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Post taggati: Agenzia di comunicazione Marche

Per una nuova start up nel settore delle energie rinnovabili mi è stato commissionato lo studio del naming – studio e abbinamento del pay off,  realizzazione del logo, dell’immagine coordinata e dei pieghevoli informativi sia per la clientela privata che business.

Per il naming, ho fatto leva sulla denominazione “e-nergy” e l’ho abbinato al seguente pay off: “l’evoluzione dell’energia”.

La suddetta combinazione mi è sembrata la migliore, al fine di dotare l’azienda di una straordinaria immediatezza sulla tipologia di attività e di servizi offerti e nello stesso tempo ho fatto questa scelta per dare spazio alla possibilità  di giustificare anche future aree di business collegate.

Il nome possiede un valore enorme in fatto di potenziale rintracciabilità organica nei motori di ricerca e nei social network: difatti, sia il naming che il pay off sono stati individuati considerando le principali keywords in uso nel segmento di attività.

Il sistema di naming E-… da una parte denota una chiara identità contemporanea e propriamente evoluta, dall’altra è capace di andare oltre il significato “tecnico” diretto.

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Di comunicazione e marketing virale in questo periodo si parla spesso.

A partire da chi pensa sia la soluzione marketing e commerciale a tutte le difficoltà, a chi crede che la viralità di una campagna sia possibile per qualunque azienda e per qualunque tipo di prodotto o servizio, per finire, per così dire, a chi è sicuro che la comunicazione virale sia una forma di pubblicità a basso costo che chissà per quale oscura forza è capace di diffondersi in Internet come fa un virus fra le persone, contagiando e lobotomizzando chiunque vi entri in contatto, al fine di orientarle all’acquisto dei prodotti o servizi oggetto di campagna.

Al di là del fatto che mi sono permesso di fare affermazioni volutamente “discutibili” e precisando che non ho intenzione di parlare in questo post di tecniche di marketing e di comunicazione virale “convenzionali”, mi va di parlare di un’esperienza all’aeroporto delle Marche che ritengo significativa pensando a come alcune potenziali pratiche di marketing virale “naturale” e  a costo zero non vengano ahimè, diciamo così, sfruttate in pieno.

In breve i fatti.

Qualche giorno or sono, mi sono trovato in aeroporto per girare 5/6 secondi di un video corporate per un mio cliente e con stupore ho scoperto che per questo tipo di attività, indipendentemente dal fatto che si giri il remake di Ben-Hur con un cast da colossal o una clip aziendale con una persona + operatore:

  1. E’ necessario chiedere l’autorizzazione scritta
  2. Che la suddetta autorizzazione è a pagamento
  3. Che l’oggetto del punto 1 ha bisogno di un iter burocratico di circa 10 giorni per dare il suo responso.

Ci tengo a puntualizzare che nel mio caso il personale dell’aeroporto s’è dimostrato all’altezza delle circostanze ed in breve, dopo aver allertato tutti coloro che andavano avvisati da procedura, mi hanno concesso di girare in seduta stante i miei 5 secondi di video senza colpo ferire.

Oltre a ringraziarli per il buon senso, tuttavia mi permetto di dire la mia sull’iter e su una politica che regola il permesso a realizzare dei contenuti video professionali, per come la vedo io, che  invece di “tutelare” un’area importante e strategica come quella dell’aeroporto, paradossalmente la penalizza fortemente.

Sia chiaro che non sto parlando dell’autorizzazione a filmare zone sensibili dello scalo, dove sarebbe giustificata la necessità di regolamentare e monitorare attività di diffusione dell’immagine, ma mi riferisco alla parte del terminal che è vissuto quotidianamente da centinaia di persone.

In particolare mi va di soffermarmi su quell’area dell’aeroporto delle Marche (la quasi totalità) dove chiunque, munito di smartphone e collegamento ad Internet ed ai social network, magari di ritorno da una vacanza,  può postare un video della sua esperienza in loco, liberamente e senza che niente e nessuno glielo possa vietare…. anche perché da nessuna parte (e ci mancherebbe) si trovano segnali che vietano simili attività.

Personalmente (disposizioni Enav a parte che prendo per buone e  su cui credo si possa discutere) al fine di dare una visibilità potenzialmente planetaria allo scalo delle Marche, soprattutto in un momento dove si pensa alla realtà marchigiana come esclusivo riferimento merci e dove tutto il tessuto imprenditoriale vive da anni una situazione di complessivo stallo,  immagino che un’attività virale a costo zero avrebbe di sicuro la forza per mettere in moto un volano virtuoso a vantaggio dell’aeroporto marchigiano. E aggiungo, perché no, anche del tessuto imprenditoriale che vi insiste.

In che modo?

Con il marketing virale “naturale” , che non necessita,  per essere attuato, della più grande fra le agenzie di comunicazione delle Marche o del mondo!

E udite udite… a 0 euro!

Per come la vedo io, infatti, basterebbe adottare alcune semplici regole che nell’immediato frutterebbero un po’ meno ma che nel lungo periodo risulterebbero molto più “interessanti”.

Provo ad elencare qui di seguito le regole del “marketing virale naturale” applicato a questo caso.

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