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Il percorso nell'identità profonda di un nuovo fenomeno pubblicitario.

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Sintomi di cambiamento

Sento l’esigenza di redigere un documento che, oltre a parlare di me, serva per determinare quale sarà il mio indirizzo strategico per i prossimi anni.

Alla luce dei forti cambiamenti in atto penso sia indispensabile, per me e per i miei clienti acquisiti e potenziali, imporci tutti una nuova maturazione professionale.

La comunicazione tradizionale infatti inizia a dare segnali di perdita di efficacia…i sintomi?

Sta emergendo una nuova classe di clienti/partenrs/opinion leaders/ consumatori più cinici ed elusivi.

Io sono convinto che la complessità dei rapidi mutamenti e l’aumento delle opportunità di investimento in comunicazione, rendano necessario un rapporto di fiducia ancora più profondo con i professionisti del settore, soprattutto se attenti all’evoluzione del contesto in cui operano.

Per queste ragioni ho pensato che fosse necessaria una riflessione nuova, che debba riguardare prima di tutto me stesso in qualità non solo di mero consulente, ma di vero e proprio “reparto di responsabilità d’immagine”.

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L’innovazione una terapia condivisa

“Innovare” vuol dire prima di tutto rinnovare noi stessi osservando attentamente gli accadimenti e mettendoli appropriatamente in relazione con gli obiettivi…dirò di più, con le intenzioni del cliente!

Tutto ciò per sottolineare che la scelta di eventuali contenuti/canali particolari – siano essi trasgressivi, divertenti, coinvolgenti – non potrà unicamente essere patrimonio individuale ed esclusivo dei professionisti della comunicazione o solamente del cliente, ma il prodotto dell’interazione e del continuo scambio d’informazione reciproco tra le parti, nonché della comune condivisione d’intenti.

In un ambizioso progetto di comunicazione, l’innovazione – per essere veramente tale – deve permeare completamente l’operatività strategica e creativa di tutto il team.

Solo così si avrà un risultato in grado di cambiare le regole del gioco, spostando l’attenzione dell’utente ad un livello a lui più congeniale, in cui possa sentirsi libero di adottare e reindirizzare il contenuto del messaggio, aumentandone necessariamente il grado d’interesse e quindi di efficacia. Il cliente moderno infatti è divenuto “evangelista” che adotta e diffonde.

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Cliente = Persona

Una nuova età di sviluppo del partner in comunicazione richiede sostanziale discontinuità.

A mio parere il salto da fare consiste nel passare da meri esecutori ad “ingegnerizzatori” e diretti coordinatori di idee e processi, oltre ad essere comunicatori di cultura e comportamenti d’immagine.

La prima frase che vorrei poter svelare al mio interlocutore, dopo aver sentito quali sono le sue esigenze, è: “Dammi il tuo tempo e ti indicherò la via migliore”.

E questo vorrebbe dire per prima cosa convincerlo ad ascoltarmi.

Il proposito di essere “comunicatore di cultura e comportamenti d’immagine da assumere in comunicazione” significa spostare il focus dal servizio per lo sviluppo dell’azienda a quello per la crescita e l’evoluzione della persona responsabile del processo.

Quindi, se voglio guidare il cliente verso un approccio di lavoro migliore e potenzialmente più efficace e soddisfacente, devo cominciare io stesso a considerarlo prima di tutto una “Persona” ed aiutarlo allo stesso tempo a riconoscermi come un “Riferimento” con sue logiche e sue peculiarità specifiche.

Capirne meglio la sua vita e la sua cultura è un principio imprescindibile.

Considerarne la fiducia riposta in me come il più attendibile indicatore del valore del mio lavoro ed il più duraturo premio alle mie fatiche.

Ogni azienda ha qualcosa “da dire”. Spesso le interessa solo mostrare un approccio nuovo ed io posso indirizzarla a comprendere che la vera novità oggi non risiede più solamente nell’idea o nel progetto, ma nelle capacità di coinvolgere e di generare dialogo.

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Trattamento sperimentale per il benessere aziendale

Ho un ideale: contribuire al “benessere delle aziende” con le mie idee, il mio stile, i miei servizi diretti, con la sensibilità che metto in tutto ciò che faccio, dalle campagne pubblicitarie tradizionali all’attenzione per l’ottimizzazione delle risorse dei miei clienti.. come fossero le mie!

Con il mio lavoro voglio dare un contributo per seminare () serenità e () fiducia nel futuro: voglio che le imprese sappiano che si può e si deve stare tranquilli nelle scelte strategiche, anche in quelle più coraggiose e a volte apparentemente illogiche, come nel caso di un messaggio che molti condivideranno – come contagiati – e la cui diffusione non si può e non si deve controllare.

Essere in primis comunicatori di cultura dell’immagine e conoscitori dei cambiamenti nei modi e nelle tendenze, vuol dire essere o diventare capaci di ascoltare, informare, insegnare, stabilire una relazione a due vie con le imprese e diventare un “esempio” rassicurante anche quando paradossalmente si punta sulla perdita di controllo: permesso esplicito alla condivisione e quindi alla diffusione esponenziale.

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Il pensiero

Qualcuno crede che le aziende per prepararsi al futuro debbano essere disposte a rinunciare, almeno in parte, al loro passato.

A me piace fare il contrario: rifondare un’impresa in divenire tenendo conto delle sue origini.

Ciò non significa rimpiangere il passato, tuttavia vuol dire trarre da questo curiosità e passione primordiali da coniugare a nuove modalità operative, per stimolare la mente ad esprimere un pensiero capace di unire la saggezza dell’esperienza, al senso pratico del presente e al coraggio di immaginarsi nel futuro.

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L’esperienza

Le sfide che ci aspettano ad ogni modo rendono necessario un impegno ben superiore al passato, ecco perché diventa necessariamente strategico e prioritario seguire un cliente dalla A alla Z.

Spesso le aziende, oggi, credono che per un buon manager della comunicazione sia sufficiente una buona conoscenza dei sistemi e dei meccanismi; oppure pensano che sia conveniente coinvolgere un numero esponenziale di creativi al fine di individuare la strada migliore da seguire, che solitamente però termina esattamente dove inizia, in un circolo vizioso di ben poca utilità.

Nel mio caso è servita una cultura dell’immagine a tutto tondo, legata anche ad un’approfondita conoscenza dei servizi di produzione (fotografia-grafica-3D-stampa-web-pr-etc), prima di capire la portata della rivoluzione in atto; il tutto non si può apprendere all’università, ne frequentando master o corsi di specializzazione. Le migliori competenze debbono essere formate e sviluppate nel tempo con l’esperienza, come nel passato.

Solo in questo modo ho imparato a mettermi in discussione ascoltando i segnali deboli (affollamento pubblicitario, frammentazione dei canali) e quelli forti (rivoluzione tecnologica e culturale, credibilità, reputazione, condivisione), spingendomi a ricercare soluzioni alternative, sollecitando suggerimenti e critiche…ed arrivando a conclusioni nuove e convincenti.

Per il bene del cliente mi impegno a guidarlo, avendo “il coraggio” di farlo riflettere e manifestando apertamente i miei dubbi qualora ve ne siano.

Sicuramente un “sì” al cliente è un’operazione più diretta, meno complessa e rischiosa e nell’immediato forse più vantaggiosa.

Manifestare dubbi e perplessità significa esporsi in prima persona ed è sinonimo, oltre che di una grande forza, anche di un’etica professionale di primo livello al servizio di una comunicazione vincente e di risultati più duraturi nel tempo.

Credo sia sempre più necessaria un’attività che sia in grado di:

  • Pensare
  • Informare e formare
  • Agire e intraprendere
  • Generare e diffondere idee che siano in grado di mettere in moto il desiderio e la condivisione
  • Essere responsabili dei propri comportamenti e di quelli dei partners o collaboratori.

Ecco perché ho deciso di esserci!

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L’atteggiamento

Gli atteggiamenti comunicano e da essi dipende il mio modello di concezione della comunicazione.

La vera natura del concetto di Kontagio è un modello di lavoro basato su valori ed ideali innovativi, non paragonabile ad una mera equazione di fattori di esperienza.

I valori – se si ha coraggio e determinazione – si traducono in atteggiamenti e questi ultimi in servizi e/o prodotti, cioè in business.

Tre grandi priorità da cui non devo e non posso sottrarmi sono:

Curiosità: la spinta verso tutto ciò che non conosco.

Sono capace di fare domande?

Guardo fuori anche senza le ricerche di mercato..oggi forse ormai obsolete?

Umiltà: l’attitudine data dal riconoscimento dei miei limiti e dalla consapevolezza che il mio lavoro è sempre perfettibile.

Se ho la convinzione che ho sempre qualche cosa da imparare dal confronto con gli altri e che occorre sempre giudicare prima se stessi, anche l’umiltà – se sincera – rappresenta una grande forza di business.

Passione: Chi “ricerca” qualcosa non può arrivare a risultati significativi senza coinvolgimento emotivo, senza credere fino in fondo in ciò che fa.

E’ dunque solo con un nuovo modo di pormi che riuscirò a progettare il futuro linguaggio della società e non starò semplicemente al traino delle richieste dei clienti, ma tornerò a osare ed anticipare passando da pubblicitario a vero e proprio comunicatore “innovattivo”.

 
 

 

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