un’autorizzazione che presuppone il pagamento di una quota per il permesso.

Suggerisco di continuare nella pratica di ottenere l’autorizzazione  (magari più rapida e snella), senza far leva però sulla richiesta di un compenso o di una pubblicità in qualità di rimborso.

Obbligherei tuttavia le aziende “ospiti” ad indicarmi i canali di pubblicazione e/o diffusione dei propri contenuti video, al fine di “monitorarne” l’eventuale propagazione e, perché no, valuterei la possibilità di inserire una clausola di autorizzazione al cedimento dei diritti ad usufruire delle immagini di ogni video girato, in tutto o in parte, in aeroporto, qualora risultassero utili agli scopi promozionali dello scalo.

Suggerisco a tal proposito di far aprire un canale You Tube o Vimeo etc., dove condividere/caricare tutti i video aziendali girati in loco o comunque quelli ritenuti “migliori”.

Tutto qui?

E il marketing virale?

Presto detto!

1 Le aziende (e non solo) sarebbero incentivate e non frenate dall’idea di girare in aeroporto.

2 Ogni azienda o realtà, attraverso i propri canali di diffusione (on e off line), oltre al contenuto corporate o di prodotto diffonderà anche le immagini delle location.

3 La diffusione delle immagini dello scalo farà suscitare più interesse da parte di altre aziende e delle rispettive comunità.

4 Il monitoring della diffusione dei video potrebbe essere accompagnato da azioni di investimento in comunicazione ancora più  mirate, o in partnership con le iniziative maggiormente in linea con gli obiettivi di Aerdorica.

5  Evitare “la tassa” per il permesso a girare in aeroporto per quest’ultimo avrebbe un ritorno maggiore e si potrebbe mettere in moto il famoso circolo virtuoso per le aziende marchigiane, che potrebbero vedere nello scalo dorico non solo un mero punto di partenza verso l’estero, ma un vero e proprio partner strategico per competere nel mercato globale con più forza!

Quanto farebbe bene questa pratica, naturalmente virale, all’economia locale?

Inoltre Aerdorica potrebbe attingere ad ore ed ore di ‘girato’ per realizzare delle proprie clip a costi quasi inesistenti e ottimizzare il proprio budget di spesa in marketing e comunicazione.

Con questo mini volano, il Sanzio potrebbe presentarsi in Regione Marche e agli enti nazionali con una marcia in più, per evitare il possibile declassamento a terminal cargo, ma anzi in questo modo testimonierebbe inequivocabilmente il ruolo fondamentale che l’aeroporto di Falconara ricopre per il territorio e per l’economia della regione in cui insiste.

Per fare viral marketing nel vero senso della parola ovviamente ci vuole ben altro. Ciò di cui ho parlato, infatti, segue un’altra logica di approccio, anche se la finalità della diffusione “senza controllo” d’immagine rimane la stessa.

Sono più che certo che l’eco non avrebbe davvero confini, con tutto ciò che ne comporta in termini di “ritorno” diretto ed indiretto…

Il risultato?

Io me lo immagino, ma lascio ai poster dell’aeroporto.. pardon, ai posteri l’ardua sentenza! 😉

Voi che ne pensate?

E’ una follia o una strada su cui varrebbe la pena riflettere e lavorare?

Certo che mi piacerebbe vedere una cosa, come nel video qui di seguito, a “casa mia” soprattutto perché saprei come e in che modo realizzarla…ma questa è un’altra storia! 😉

 

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