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Mi sono sposato un po’ troppo presto!

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2 febbraio 2012 | di Diego Ciarloni

Il 2011 è stato un anno rivoluzionario per i film di matrimonio firmati Daniele Donati che, con il suo format Wedding Cinema 7D e le sue produzioni “made in Italy”, ha creato lo scompiglio generale suscitando stupore e desiderio nei fruitori dei suoi lavori.

Produzioni che oggi raggiungono il livello di qualità e professionalità dello standard mondiale.
Ho piacere di spendere due parole per elogiare il suo lavoro perché lo ritengo un serio ed ottimo professionista (alla faccia della segnalazione su Linkedin), più di un semplice partner di lavoro, che nel suo campo propone soluzioni innovative e stimolanti e credo che le sue capacità unite alla mia attività potranno produrre effetti molto interessanti nel panorama delle produzioni video, fornendo al cliente un prodotto difficilmente eguagliabile.
Daniele concentra il suo lavoro più di ogni altra cosa sul fatidico momento del sì; io da parte mia sono al lavoro per pensare di prendere a prestito la tecnica e servirmene per i miei scopi “kontagiosi”, a favore di quei clienti che desiderano una comunicazione che prima ancora di vendere susciti un’emozione… magari la stessa che spinge poi, ognuno di noi, a condividere il contenuto (caratterizzato dal cosiddetto viral DNA) attraverso i social network, blog, etc.
Premetto che oggi la qualità delle immagini (pari alla pellicola 35 mm.), i movimenti di macchina tipici del cinema e la grande capacità tecnica di regia e montaggio, hanno trasformato gli oramai obsoleti “filmini del matrimonio” in vere e proprie produzioni cinematografiche.
Eppure non è una novità assoluta, dato che in buona parte del resto del Mondo (dagli USA all’ Inghilterra e persino in Grecia, Turchia e Pakistan!!!) questa tipologia di film è considerata ‘prodotto normale’ ormai da un paio d’anni… come si spiega?

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Durante questo periodo di “riposo”, fra una passeggiata e una partita a carte fra amici e parenti, mi è capitato spesso di dover far fronte all’immancabile quesito posto dai familiari che si incontrano di rado o dalle nuove conoscenze.

Confesso che non è stato facile dare una risposta.

E allora ho deciso di scrivere questo post con l’obiettivo di fare la cronaca di come ho provato a spiegarlo con successo ad una zia.

Ho esordito così a bruciapelo: “integro media digitali con quelli tradizionali e i canali on line con quelli broadcast”.

La immaginate la faccia della malcapitata zia, che poi non è tanto diversa da quella di un ipotetico cliente dopo una frase del genere?

Quindi  ho provato a recuperare-semplificare dicendo che aiuto le imprese a FARE MARKETING  cercando di guidarle ad investire le proprie risorse su:

1 la realizzazione e la definizione dei propri strumenti di comunicazione (siti internet-cataloghi etc)

2 la conquista di una propria identità e buona reputazione (nei social network e nei siti influenti)

3 l’acquisto di spazi “più o meno pubblicitari” in internet e nei giornali, in tv, etc.

Non ci crederete ma detta così non solo sono riuscito a far capire alla zia cosa facessi, seppur per sommi capi, ma con mio stupore ho contribuito a stimolare la sua curiosità.

Del tipo mi ha incalzato dicendo: “Un’azienda ti paga per gestire ciò che è già suo”?

E io li a spiegare che per prima cosa mi occupo di ciò che l’azienda ha o dovrebbe avere per raggiungere i propri obiettivi di comunicazione  e che la seguo a seconda delle esigenze nella progettazione e realizzazione del “proprio” materiale sia esso fatto di carta che digitale…

“Ah”, dice lei, e fai anche conquiste per i tuoi clienti?

Zia…!!

Ho capito che è interessata e provo a spingermi un po’ oltre…

“Conquistare” vuol dire stare a sentire cosa dice la gente su un argomento, “vicino al mio cliente”,  per poi stabilire come fare per attivare un piano di dialogo e quindi di conquista della fiducia per mettere in condizione l’azienda di guadagnarsi un po’ di attenzione.

“Davvero!! E come si fa”? dice sempre la ormai pentita zia per il suo status di pensionata.

“Beh ci vuole tempo”, dico io, “pazienza, sapere dove e cosa ascoltare e cercare di inoltrare il cliente verso un terreno fertile in cui possa seminare credibilità, competenza e passione… anche se spesso le aziende considerano questa pratica poco utile…ma tant’è è importantissima.

Embè tu non glielo dici che si sbagliano?

Zia…!! O____O

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Domenica 11 di dicembre, presso l’Hotel Calabresi di San Benedetto del Tronto, ho preso parte attiva al convegno organizzato dalla Fita Gatt Marche che si occupa di coordinare l’attività di poco meno di 90 compagnie di teatro amatoriale sparse su tutto il territorio regionale di competenza.

Sono stato chiamato a parlare di reti in qualità di fresco “coordinatore e responsabile” della comunicazione Fita Gatt Marche e ho preso parte al convegno anche come rappresentante della mia compagnia.

 Il tutto alla faccia del conflitto di interessi!! ;)

Erano presenti, oltre a me, alcune delle più alte cariche federali, quali il presidente Carmelo Pace, il tesoriere Francesco Piarazzolli, il direttore artistico Mauro Pierfederici e il presidente del Collegio Sindacale Nazionale Giuseppe Mariucci, il Presidente Fita Marche Federica Bernardini ed il Presidente Fita Abruzzo Boris Giorgetti.

Oltre al sottoscritto sono intervenuti autorevoli ed importanti relatori: Giovanni Pacapelo (presidente dell’associazione amici della prosa), Jader Baiocchi (attore,regista e formatore professionista), Daniele Franci (direttore di Etoile centro teatrale europeo) , Pietro Convresano (attore e regista professionista), Lucia Ferrati (coordinatrice dei teatri di Pesaro e Urbino), Leonardo Bragaglia (attore, regista e scrittore), Massimo Vagnoni (consigliere del teatro stabile d’Abruzzo) Filippo Cruciani (Autore), Davide Giovagnetti (attore regista amatoriale) e Bruno Cavinato (Presidente Fita Umbria).

Il tema del meeting, affrontato dai relatori ognuno per le proprie competenze ed esperienze, è stato:

Teatro perché…teatro per chi? Teatro, allievi e maestri, formatori e reti.

Anzitutto devo dire che mi sono letteralmente gustato tutto il meeting parola per parola, minuto dopo minuto e non solo perché mi sono divertito a scattare foto e a filmare i momenti più salienti, ma perché è stato possibile partecipare ad uno dei convegni più interessanti degli ultimi anni, evento del quale credo si sentisse il bisogno… almeno a giudicare dal numero dei presenti e dal livello di attenzione e partecipazione.

Per la cronaca non ho nessuno sbadiglio da segnalare!!

Guardare le foto per credere cliccando qui.

Il mio intervento s’è concentrato sul termine più usato nel corso di tutto il convegno…sono state ben 26 le volte, le ho contate, in cui è stata usata la parola “rete” o il suo alter ego “network”, pur senza allusioni al Web.

Questo solo per dare l’idea di quanto sia sentito il bisogno di fare sistema e di come la “rete”, intesa propriamente come connessione Internet, sia a mio avviso una soluzione indispensabile per dare compimento alle iniziative di un sistema complesso come quello del gruppo Fita Marche.

Il titolo del mio intervento è stato (Mettiamoci in rete).

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In questa occasione ho il piacere di segnalare il progetto di formazione che il partner e amico Lorenzo Garbuglia sta attivando, allo scopo di preparare dei professionisti che siano in grado di poter operare nell’ambito specifico di attività di cui si occupa.

Questa segnalazione mi sembra opportuna e doverosa per due ordini di motivi principali:

il primo, perché conosco personalmente e professionalmente Lorenzo e lo considero uno fra i migliori esperti del 3D ad alto livello;

il secondo, perché sono profondamente convinto che con questo tipo di nozioni i partecipanti possano davvero acquisire delle competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, che in misura sempre maggiore si rivolge e fa spazio a figure in grado di poter materializzare situazioni e/o dare vita ad animazioni.

Oggi qualunque settore fa riferimento, per la propria attività, a studi o a professionalità che dimostrino di avere dimestichezza con strumenti 3D, dalla moda al design, proseguendo con gli studi di progettazione per finire con la comunicazione.

In ognuno di questi settori c’è spazio per figure di questo tipo ed i corsi di formazione messi a disposizione offrono ad hoc l’opportunità di aprirsi a questi molteplici e riconosciuti sbocchi professionali.

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Da circa un anno ho in mente di affrontare il tema di questo post ma, sia perché le informazioni a riguardo non mi sembravano sufficienti e un po’ per darmi il tempo necessario per approfondire meglio la ricerca in rete, solo ora mi accingo a farlo anche forte del fatto di aver partecipato ad alcuni corsi specifici di approfondimento e discussione. Ammetto che sebbene questi contesti formativi siano stati interessanti, tuttavia non sono riuscito a trovare una risposta esaustiva a quanto cercavo.
Così ho deciso di dedicarmi a questo post, con la speranza di suscitare un dibattito e magari riuscire ad ottenere, dalla rete stessa, punti di vista e considerazioni capaci di dare risposta a quello che ritengo essere ad oggi un tema mai affrontato con decisione e chiarezza. Un tema che, invece, dal mio punto di vista rappresenta la vera sfida con cui dovremmo confrontarci noi operatori del settore, in relazione ai nostri clienti, ai risultati da loro raggiunti e all’economia in generale.
Dunque va da sé che l’oggetto dello scrivere vuol essere soprattutto lo spunto per una conversazione, la scintilla per un dibattito che mi aiuti a capire in che misura è possibile adottare le tecniche cosiddette di marketing non convenzionale, social media e viral,  nell’ambito di attività di comunicazione rivolte ad attività business to business.
Le domande a cui non ho trovato risposta si sono arenate ogni qualvolta, in rete o ai corsi che ho frequentato, gli esempi più significativi  facevano riferimento a casi di successo specificatamente in seno a settori e a marchi che si rivolgevano o si rivolgono ad un’ampia clientela di massa.
Le mie perplessità a questo punto si pongono al pensiero che la maggior parte delle agenzie di pubblicità, dei consulenti marketing e comunicazione e degli operatori del settore si rivolgono ad aziende ed attività che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano con una clientela intermedia, per la quale le regole ed i vantaggi del marketing seguono logiche diverse.

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Considerando la newsletter, fino ad oggi apprezzata come strumento importante di comunicazione alla propria clientela, ho deciso di scrivere questo post per tre buone ragioni:

  • la 1° è perché, per convinzione personale, la ritengo una tecnica di comunicazione obsoleta;
  • la 2° deriva dall’aver scoperto che questo mio modo di considerarla è stato raccolto da alcuni clienti;
  • la 3° è perché, twittando alcune settimane fa con @davidelico, ho condiviso e trovato fondamento alle mie sensazioni.

In un momento in cui il social media può rappresentare un mezzo insostituibile per una relazione diretta con i propri clienti a vari livelli e tenuto conto, inoltre, che il rapporto con questi strumenti ha subito un’importantissima evoluzione, dando la possibilità agli interlocutori di interagire tra loro sui temi proposti, ritengo che la newsletter, ancora molto usata da aziende, uffici stampa ed agenzie media, di fatto sia una modalità di collegamento azienda-clineti, oltre che superata, per certi versi anche (probabilmente) fastidiosa.

Mi immagino (data anche la mia personale esperienza) la casella di posta elettronica dei nostri interlocutori, che hanno deciso più o meno liberamente di iscriversi alla nostra newsletter, letteralmente invasa dagli avvisi di recapito delle nostre edizioni!

Newsletters destinate a venire prontamente cestinate o, peggio ancora, ignorate.

In quei casi, invece, in cui la newsletter venga letta so per certo che molti avrebbero il desiderio di dire la loro, di commentare, di obiettare o dare consigli sui temi che maggiormente li colpiscono e l’effetto che genera è un senso di inespresso e di non concluso, in cui si sperimenta direttamente come una email spesso non sia sufficiente a consentire lo stabilirsi di uno scambio effettivo di opinioni che l’avviso stesso ha generato!

Ecco perché da un po’ di tempo a questa parte, per la precisione dall’avvento dei nuovi social network (e da quando c’ho capito qualche cosa! ;) ), non prendo più in considerazione per i miei clienti l’ipotesi di puntare sulla “pratica” della newsletter, suggerendo fermamente di trasferire di fatto quei contenuti in maniera più discorsiva e relazionale proprio nei social network.

Il risultato sembra essere incoraggiante!

Ciò che prima veniva espresso sotto forma di monologo, ora si è aperto alla possibilità di ricevere feedback e di generare conversazioni… con il risultato di abbattere barriere e distanze e di rendere l’informazione ancora più incisiva!

Anche se non bisogna mai abbassare la guardia accontentandosi dei risultati raggiunti…

Una cosa è certa però, per quanto mi riguarda – e con i ringraziamenti per il lavoro svolto sino ad ora – la cara e vecchia newsletter (per me) è definitivamente andata in pensione!

Bye bye!

Voi che ne pensate?

 

 

 

Sono già passati un po’ di giorni dal rientro dal viaggio di nozze e reduce dallo smaltimento del fuso orario, oltre a quello relativo allo shock del rientro al lavoro (e ancora.. oltre a quello di riscoprirmi “all’improvviso” fresco coniuge!), ho deciso di fare il punto su quest’esperienza indimenticabile che, al di là della terapeutica dose di riposo e ristoro, è stata utile per fornirmi molti stimoli e spunti di riflessione.

Anzitutto il viaggio per arrivare all’aeroporto di Fiumicino.

Partiti per fortuna con l’unico mezzo possibile (auto) da Ancona destinazione Roma, perché il giorno prima i treni erano piombati nel caos più pazzesco (dati i noti casi dell’incendio alla stazione Tiburtina) e dal momento che i voli dall’aeroporto sotto casa sono meno utili del martedì! In questo modo invece siamo stati accolti in maniera ineccepibile dalla precisissima e affidabilissima professionalità di quelli della Parkingo di Fiumicino, a cui ho lasciato chiavi e speranze della mia c4 che ho ritrovato al ritorno in perfetta forma.

I voli Roma-Dubai, Dubai-Colombo, Colombo-Male, Male Dubai e Dubai Roma sono stati tutti targati Emirates, compagnia che fa della segmentazione del target-cliente un vero e proprio must.

First class e business class rispettivamente godono fin da subito di tappeto rosso e blu all’accettazione, l’ecomomy si accontenta di un doveroso serpentone a contatto pavimento.

L’ingresso a bordo ‘economy’ prosegue con un’ulteriore fila, mentre per le altre 2 catagorie c’è l’imbarco dedicato in un’area specifica dell’aeromobile, con tanto di signorine ben addestrate a “stampare” ai facoltosi passeggeri finti sorrisi conditi a calorosissimi “welcome on board” o “good morning” e quant’altro, salvo a te (economy che sbucavi dall’altro corridoio) neanche degnarti di uno sguardo.

Siamo sopravvissuti in ogni caso, sia chiaro…

A bordo First e Business godono di uno spazio vitale inparagonabile alla categoria inferiore, sedile massaggiante, finta radica su mediocre mdf (credo), maxi schermo dedicato, etc.

L’economy ha lo spazio sufficiente per sopportare il viaggio, non sempre con tutto l’occorrente funzionante per vedere i film! Ed anche il mini schermo non sempre è al massimo della funzionalità.

In compenso la cortesia, la qualità dei pasti e la suggestiva possibilità di poter scorgere di tanto in tanto fuori dall’apparecchio in volo con le cam piazzate in fronte e in pancia all’aereo hanno fatto in modo che ci sentissimo un po’ meno i Fantozzi di turno.

Prima tappa Dubai.

Sorvolata di giorno e di notte è stata una bella emozione, così come perdersi in aeroporto fra montagne di negozi disseminati in una sfavillante città avenieristica chiusa in una bolla di aria condizionata.

Un peccato non aver avuto tempo di visitarla e di vedere anche un po’ di più lo scalo… da perdere la testa al punto di dimenticarsi di scattare una fotografia o un filmato che potessero rendere lo sfarzo e l’opulenza indescrivibili e quasi indocumentabili del luogo.

Poi finalmente  (I faccia) Colombo: eccoci in Sri-Lanka (ricordatevi di mettere in avanti gli orologi di 4 ore e 30 minuti).

All’arrivo ci ha accolto, come nelle favole, quella che sarebbe stata la nostra guida da lì ai successivi 4 giorni, Niro, che c’ha donato delle corone di fiori dandoci il migliore dei benvenuto nello suo paese.

L’ho apprezzato ancora di più perché umanamente era un sorriso e un’accoglienza che non assomigliavano affatto a quelli delle signorine della compagnia aerea (nessun desiderio di rivincita represso, per carità)… per questo ho immediatamente capito che saremmo andati d’accordo e che avevamo avuto la fortuna di imbatterci nella persona giusta.

Di lì a poco abbiamo conosciuto il nostro autista che c’ha condotto, sempre con Niro a suo fianco, in albergo non prima di essere stati ‘preparati’ dal nostro accompagnatore, che c’ha illustrato il bizzarro stile di guida che si può osservare on the road in Sri-Lanka, che prevede una mano fissa sul clacson in segno di presenza (e non di indisponenza!) e la costante propensione al sorpasso sempre e comunque e in qualsiasi condizione.

Per fortuna il tragitto non è durato tantissimo dallo scalo all’hotel, anche perché devo dire che ci si mette un po’ ad abituarsi a certi nuovi schemi, da somministrare a giuste dosi e con calma ai turisti appena arrivati!

Il II giorno tuttavia mi sentivo già uno di loro. ;)

Appena arrivati ci siamo dedicati al ristoro e alla visita della città di Colombo (dove c’è poco o nulla); ci si rende conto quasi subito che si tratta di una capitale quasi artificiale e che la storia dello Sri-Lanka risiede altrove.

Ciò che m’ha colpito è stato tuttavia l’esempio davvero invidiabile di convivenza stretta fra religioni che, nonostante per la maggioranza buddista, convivono simbioticamente anche a pochi passi l’uno dall’altra, nel rispetto e nella reciproca quotidianeità.

Un bagnetto in piscina sulle rive del fiume, date le temperature quasi mai al di sotto dei 35/38°, con picchi di umidità paurosi e una cena strepitosa unita ad una dormita rigenerante, ancora tuttavia lontana da ciò che c’avrebbe aspettato alle Maldive, per chiudere il primo giorno c’è sembrato il massimo.

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Ti faccio un regalo…per sempre.

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4 luglio 2011 | di Diego Ciarloni

Non sono un esperto in matrimoni, è la prima volta ;) e in questo giorno in cui anch’io andrò ad ingrossare le fila di quelli con l’anello nell’anulare sinistro, mi sono chiesto se fosse usanza che fra i futuri sposi, tra i tanti regali ricevuti (molti inutili per la verità se non inglobati nella celeberrima lista nozze), ci potesse essere lo spazio per un dono reciproco che fosse all’altezza di sugellare il fatidico sì.
Così mi sono interrogato non tanto su cosa sarebbe stato più gradito o consono in questi casi, ma meglio su cosa avesse rappresentato meglio il mio stato d’animo e la mia voglia di esprimere una serie di sensazioni e sentimenti che a parole non riesco e non posso manifestare.

Abitudini e paturnie a parte, in un caldo pomeriggio di giugno inoltrato (pensarci prima no eh…), mentre ero in viaggio in auto, ho realizzato che ciò che avrei voluto mettere assieme non sarebbe stato un oggetto…per capirci di quelli che “sono per sempre”… ma qualche cosa di più.

E che cosa ci può essere di più apprezzabile ad esempio di un gioiello con una pietra preziosa che brilla ricordando il momento più importante nella vita di una coppia?

A pensarci bene…un’alternativa più significativa c’è eccome!

E così, con tutte le lampadine del cervello accese e con il cuore a 1000, ho pensato di realizzare qualche cosa che non si potesse mai smarrire perché sempre raggiungibile, che fosse indistruttibile perché intangibile e che nessuno potesse mai rubare perché condivisibile da tutti…ma che nonostante tutto fosse per così dire “solo nostra”.

Cara Simo niente Trilogy ‘sto giro mi dispiace!
Ti regalo invece questo video, realizzato con pochi mezzi e in poco tempo ma che spero parli comunque forte al tuo cuore oggi e per sempre, perché ciò che vedi e senti si conserverà come un ricordo intatto nel tempo che potrai andare a vedere e rivedere ogni volta che vorrai.
Questo è l’augurio più importante che voglio farci…questo è il regalo che voglio farti: “Un cammino lungo una vita”…assieme…speriamo sia proprio così!

 

Da una richiesta di un cliente che mi chiedeva come potesse trasformare per iPad la propria presentazione istituzional-commerciale multimediale, realizzata in origine in formato pdf, è nata un’interessante occasione per mettere in moto il “networKontagio” sulla possibilità concreta di accontentarlo.

Dopo una fase preliminare di studio e di valutazione sulle problematiche relative a tale obiettivo, con la collaborazione di Barbara Bonci abbiamo provato a definire quello che avremmo voluto fosse il risultato da raggiungere.

Nella presentazione di partenza avevamo un insieme di contenuti che andavano dal semplice testo a sfondi grafici, da immagini fotografiche per finire con video multimediali. Dunque partivamo da una tipologia complessa e articolata e tutto questo avremmo dovuto trasferirlo facendo in modo che gli stessi contenuti si adattassero alle ‘sollecitazioni’ e alle possibilità che la fruibilità del tablet, in questo caso iPad, offre.

Anzitutto abbiamo preparato il file secondo la procedura che, a nostro avviso, meglio assecondasse questo tipo di esigenze e che è possibile vedere nel filmato qui di seguito.

Successivamente è stata individuata l’applicazione che avrebbe favorito l’utilizzo della presentazione stessa da parte dell’utente.

Il passo seguente è stato quello di mettere a punto una procedura guidata di istallazione e configurazione del tablet, affinché il cliente avesse la possibilità di trasmettere a tutta la forza vendita la presentazione, con le indicazioni necessarie per far scaricare e funzionare correttamente quanto inviato nella maniera più immediata e fruibile.

Una simile procedura c’ha permesso  di cominciare a muoverci ”sperimentando” nel mondo delle opportunità di comunicazione offerte dai tablet, strumenti quest’ultimi, di sempre più largo uso e in continuo sviluppo per ciò che riguarda il mondo delle applicazioni e delle funzionalità.

Per questo abbiamo deciso di sperimentare su questo nuovo strumento/canale cominciando ad acquisire le capacità per assecondare, strada facendo, qualunque tipo di esigenza che sia riconducibile ad uno dei più importanti supporti per accedere ad una multitudine illimitata di informazioni di ogni tipo (multimediali, interattive etc) dell’immediato futuro.

Come esperienza ci sembra davvero ben riuscita!

Voi che ne pensate?

 

Da quando, ormai più di un anno fa, ho capito che la mia strada era quella di approcciare in proprio al mercato dell’informazione solo – si fa per dire – con un bagaglio di conoscenze sulla pubblicità cosiddetta tradizionale, ma con il chiaro obiettivo di tentare di crearmi uno spazio importante in quella che viene chiamata ‘nuova comunicazione’ o ‘comunicazione sociale’, non mi sarei mai aspettato di veder allargarsi gli orizzonti delle mie opportunità, in così evidente contrasto con le complesse difficoltà che il sistema economico sta sperimentando in questi ultimi anni.

Ciò che intendo puntualizzare è che ovunque ci sia un’attività, sia essa di ridotte dimensioni o di grandi prospettive, mi sono accorto che tutte hanno bisogno di accostarsi ad un nuovo modo di comunicare, usando in primis il web e i social network.

Strada facendo mi sono reso conto che ci sono molte realtà ricche di contenuti e di potenzialità ma che non sempre, nonostante l’esperienza, sono in grado di esprimersi efficacemente arrivando ai loro vecchi e nuovi interlocutori.

Così, osservando ed interrogandomi a lungo su questa realtà in divenire, ho capito che persone come me che hanno la fortuna di aver fatto esperienza nel ‘vecchio’ modo di pensare la comunicazione (nell’accezione più tradizionale), di aver assistito allo sviluppo e alla diffusione delle nuove tecnologie e di aver avuto il tempo di scoprirle e ‘viverle’ come passioni, si possono rivelare strategiche e fondamentali per una evoluzione della comunicazione aziendale che tenga conto contemporaneamente del valore del passato e delle esigenze mutate del presente.

È come se sentissi di avere delle fondamenta che mi porto dall’esperienza del mio recente passato, un valore aggiunto per chi come me è alle prese con i mezzi comunicativi di nuova generazione, una consapevolezza che crea un ponte tra la storia e il presente, tra ciò che prima costituiva i punti di forza e ciò che oggi significa avanguardia e forza propulsiva.

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