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Le opportunità date dai social media alle aziende è tanto variegato quanto in continuo cambiamento al punto da richiedere una seria valutazione ogni qual volta si pensi ad una qualche strategia di comunicazione.

Ecco perché non è facile rispondere alla famosa domanda: “Su quali social network o su cosa puntare al fine di raggiungere i miei obiettivi con l’aiuto del web“?

Iniziamo con il considerare qualunque “canale”, sia esso un sito un blog o un social network, come merita, ossia un mezzo con una propria specificità, in termini di codici e dinamiche di conversazione.

Come prima cosa dovremo pensare alla relazione con le aspettative dell’utenza di ciò che vorremmo implementare e ovviamente ai costi-benefici potenziali.

Facciamo un esempio.

Nel caso un’attività decida di aprire un’area news commentabile, un corporate blog o un blog “indipendente”, è bene che sappia che teoricamente lo sforzo dovrà comprendere sia l’aspetto economico che quello più prettamente lavorativo.

Ovviamente si dovrà investire una tantum sull’apertura della piattaforma e per il “mantenimento” a seconda delle circostanze.

Sarà inoltre importante ai fini di un buon coordinamento un giusto mix, fra il presidio della direzione, l’organizzazione dei copyblogger, con relativa valutazione della delega ad eventuali consulenti o agenzie per la redazione dei contenuti.

Personalmente ritengo il blog l’unico strumento attraverso il quale cercare di dare una chiara personalità all’azienda con cui tra l’altro diventa possibile conquistarsi, a patto che si producano contenuti di un certo interesse,  una buona reputazione, un discreto seguito ed un buon posizionamento organico nei motori di ricerca.

Social media doodles elements

Quindi tanto lavoro e un discreto investimento per essere ripagati dall’enorme potenziale visibilità dei contenuti che saranno visibili al pubblico più interessante possibile: quello che, se si è lavorato bene, sta cercando proprio ciò di cui si parla nei post.

Essere su Tumblr può avere senso…quale?

Non sarò io a dirvelo…e detto ciò passiamo oltre. 😉

Affrontiamo per un momento Twitter.

Stare su Twitter serve?

Secondo me, in generale, la risposta è sì, ovviamente se valutato bene il “famoso” quesito di cui sopra.

  1. Stare su Twitter può essere utile in caso vi sia una qualche importanza nel poter comunicare delle brevi info con una certa immediatezza.
  2. Essere su Twitter può aiutarvi a rilanciare dei rimandi a dei contenuti “più corposi” pubblicati da qualche altra parte sulle vostre piattaforme o sui vostri canali.
  3. Decidere di cinguettare su Twitter può essere inoltre molto “producente” a patto che alla base sia stato pensato un solido progetto a sostenere il tutto. Magari avete un’idea di conversazione-comunicazione che possa fare della brevità e dall’immediatezza un valore chiave! Pensate ad esempio a quel panettiere francese che twittava ogni qual volta il pane o la pizza erano stati appena sfornati dal suo forno ottenendo così con un successo strepitoso! Che altro social avrebbe potuto fare meglio nel suo caso?
  4. Oppure può essere uno strumento fantastico per dare risposte brevi ed immediate a chiunque lo richieda nel panorama delle attività aziendali.

Costi? Dipende dal tipo di utilizzo, ma direi abbordabili.

Potreste decidere di condividerne l’utilizzo con un reparto esterno o gestirlo in autonomia dopo un corso di formazione.

Abilità?

Dovrete sviluppare al massimo la vostra capacità di sintesi e di centrare gli argomenti in 140 caratteri, dovrete inoltre saper ascoltare bene e capire cosa dire e a chi, chi seguire, di cosa parlare, chi “merita” la vostra attenzione…dopo di che la vostra azienda non ne farà più a meno.

You Tube?

Le aziende, solitamente, lo usano come mero archivio di documenti video di tutto ciò che accade in un’azienda nel corso dell’attività lavorativa.

Un meeting, una fiera, una riunione agenti, per non parlare degli spot, delle presentazione aziendali o di prodotto e chi più ne ha più ne metta.

Non dimentichiamo però che rappresenta un potente strumento di marketing.

Ad esempio nel caso decidessimo di investire in un vero e proprio brand channel, molto più ricco di opportunità e funzionalità rispetto ad un mero user channel, come ad esempio l’aspetto grafico più personalizzato (simil sito web istituzionale) e la possibilità di poter collegare  piccole applicazioni web che possono offrire funzionalità aggiuntive e personalizzate.

Costi?

1 Dipende dal tipo di contenuto che può andare da un filmato che girate direttamente voi con il telefonino, ad uno video spot da migliaia di euro

2 Poi c’è l’aspetto di gestione del canale che va dal mero caricamento e posizionamento dei video (con la stesura delle descrizione, la scelta e l’uso delle keywords), alla personalizzazione e lavorazione degli stessi contenuti multimediali  e loro possibile promozione o direttamente nel canale o indirettamente da qualche altra “parte”.

Impegno?

Azienda e collaboratori dipendenti o indipendenti è bene che strutturino chiaramente il progetto e la suddivisione dei compiti e dell’attività di monitoring delle visualizzazioni, dei commenti etc.

Per non parlare della moderazione-interazione anche con altri canali-utenti a seconda del tipo di attività e capacità di coinvolgimento.

 

Social Media Sign

E Instagram?

Le opportunità date da Instagram sono molteplici, ammesso che l’estetica e l’impatto di ciò che dovrete raccontare siano ben ponderati.

Ad esempio si può utilizzare Instagram per

  • raccontare un “dietro le quinte”
  • dare l’anteprima di un prodotto
  • mostrare, attraverso un video di 15 secondi com’è un prodotto o ciò che può fare
  • umanizzare l’azienda soprattutto in quei casi dove il prodotto la fa troppo da padrone, o in cui le vostre proposte siano costituite da prodotti immateriali

Ovviamente è possibile sfruttare anche in questo caso molteplici app per arricchire i contenuti e dargli più appeal.

Eccone alcune

Costi e modalità di approccio.

Non occorre essere necessariamente fotografi provetti per usare al meglio Instagram, ma occorre comunque colpo d’occhio, inventiva e soprattutto aver qualche cosa da raccontare o da mostrare.

Il che presuppone che se anche i costi non siano impossibili, l’azienda dovrà comunque pensare che dovrà mettere in piedi una buona integrazione fra la direzione e il responsabile della pubblicazione, che sarà anche colui che dovrà saper sfruttare, tra l’altro, le opportunità di relazione che lo strumento mette a disposizione.

Un discorso a parte lo merita ovviamente Facebook che a mio avviso non è quasi mai è da scartare fra le piattaforme disponibili.

I motivi sono quelli che si celano dietro ai numeri degli utilizzatori della creatura di Zuckerberg; che oltre a far bella e utile mostra dei post inseriti direttamente, spesso funge anche da aggregatore dei contenuti di tutti gli altri canali web: dal sito al blog, dai tweet alle immagini di Instagram etc.

La gestione di una pagina Facebook impegna a seconda del tipo di sviluppo e di popolarità che la stessa si conquista… attraverso campagne ads ed un buon piano editoriale a seconda dei tipi di obiettivi, ai quali potete dare un grande spinta proprio con il re dei social.

La pagina Facebook potrà essere gestita da più amministratori che consiglio di reperire fra i componenti della direzione in aggiunta ai community manager a vari livelli a seconda delle dimensioni e delle attività.

Facebook è anche una panacea di possibili personalizzazioni e varianti nell’utilizzo: che spaziano dalle modalità agli strumenti.

Ecco allora la possibilità di gestire store on line o di far funzionare reparti di customare care, ma anche il vantaggio di realizzare o sfruttare applicazioni di ogni genere e tipo, dalla più ludica alla più commerciale.

Detto ciò è facile intuire che costi e impegno su Facebook non sono per nulla sommariamente quantificabili, anche se il suggerimento può essere quello di usare buon senso e di evitare estremismi sia da un lato che dall’altro.

In particolare, i risultati sui primi periodi di ascolto e test saranno per voi i migliori consiglieri su come, quanto e perché investire su Facebook.

Ora però non dimentichiamoci Linkedin.

Se volete essere un’azienda 2.0 non potete farne a meno.

Per il reclutamento del personale, a mio avviso,  fra qualche anno non ci sarà altra via che non sia l’utilizzo di questo strumento.

Ma non solo per l’individuazione di nuovi collaboratori, ma anche per intercettare quelle persone, aziende etc che possono fare al caso vostro in relazione ad un progetto o ad un lavoro specifico e viceversa.

Cercate allora di essere un’azienda che sa intercettare le opportunità di interscambio professionale sia in entrata che in uscita, poiché vi sarà utile per stare sul mercato con più equilibrio.

E quindi

  1.  Fate in modo che tutti i vostri dipendenti (nei limiti del possibile e sulla base dei ruoli)) abbiano le giuste competenze per costruire e mantenere un profilo completo ed aggiornato su Linkedin…meglio se in doppia lingua
  2. Stabilite di cosa parlare, quando farlo e se possibile affrontate gli argomenti sfruttando ogni sfumatura relativa a tutte le competenze a disposizione
  3. Create un brand page su Linkedin, amministrata dal “solito mix” di persone parte della direzione e community management, che vi servirà come contenitore-aggregatore del vostro nuovo modo di parlare al mondo con una sola voce o quasi.

In una parola se la vostra azienda vuole fare, oltre che apparire come una  squadra, non avete alternative: dovete sgobbare su Linkedin.

Pinterest?

Grazie alla possibilità che offre questo social di comunicare attraverso le immagini, orientando lo sguardo dell’utente verso una dimensione legata di più alla vista e alle sensazioni, è possibile costruire una strategia di social media marketing originale, mirata e vincente.

In particolare è diventato parte essenziale nelle strategie di molte realtà, soprattutto quelle orientate al fashion, food, beauty o technology.

Perché?

  • Su 20 milioni di utenti registrati, il 15% di questi sono newbie (ovvero utenti “nuovi”, che non hanno mai avuto accesso ad un social network);

  • Il 25% degli utenti compra ciò che hanno visto su Pinterest;

  • Esiste una possibilità doppia che un utente faccia un acquisto rispetto a un utente di Facebook.

Come?

I brand hanno a disposizione diverse possibilità per conversare con i propri followers.

Pensiamo al repin, che equivale alla condivisione su Facebook,  ai commenti o ai “mi piace” con cui è possibile creare engagment attraverso una board condivisa.

Infatti i marchi possono invitare i propri fan a prendere parte ad una narrazione, esprimendo la loro opinione su un determinato tema attraverso un’immagine.

Mica male!

Costi e modalità operative…che dire?

Una chiara strategia di community management e ottime doti creative sia da un punto di vista grafico che fotografico distinguono una buona operazione di web marketing su Pinterest da una meno importante.

A questo punto fate voi due conti.

Google +

Se oggi lo vedete come un’alternativa a Facebook non ci siamo, meglio sarebbe scoprirne le attività che possono essere svolte in modo più vantaggioso ed efficace rispetto a una piattaforma che ormai, purtroppo, chiede solo soldi per avere un effettivo successo.

  1. Google + è un progetto di Google, non di pinco pallo, con tutto ciò che significa in termini di interconnessioni con il mondo di Big G.
  2. Un marchio ha la possibilità di promuovere i propri post di Google Plus fuori il social network  mostrando al posto del classico banner, un contenuto interattivo di Google Plus.
  3. Ha attivato in Italia la Social Search che è una tipologia di ricerca che tiene in considerazione il grafo sociale dell’utente che ha digitato la query al fine di influenzare i risultati.
  4. Nel 2014 i primi brand che inizieranno a sperimentare saranno riconosciuti e citati per la loro visione e ciò per mettere in pista tutta la forza di Google al fine di cercare di dare fastidio a Facebook.
    Al di là dell’eterna lotta fra “il rosso e il blu”, è possibile che da tutto questo ne possa emergere qualche cosa di buono per gli utenti e per le aziende.
    Costi modalità operative: da sperimentare.
    Infine Flickr e Vimeo.
    Se vi occupate di fotografia Flickr è casa vostra, se siete agenzie o professionisti nell’ambito del mondo “movie making” non potrete fare a meno di Vimeo e ciò detto, non credo ci sia molto altro da aggiungere.
    Ovviamente non è impedito a nessun altro tipo di utente di aprire gratuitamente un proprio spazio nei social network appena citati, anche se a mio parere, al momento, non ne vedrei l’utilità a meno di situazioni particolari che andranno, come sempre, valutate volta per volta con molta attenzione.
    E voi cosa state pensando di fare per ciò che vi occorre veramente?
    Serve una mano? 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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