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Qualche giorno fa, sono rimasto piacevolmente colpito ed affascinato dall’intervista che due straordinarie persone, oltre che due compagni di viaggio che rispondono al nome di Michele Luconi di E-xtrategy e William Tantucci della 3WD, hanno rilasciato a quelli del TG3 della mia regione in occasione della presentazione del #cowo42.

Un luogo, quest’ultimo, destinato al coworking e cioè dove più professionisti ed aziende lavorano fisicamente gli uni vicino agli altri non solo per condividere uno spazio e dividere le spese, ma anche e soprattutto per lasciarsi reciprocamente “contaminare”.

Il che significa, per gli abitanti del nuovo spazio di lavoro condiviso ubicato nei pressi di Osimo, entrare costantemente in contatto con stimoli e spunti che possono risultare determinanti per le tipologie di attività che vengono svolte in cowo42, lavori che gravitano tutti attorno al mondo del digitale ed Internet come ad esempio: programmazione web, grafica, animazione etc.

cowo42 from marco focanti on Vimeo.

Io lavoro abitualmente  in co-working grazie a Internet, anche se svolgo la mia attività da remoto.

In questo senso credo di essere una delle prove viventi che se oggi si ha voglia di mettersi in gioco, quasi non si possa prescindere dall’opportunità fisica (coworking) oltre che virtuale (coworking digitale) di aprirsi a nuove esperienze e di mettere in comune la propria conoscenza a vantaggio proprio e della comunità di cui si fa parte.

Per questo sono assolutamente convinto che una delle chiavi del successo di professionisti ed aziende fa e farà leva proprio su l’aspetto che vede sia nel coworking, che nel social networking (funzionale o parallelo al primo ing), degli alleati straordinari per mettere in pratica il concetto a cui tutto si richiama ed ispira e che prende il nome di knoledge sharing.

Quest’ultimo è, a mio avviso, uno dei fattori fra i più importanti per il successo di un’attività imprenditoriale al di là del segmento in cui quest’ultima si trova ad operare.

E siccome non tutti lavorano in Internet e sul digitale, ma chiunque può far tesoro dell’importanza della condivisione della conoscenza, credo che di fatto parlare di messa in rete delle informazioni significhi concretamente due cose.

Appunto

1 Coworking (emipirico o remoto)

e

2 Social Networking

Ovvero come si dovrebbe lavorare nel mondo degli anni ’20.

E cioè attraverso forme di lavoro integrate e strategiche al pari della ricerca e sviluppo, del fatturato, della formazione etc.

Chissà se le aziende hanno mai pensato al fatto che usare i social network ad esempio non sia solo una questione da relegare al marketing, ma anzi ad ogni reparto, compatibilmente alle specifiche attività?

Chissà se le imprese si sono mai interrogate sull’importanza di mescolare anziché dividere competenze, professionalità e filiere?

Chissà se fra aziende e fornitori si possano immaginare in questo senso, delle reti collaborative attraverso i 2 punti su indicati?

Chissà se c’è il coraggio di guardare al di fuori dei confini organizzativi standard?

Esistono imprenditori che spronano i dipendenti ad interagire e ad apprendere da esperti esterni all’azienda attraverso i social network,  anziché proibirne l’uso?

E voglio spingermi ancora più in avanti.

C’è chi ha il coraggio di attivare delle modalità di collaborazione e condivisione “aperte” coinvolgendo nel processo produttivo, ove possibile, persino i clienti più disponibili?

Forse qualche cosa si sta muovendo e il #cowo42 è l’esempio concreto di modalità  prima che di struttura operativa, ideata per “far incontrare” più facilmente le persone (gli abitanti) con competenze, talenti ed interessi complementari e/o affini e/o potenzialmente utili alla community che coinvolge.

Utilizzare i social media e/o lavorare in coworking  per aumentare e facilitare l’interazione tra i membri che ruotano attorno allo stesso progetto (o a progetti paralleli), significa creare delle piattaforme di collaborazione e contaminazione costante con tutto ciò che questo comporta.

Oggi si lavora (o si dovrebbe lavorare) così…non solo per stare al passo con i tempi, ma anche e soprattutto per cogliere una serie di importantissime opportunità, che fino a qualche tempo fa non potevamo nemmeno immaginare.

Per favorire una cooperazione aziendale innovativa pensate vi siano altre strade?

Che dite?

 

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