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Post taggati: Comunicazione virale

L’avreste mai detto che l’evoluzione della pubblicità intesa come classico strumento di diffusione e promozione di una qualunque tipologia di “prodotto”, potesse passare attraverso le vicende di un disoccupato?

Ebbene ciò che ho appena detto non corrisponde solamente ad  una provocazione, ma è il cuore del successo dell’ultima sfida di animazione di Lorenzo Garbuglia.

Ovvero Power Nando “la forza oscura della giustizia”.

Power Nando, o “Nanduccio” per la mammina, è la prova “vivente” che quanto su detto è possibile, e infatti costituisce parte dell’intervista che ho avuto piacere di fare al “Papà virtuale” del supereroe oggetto di questo post e che trovate qui di seguito.

Power Nando, mi dice Lorenzo, si arrampica sui tetti dei palazzi di Mosca, location volutamente scelta per  far da “contraltare” a quella che viene considerata la città dei “veri” supereroi ossia New York.

Nanduccio è convinto di salvare il mondo, anche se però non riesce neanche ad arginare la mamma che con spiccato accento e modi “marchigiani” lo chiama al cellulare per l’ora di cena.

Power Nando è un Italiano disoccupato che emigrando in Russia pensa stupidamente di ritrovare quei (super) poteri che la crisi del nostro paese sembra avergli tolto.

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Il primo “segreto” del successo ‘aziendale’…oggi.

26 settembre 2014 | di Diego Ciarloni

Chissà cosa starete pensando  leggendo il ‘roboante’ titolo di questo post.

In realtà si tratta della volontà di fare il punto su ciò che ultimamente mi stà capitando con una significativa frequenza, poiché credo che trattare l’argomento possa essere utile a tanti.

Mi riferisco al fatto di ricevere da parte di sconosciuti potenziali clienti, la richiesta a preventivare la realizzazione di uno dei servizi che offro.

Come ad esempio, il restyling del sito web aziendale, un’azione di web marketing o di comunicazione virale o la mera realizzazione di un catalogo etc.

Fin qui niente di strano…anzi!

Tuttavia ci tengo a sottolineare quanto questa pratica – molto in voga – sia di fatto esclusivamente finalizzata, nella stragrande maggioranza dei casi e in totale buona fede, ad uno e un solo obiettivo.

Quello cioè di ottenere un preventivo (o una serie di offerte) che possa mettere in condizione l’azienda richiedente, di operare una scelta per realizzare ciò che TEORICAMENTE LE POSSA SERVIRE, AL FINE DI RAGGIUNGERE UN DETERMINATO OBIETTIVO.

Peccato che non è sempre detto (anzi quasi mai), che quello che l’azienda ritiene utile allo scopo possa esserle congegnale veramente!

Da qui la ragione di un titolo al post così “presuntuoso”.

Tralasciando tutta la questione relativa alla concorrenza che bla bla bla bla bla… vorrei invece concentrarmi su un punto a mio avviso nettamente più importante e cioè quello che mi auguro possa contribuire ad aiutare le aziende – che svolgono un compito diverso dal mio – a spendersi (a puntare) su ciò che serve loro davvero.

Per fare qualche esempio concreto. Vi siete mai chiesti ad esempio…

  • E se il famoso catalogo, dato un determinato tipo di esigenza-obiettivo non fosse lo strumento adatto a raggiungere la vostra meta?
  • E se il sito Internet non vi portasse alcun cliente?
  • E se la vostra pagina Facebook non servisse per far conoscere i vostri prodotti?

Concedetemi un parallelo automobilistico per cercare di spiegarmi meglio.

Comprereste un’auto sportiva per andare a fare un safari, o l’ultimo modello di 4×4 per battere il record dell’autodromo di Imola o di Monza?

Questo per dire che non tutto ciò che sembra utile lo è davvero se non è pensato per la giusta esigenza e per il giusto contesto…eppure la macchina sportiva costa e sarà pure affidabile, ma nel safari con un automobile del genere sareste i primi a fare una figuraccia e in pista con il 4×4 vi lascio immaginare!

Ora capite bene che stando così le cose, la richiesta dell’offerta economica dovrebbe trovarsi molto in basso nella lista delle cose da fare e poi da chiedere a chi si occupa di comunicazione!

Dico questo perché ci tengo veramente al cliente e voglio fargli una confidenza importantissima: voglio svelargli il primo segreto del suo successo!

“Non limitarti a chiedere a chi lavora nell’ambito del marketing di farti un’offerta su ciò che pensi possa esserti utile, poiché è possibile che tu stia puntando su qualche cosa che comunque ti costerà e non è detto che ti servirà”.

E quindi.

“Confrontati approfonditamente con il tuo potenziale partner (che non è e non sarà mai un fornitore) per affidare a lui – o a loro – la responsabilità di dirti cosa ti serve, in base a quelle che sono le tue capacità di spesa e necessità”.

“Ma soprattutto scegli un professionista, un’agenzia o uno studio di comunicazione o di pubblicità se pensi ti possa aiutare a realizzare cosa hai in mente”.

“Magari ne hai sentito parlare bene o te l’hanno consigliato delle persone di cui ti fidi, perché ha una buona reputazione on e off line, perché magari quando ci parli al telefono, via skype o quando gli stringi la mano la sua voce squilla e i suoi occhi brillano e senti che quello che ti dice e come lo dice…fa incredibilmente a caso tuo”.

“Ciò che scrivo ti servirà vedrai, magari commetterai degli errori ma se tu e il tuo partner saprete far tesoro degli ostacoli che pure nel vostro percorso troverete, allora mi ringrazierai di questo consiglio”!

“Poiché non avrai solo risparmiato perché avrai investito correttamente, ma avrai trovato il percorso migliore per cercare di raggiugere i tuoi obiettivi…che non è forse quello per cui stai lavorando”?

E poi dite pure che non vi voglio bene!! 😉

 

I Love Cliente

Foto from David Carrero Fdez-Baillo via Flickr

 

 

 

Ne sa qualche cosa l’ideatrice ed interprete di questo vero e proprio fenomeno virale planetario che risponde al nome di Marina Shifrin che mentre vi scrivo, con il suo video, ha toccato in pochissimi giorni oltre quattro milioni di visualizzazioni in tutto il mondo e raccolto moltissimi nuovi follower.

Per carpire meglio di cosa sto parlando faccio un breve riassunto delle ragioni che hanno portato la protagonista a decidere di realizzare questo contenuto.
Marina sceglie di rassegnare le dimissioni e non si accontenta della consueta letterina o della comunicazione “tradizionale” e così decide di registrarsi di notte, mentre si concede ad un “ballo liberatorio” tra le scrivanie del suo ormai ex ufficio dove, i rumors (e non solo) dicono abbia lavorato per un paio di anni, con estremo sacrificio, alle dipendenze di un capo orientato più alla quantità che alla qualità del lavoro dei suoi dipendenti, fatto che evidentemente non ha trovato Marina “particolarmente allineata”.
In particolare all’Huffington Post, Marina ha raccontato degli incredibili ritmi lavorativi Taiwanesi, che l’hanno portata alla “drastica” decisione.

Da qui l’idea e la realizzazione del video che ha fatto diventare la in poche ore la nostra “viral girl”: non solo una vera e propria eroina della rete, ma soprattutto il simbolo del riscatto liberatorio per ogni dipendente insoddisfatto del pianeta Terra.

Che dire…complimenti per il coraggio che ha portato Marina in pochissimo tempo alla ribalta mondiale, fra i fenomeni di contagio virale più interessanti degli ultimi tempi.

Questa vicenda mi ha fatto tornare in mente cosa accadeva, tanti anni fa “dalle nostre parti”, in relazione al desiderio di voglia di riscatto dei dipendenti di cui oggi la Shifrin  può considerarsi in qualche modo un simbolo, ma che non potrà mai scalzare dall’immaginario collettivo italiano, quello che a mio giudizio è e rimarrà l’assoluto vessillo della riscossa dei cosiddetti subordinati nostrani e cioè di coloro che ad un certo punto della loro “carriera” decidono di “farsi sentire”…seppur in questo caso per ragioni molto diverse da quelle che hanno “armato” la telecamera di Marina Shifrin.

Voi dovendo scegliere…prima di “farla finita”, quali dei due metodi preferireste?

Quali delle due modalità pensate possa essere quella che oltre alla popolarità e alla viralità, pensate possa darvi nuova luce agli occhi di un futuro datore di lavoro?

Pronti per la copertina di Huffington Post?

E comunque per me la corrazzata….è un capolavoro pazzesco!! 😉

 

 

Comunicazione virale ovvero “essere o non essere”.

28 febbraio 2013 | di Diego Ciarloni

Appena ripreso dall’abbuffata elettorale, cerco di mettere in fila un paio di fatti clamorosi (fra cui le stesse elezioni) che in qualche modo mi hanno colpito e che in queste ultimissime settimane hanno evidenziato, semmai ce ne fosse stata la necessità, l’importanza del binomio comunicazione – contenuti in ottica di successo della diffusione del messaggio (e della sua efficacia): in due parole, della sua viralità.
L’impressione, infatti, è che quest’ultima sia destinata ad essere sempre di più una fra i più interessanti termometri dell’efficacia (e/o dell’esistenza) di qualunque tipo di operazione nel settore della comunicazione e nelle organizzazioni che ne fanno uso.

E tutto ciò affascina, contagia e spinge le istituzioni, le aziende, i marchi etc. a voler imitare quei fenomeni che per primi s’impongono all’attenzione di molti e che incoraggiano tantissimi altri a seguire la stessa strada.

Però, se è vero che la rete e il fenomeno del social media marketing possono costituire un canale straordinario per avere “visibilità”, in pochi forse hanno compreso che per “scatenare” la viralità , oltre che dei bravi professionisti occorrono prima di tutto dei contenuti che facciano la differenza e che per fortuna a volte si trovano già dentro le attività.
Questione non da poco se pensiamo che quanto detto può fare la differenza fra essere o non essere, fra esistere per i nostri interlocutori o lavorare nella più totale “invisibilità”, con tutto ciò che ne comporta.

A proposito di quanto detto voglio cogliere l’occasione per riflettere su due fenomeni di cui accennavo in partenza.

Il primo contesto virale di cui voglio parlare è quello dell’ultima campagna Heineken “The Candidate”, perché oltre ad essere una mera operazione di viral di un marchio prestigioso e conosciutissimo, come quello della birra olandese, è a mio avviso molto di più e cioè la dimostrazione di come tutto (proprio tutto) in un contesto aziendale o di brand etc. è e può diventare comunicazione.

Quindi come tale può coinvolgere l’utente stimolando il suo interesse, la sua attenzione, il suo innato desiderio di condividere il “valore” di cosa vede con chi conosce.
Il sentiment che ha suscitato il brand, il grado di coerenza dell’operazione con lo stile del marchio sono tutte conseguenze importantissime da cui però per un attimo vorrei distogliere l’attenzione.
Perché?
Perché credo sia utile sottolineare come la campagna Heineken abbia inequivocabilmente dimostrato che in qualunque azienda, pur senza il grado di appeal del brand in questione o livello di budget, è bene poter immaginare che in ogni singolo reparto si costruisca quotidianamente la propria identità (possibilità di successo) a vantaggio di una crescente curiosità e di una comunicazione-passa parola “virale”….o vitale.

“L’essere o non essere” come diceva Sir William S.; credo che da oggi in poi stia tutto qui.

A mio avviso, infatti, sta proprio in quest’aspetto la genialità dei contenuti dell’operazione che mi hanno davvero colpito e davanti ai quali mi tolgo volentieri (e virtualmente)  il cappello.

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Di comunicazione e marketing virale in questo periodo si parla spesso.

A partire da chi pensa sia la soluzione marketing e commerciale a tutte le difficoltà, a chi crede che la viralità di una campagna sia possibile per qualunque azienda e per qualunque tipo di prodotto o servizio, per finire, per così dire, a chi è sicuro che la comunicazione virale sia una forma di pubblicità a basso costo che chissà per quale oscura forza è capace di diffondersi in Internet come fa un virus fra le persone, contagiando e lobotomizzando chiunque vi entri in contatto, al fine di orientarle all’acquisto dei prodotti o servizi oggetto di campagna.

Al di là del fatto che mi sono permesso di fare affermazioni volutamente “discutibili” e precisando che non ho intenzione di parlare in questo post di tecniche di marketing e di comunicazione virale “convenzionali”, mi va di parlare di un’esperienza all’aeroporto delle Marche che ritengo significativa pensando a come alcune potenziali pratiche di marketing virale “naturale” e  a costo zero non vengano ahimè, diciamo così, sfruttate in pieno.

In breve i fatti.

Qualche giorno or sono, mi sono trovato in aeroporto per girare 5/6 secondi di un video corporate per un mio cliente e con stupore ho scoperto che per questo tipo di attività, indipendentemente dal fatto che si giri il remake di Ben-Hur con un cast da colossal o una clip aziendale con una persona + operatore:

  1. E’ necessario chiedere l’autorizzazione scritta
  2. Che la suddetta autorizzazione è a pagamento
  3. Che l’oggetto del punto 1 ha bisogno di un iter burocratico di circa 10 giorni per dare il suo responso.

Ci tengo a puntualizzare che nel mio caso il personale dell’aeroporto s’è dimostrato all’altezza delle circostanze ed in breve, dopo aver allertato tutti coloro che andavano avvisati da procedura, mi hanno concesso di girare in seduta stante i miei 5 secondi di video senza colpo ferire.

Oltre a ringraziarli per il buon senso, tuttavia mi permetto di dire la mia sull’iter e su una politica che regola il permesso a realizzare dei contenuti video professionali, per come la vedo io, che  invece di “tutelare” un’area importante e strategica come quella dell’aeroporto, paradossalmente la penalizza fortemente.

Sia chiaro che non sto parlando dell’autorizzazione a filmare zone sensibili dello scalo, dove sarebbe giustificata la necessità di regolamentare e monitorare attività di diffusione dell’immagine, ma mi riferisco alla parte del terminal che è vissuto quotidianamente da centinaia di persone.

In particolare mi va di soffermarmi su quell’area dell’aeroporto delle Marche (la quasi totalità) dove chiunque, munito di smartphone e collegamento ad Internet ed ai social network, magari di ritorno da una vacanza,  può postare un video della sua esperienza in loco, liberamente e senza che niente e nessuno glielo possa vietare…. anche perché da nessuna parte (e ci mancherebbe) si trovano segnali che vietano simili attività.

Personalmente (disposizioni Enav a parte che prendo per buone e  su cui credo si possa discutere) al fine di dare una visibilità potenzialmente planetaria allo scalo delle Marche, soprattutto in un momento dove si pensa alla realtà marchigiana come esclusivo riferimento merci e dove tutto il tessuto imprenditoriale vive da anni una situazione di complessivo stallo,  immagino che un’attività virale a costo zero avrebbe di sicuro la forza per mettere in moto un volano virtuoso a vantaggio dell’aeroporto marchigiano. E aggiungo, perché no, anche del tessuto imprenditoriale che vi insiste.

In che modo?

Con il marketing virale “naturale” , che non necessita,  per essere attuato, della più grande fra le agenzie di comunicazione delle Marche o del mondo!

E udite udite… a 0 euro!

Per come la vedo io, infatti, basterebbe adottare alcune semplici regole che nell’immediato frutterebbero un po’ meno ma che nel lungo periodo risulterebbero molto più “interessanti”.

Provo ad elencare qui di seguito le regole del “marketing virale naturale” applicato a questo caso.

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“Appuntamento” su You Tube

29 settembre 2010 | di Diego Ciarloni

Il canale You Tube “dell’azienda” Michelangelo Prezioso con la pubblicazione di questa clip, per il momento, esaurisce la presentazione (video per video) di tutta la gamma prodotto più importante.

E’ la prima impresa nel suo settore e tra le prime in assoluto che ha deciso di percorrere con decisione ed impegno, su indicazione di Kontagio, la direzione che le permette di veicolare con più facilità e consistenza il valore e il significato delle propria proposta avendo realizzato e pubblicato, nel proprio canale, un video per ogni tipo di prodotto disponibile.

Utilizzare un portale come YouTube per promuovere l’immagine di un’azienda e dei propri prodotti, può sembrare una cosa insolita, invece proprio YouTube a mio avviso si conferma come un ottimo strumento di SEO e di Web Marketing, in quanto aiuta a strutturare il brand e i prodotti, e di conseguenza a generare interesse/traffico verso il rispettivo sito internet.

Tutti i video del canale, a questo proposito, sono stati pensati per contenere un rimando al portale web di riferimento e sono stati tutti realizzati e pubblicati in (HD) per avere un impatto immediato e gradevole, tale da favorirne l’individuazione e la visione alla massima qualità su qualunque tipo di supporto ( PC, Smartphone, iPad) al fine di generare un effetto il più possibile “virale”.

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“Appuntamento” su You Tube

2 agosto 2010 | di Diego Ciarloni

Proseguo con la pubblicazione periodica dei video prodotto Michelangelo Prezioso.
Adesso è la volta della Collezione Mito: qui di seguito l’interpretazione video della finestra bianca.
Sapore moderno, sound groove e stile metropolitano in ambiente sobrio ed elegante.
Michelangelo Prezioso è pronto per un nuovo viaggio esplorativo alla ricerca di nuove fonti d’ispirazione e di incontri importanti.

 

Di per sé il video, oggetto di quest’operazione, è la testimonianza della nascita di un metodo nuovo di raccontare non solo il cambio di rotta e di posizionamento di un’azienda di questo settore, ma anche il modo peculiare di interpretare le aspettative del mercato, cercando di sorprenderlo e di fornirgli delle indicazioni utili per rinnovare l’approccio al prodotto, il quale non sia solo di carattere pratico ma anche di tipo emozionale.

Ho ricercato nell’azienda (nel suo marchio), l’essenza di quanto andavo cercando per far nascere l’idea creativa.

L’esigenza principale era quella di raccontare che il prodotto copriwc di Mamo fosse in grado di integrarsi perfettamente alla sala da bagno, assecondando i gusti e le esigenze più disparate.

Abbinando l’esigenza al brand, è stato quasi naturale arrivare al concept: “MatriMonio perfetto”. Pensato per testimoniare che, proprio nella natura dell’azienda, vi fosse innata la predisposizione a realizzare prodotti che assecondassero perfettamente l’esigenza di abbinamento tra il coprisanitario e qualche cosa che andasse oltre il semplice wc, che abbracciasse di fatto tutto il bagno.

Celebrare quindi il MatriMonio tra il prodotto e la sala da bagno, individuata nella splendida showroom della Nice and Square PDF di passo di Treia, m’è sembrata la strada giusta.

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I’m Kontagio

17 giugno 2010 | di Diego Ciarloni

Ciao Mondo!

Ecco che dopo un periodo di gestazione durato qualche mese, vengo alla luce e comincio a raccontare in punta di tastiera e di mouse il mio percorso professionale e passionale, non senza quel pizzico di emozione che contraddistingue l’evento della “nascita”… digitale.

Ritengo doveroso iniziare a parlare cominciando proprio da me, motivando la scelta della mia denominazione, che non vuol essere ricondotta alla necessità di attribuirmi un “nome d’arte”, né all’intenzione di apparire necessariamente un’agenzia di pubblicità.

A me – Kontagio Comunicazione Attiva – è stato affidato il compito e la responsabilità di esprimere immediatamente il modello di lavoro di chi mi ha creato e voluto fortemente.

Kontagio - Comunicazione Attiva

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