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E’ quasi passata una settimana dagli attacchi a Parigi, gli stessi che hanno scosso buona parte dell’occidente e che inevitabilmente hanno avuto ricadute sulla nostra quotidianità.

Per quello che riguarda le “reazioni” del mondo della comunicazione, dei social network etc ho passato del tempo ad interrogarmi su ciò che stava accadendo e che non mi ha affatto lasciato indifferente.

Prima di addentrarmi nello specifico nel discorso, credo sia opportuno specificare che ciò di cui tratterò non ha nulla a che fare con l’atteggiamento e le reazioni delle persone, sui recenti accadimenti, ma piuttosto mi interessa orientare l’attenzione sulle reazioni di alcune grandi aziende e di alcuni fra i più importanti social network in relazione a quanto avvenuto.

In particolare proprio su quanto appena detto, il post del sito di Ninja Marketing (che vi invito a leggere) dal titolo: “I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi”, mi ha molto colpito in relazione alle realtà che hanno deciso di “re-agire” ai noti fatti accaduti nella capitale francese.

Dopo aver letto il post su indicato e dopo aver fatto un po’ di ricerca in rete, sono stato letteralmente assalito dalle domande che ho piacere e desiderio di condividere con voi, con l’intento, di provare a cercare assieme non tanto delle risposte certe, ma più delle considerazioni sul vero ruolo che può e deve giocare la comunicazione aziendale in questi casi.

La prima e forse l’unica domanda (piena zeppa di sotto-interrogativi) che mi e vi rivolgo è la seguente.

Cosa avrei (avreste) fatto se fossi (foste) stato/(i) nel team marketing e manageriale di Ikea, di Amazon o dei vari Facebook, Twitter e You Tube dopo quanto accaduto?

Posta in questi termini la questione mi metterebbe in grossa difficoltà…non so a voi.

Di sicuro prima di agire, in un modo o nell’altro, avrei sottoposto (come forse anche i colleghi avranno fatto) me e il mio team o la mia agenzia, ad una serie di sotto-quesiti e valutazioni molto complesse e delicate.

  1. Fermo restando che stiamo considerando il comportamento di grandi aziende, importanti realtà e relativi noti brand, che non possono rimanere indifferenti su quanto accade nel mondo, poiché essi stessi ne contribuiscono a creare l’identità, è giusto prendere e manifestare una posizione in merito alle recenti stragi?
  2. Sarebbero potuti rimanere “indifferenti”, i grandi marchi, a ciò che si è verificato? A quale prezzo? Avremmo davvero sentito una grave mancanza se al posto di bandiere, slogan etc, ci fosse stato solo silenzio?
  3. E in che modo è giusto che un marchio forte e riconosciuto dia un segnale in relazione al recente crimine? Con un semplice post come ha fatto Coca cola Francia,                                                                                                                Untitled-1

    o  con la bandiera + tanto di “Solidarietè” come ha fatto Amazon nel proprio sito?


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    O con la formula di Twitter, Facebook e You Tube, che al di là della loro specifica e concreta utilità nel merito, si sono “vestiti” del tricolore transalpino e in alcuni casi hanno invitato i propri utenti, come nel caso di Facebook, a modificare la propria immagine del profilo con i colori di Francia, in segno di fattiva partecipazione e vicinanza alle vittime? Oppure?

  4. Ma poi per quale motivo, penso, un brand debba esprimere un segnale così forte ed importante solo ora? Eppure di attentati e azioni di terrorismo, sfortunatamente in questi ultimi anni e in particolare in quest’ultimo periodo ce ne sono stati parecchi ed in svariate parti del mondo. Dunque? Perché ora? Perché così in tanti e fin ora (quasi) il nulla?
  5. E’ possibile (è una provocazione forte ma serve per capire) che  il #JeSuisParis in generale e il resto della manifesta vicinanza dei brand e delle multinazionali all’indubbio terribile momento francesce, venga attivata solo perché effettivamente coinvolge, direttamente e/o indirettamente, proprio quella fetta di mondo (e di mercato) a cui gli stessi grandi marchi devono l’esistenza?
  6. E’ anche possibile che “l’occidentale vicinanza” degli avvenimenti abbia mosso le “coscienze markettare” delle multinazionali solo venerdì scorso…ma allora perché non studiare qualche cosa di umanamente ed universalmente solidale anche a favore del Libano, che di recente ha subito un grave attacco terroristico, senza dimenticare la tragedia dell’aereo carico di passeggeri russi disintegratosi nei pressi del Sinai per le stesse finalità criminali?
  7. Perché non una visione di solidarietà seppur ritardataria, però giusta, diffusa e (magari) d’ora in avanti (con la speranza che non ce ne sia bisogno) puntuale e valida per tutti i popoli, nazioni e persone vittime di questo tipo di gravi soprusi, indipendentemente dalla collocazione geografica?
  8. E poi. Su cosa il grande e notorio marchio dovrebbe prendere posizione d’ora in avanti  e su cosa no?

Ecco gli interrogativi che mi sarei posto prima di postare bandiere, candele o fiocchi neri e su cui vi chiedo, cari amici markettari e responsabili marketing o di social media team, di riflettere e dirmi la vostra.

Voi (davvero) che avreste fatto?

Prima di rispondermi vi pregherei di guardare il video qui sotto, poiché è possibile che riflettiate (e mi capiate) un po’ meglio.

Ovviamente Crozza parla con una visione ben più allargata e approfondita che oltrepassa l’orticello della mera comunicazione, del marketing e dell’immagine!

Nel mio piccolo, anche se in clamoroso e colpevole ritardo, intanto pubblico qui di seguito la mia “immagine” che per un po’, in piena solidarietà con molti (non tutti ahimè), sarà la seguente…non costituirà la soluzione a tutti i mali e forse non ne sentivate la mancanza ma tant’è.

Spero in ogni caso che perdonerete la lentezza nella reattività, ma Kontagio, costituita solamente di “piccoli pezzi” di umano lavoro, al momento non rappresenta né un grande brand, né una consolidata multinazionale, anche se ha tutte le carte in regola per diventarlo…o almeno così mi piace pensare.

Dalle persone alle persone…sempre anche e soprattutto ora.

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#jesuishumaine

 

 

 

Ma come si faceva il “Mi piace” (sulle pagine Facebook) proprio nella medesima qualità di pagina fino a poco tempo fa?
Se si era amministratore della pagina Facebook in questione bastava “trasformarsi” in quest’ultima e cliccare su “mi piace” nella rispettiva pagina d’interesse e il gioco era fatto, senza correre alcun rischio di errore.
Per il cosiddetto “dislike” bastava (sempre in qualità di pagina e sempre sulla pagina oggetto degli intenti) cliccare sul bottone “Ti piace” l’opzione “non mi piace più” e non occorreva fare altro.
Oggi se hai la fortuna* di poter far funzionare le tue pagine Facebook “fuori dalla nuova modalità di amministrazione del social network” denominata business manager, le cose sono un pochino più “delicate” rispetto al passato anche se non si tratta di nulla di irrisolvibile.

Vediamo assieme di cosa si tratta e come agire.
1 Per mettere mi piace in qualità di pagina Facebook che amministri: anzitutto vai su quella che vuoi si collochi fra i preferiti (non più mi piace) della tua fan page, poi metti mi piace (ma non era preferiti?) a nome della tua stessa pagina (attenzione a selezionare quella giusta se ne amministri più di una) e sei a meta.

Facile no?

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2 Per il percorso contrario (non mi piace più) vai sulla pagina che vuoi rimuovere dai preferiti, o che non vuoi più seguire attraverso la pagina che amministri e clicca su “rimuovi dai preferiti della mia pagina”.

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Ma non avevamo messo “mi piace a nome della nostra pagina”!

Vabbè Facebook è americano e non può considerare queste sottigliezze semantiche Italiofone!

In ogni caso però mi raccomando fate attenzione.

Poiché durante l’operazione di “rimozione” è meglio verificare bene che stiate effettivamente operando per la pagina corretta, ad esempio nel caso abbiate fatto like (o quel che è) con più di una pagina a voi data in gestione.

Non si sa mai…
Tutto questo per dire che avrete compreso, spero, che la piccola complicazione del fare mi piace con una pagina facebook su un’altra rispetto a prima, consiste nell’obbligo da parte di Facebook di farci operare sempre e comunque come profilo personale e quindi in qualità di persona fisica che amministra il “destino” delle pagine in gioco.

Tutto ciò con il “rischio” di far fare un’azione voluta alla pagina sbagliata o viceversa (a patto che ovviamente ne amministriate più di una) con tutto ciò che questo comporta.

Ed è per questo che non posso non fare la seguente considerazione, con la speranza di trovare qualcuno, magari proprio del team di Facebook che abbia voglia di confrontarsi con profitto in merito.
Ma non era più immediato facile e meno “rischioso” il metodo originario?
E’ possibile!?

Infatti le cose, da questo punto di vista, attraverso le dinamiche del business manager cambiano ancora in realzione ai like (o preferiti) delle pagine Facebook.

Vedremo come…aiuto!! 😉

 

Come indicato nel titolo, dal 12 Marzo scorso, Facebook ha mantenuto la promessa di fare pulizia nelle nostre fan page rimuovendo tutti i “like” degli utenti ormai inattivi.

Il social di Mark Zuckerberg ha mosso dunque una vera e propria crociata verso i “fan non fan” e lo ha fatto per delle ragioni condivisibili

  • Per i proprietari delle pagine: la rimozione dei suddetti account, dopo la “rinfrescata”, fornirà dati sempre aggiornati sulle persone che seguono davvero gli aggiornamenti, e quindi faciliterà l’individuazione di un pubblico più reattivo anche per gli annunci a pagamento.
  • Per fornire agli amministratori di pagine e alle aziende un riferimento di utenti davvero interessati ai contenuti condivisi sulla pagina.
  • Per stanare i furbetti del quartiere e cioè per “ridimensionare” il numero dei like di chi, comprando fan fasulli, ha puntato (chissà per quale motivo) a “farsi bello” circondandosi di fantasmi.

Morale:

  • avremo un pubblico (ridimensionato) ma più definito
  • sapremo a chi parlare con più efficacia
  • orienteremo meglio le nostre campagne

In cambio di tutto ciò Facebook guadagnerà sia in fatto di affidabilità che in termini economici, rispettivamente sia perché sapremo a chi parleremo veramente e sia perché ovviamente saremo tutti più stuzzicati a farci avanti al fine di comperare veramente l’attenzione del nostro pubblico effettivo.

businessman pressing button with contact

“Bravo Facebook”!

Anzi potrei aggiungere quasi un: “Era ora caro Mark”!

“Ora però concentrati sul farti venire in mente come eliminare tutti gli account “fake” che affollano il social network: da chi usa secondi profili falsi, a tutta quella schiera di attività mascherate da persone fisiche che danneggiano più o meno direttamente qualunque sana iniziativa promozionale.

E che, se mi permetti, fanno perdere a te un po’di credibilità e a noi “comuni ed onesti mortali” non pochi soldini!

 Ma stai andando bene, non mollare Mark“! 😉

Se volete leggere il comunicato ufficiale sull’argomento potete cliccare qui.

 

Le opportunità date dai social media alle aziende è tanto variegato quanto in continuo cambiamento al punto da richiedere una seria valutazione ogni qual volta si pensi ad una qualche strategia di comunicazione.

Ecco perché non è facile rispondere alla famosa domanda: “Su quali social network o su cosa puntare al fine di raggiungere i miei obiettivi con l’aiuto del web“?

Iniziamo con il considerare qualunque “canale”, sia esso un sito un blog o un social network, come merita, ossia un mezzo con una propria specificità, in termini di codici e dinamiche di conversazione.

Come prima cosa dovremo pensare alla relazione con le aspettative dell’utenza di ciò che vorremmo implementare e ovviamente ai costi-benefici potenziali.

Facciamo un esempio.

Nel caso un’attività decida di aprire un’area news commentabile, un corporate blog o un blog “indipendente”, è bene che sappia che teoricamente lo sforzo dovrà comprendere sia l’aspetto economico che quello più prettamente lavorativo.

Ovviamente si dovrà investire una tantum sull’apertura della piattaforma e per il “mantenimento” a seconda delle circostanze.

Sarà inoltre importante ai fini di un buon coordinamento un giusto mix, fra il presidio della direzione, l’organizzazione dei copyblogger, con relativa valutazione della delega ad eventuali consulenti o agenzie per la redazione dei contenuti.

Personalmente ritengo il blog l’unico strumento attraverso il quale cercare di dare una chiara personalità all’azienda con cui tra l’altro diventa possibile conquistarsi, a patto che si producano contenuti di un certo interesse,  una buona reputazione, un discreto seguito ed un buon posizionamento organico nei motori di ricerca.

Social media doodles elements

Quindi tanto lavoro e un discreto investimento per essere ripagati dall’enorme potenziale visibilità dei contenuti che saranno visibili al pubblico più interessante possibile: quello che, se si è lavorato bene, sta cercando proprio ciò di cui si parla nei post.

Essere su Tumblr può avere senso…quale?

Non sarò io a dirvelo…e detto ciò passiamo oltre. 😉

Affrontiamo per un momento Twitter.

Stare su Twitter serve?

Secondo me, in generale, la risposta è sì, ovviamente se valutato bene il “famoso” quesito di cui sopra.

  1. Stare su Twitter può essere utile in caso vi sia una qualche importanza nel poter comunicare delle brevi info con una certa immediatezza.
  2. Essere su Twitter può aiutarvi a rilanciare dei rimandi a dei contenuti “più corposi” pubblicati da qualche altra parte sulle vostre piattaforme o sui vostri canali.
  3. Decidere di cinguettare su Twitter può essere inoltre molto “producente” a patto che alla base sia stato pensato un solido progetto a sostenere il tutto. Magari avete un’idea di conversazione-comunicazione che possa fare della brevità e dall’immediatezza un valore chiave! Pensate ad esempio a quel panettiere francese che twittava ogni qual volta il pane o la pizza erano stati appena sfornati dal suo forno ottenendo così con un successo strepitoso! Che altro social avrebbe potuto fare meglio nel suo caso?
  4. Oppure può essere uno strumento fantastico per dare risposte brevi ed immediate a chiunque lo richieda nel panorama delle attività aziendali.

Costi? Dipende dal tipo di utilizzo, ma direi abbordabili.

Potreste decidere di condividerne l’utilizzo con un reparto esterno o gestirlo in autonomia dopo un corso di formazione.

Abilità?

Dovrete sviluppare al massimo la vostra capacità di sintesi e di centrare gli argomenti in 140 caratteri, dovrete inoltre saper ascoltare bene e capire cosa dire e a chi, chi seguire, di cosa parlare, chi “merita” la vostra attenzione…dopo di che la vostra azienda non ne farà più a meno.

You Tube?

Le aziende, solitamente, lo usano come mero archivio di documenti video di tutto ciò che accade in un’azienda nel corso dell’attività lavorativa.

Un meeting, una fiera, una riunione agenti, per non parlare degli spot, delle presentazione aziendali o di prodotto e chi più ne ha più ne metta.

Non dimentichiamo però che rappresenta un potente strumento di marketing.

Ad esempio nel caso decidessimo di investire in un vero e proprio brand channel, molto più ricco di opportunità e funzionalità rispetto ad un mero user channel, come ad esempio l’aspetto grafico più personalizzato (simil sito web istituzionale) e la possibilità di poter collegare  piccole applicazioni web che possono offrire funzionalità aggiuntive e personalizzate.

Costi?

1 Dipende dal tipo di contenuto che può andare da un filmato che girate direttamente voi con il telefonino, ad uno video spot da migliaia di euro

2 Poi c’è l’aspetto di gestione del canale che va dal mero caricamento e posizionamento dei video (con la stesura delle descrizione, la scelta e l’uso delle keywords), alla personalizzazione e lavorazione degli stessi contenuti multimediali  e loro possibile promozione o direttamente nel canale o indirettamente da qualche altra “parte”.

Impegno?

Azienda e collaboratori dipendenti o indipendenti è bene che strutturino chiaramente il progetto e la suddivisione dei compiti e dell’attività di monitoring delle visualizzazioni, dei commenti etc.

Per non parlare della moderazione-interazione anche con altri canali-utenti a seconda del tipo di attività e capacità di coinvolgimento.

 

Social Media Sign

E Instagram?

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Il gruppo Fala di Ancona opera nel settore dell’illuminotecnica da più di 40 anni.

Si presenta sul mercato con tre marchi, ognuno rispettivamente pensato per un tipo di segmento operativo, oltre che per connotare meglio determinate tipologie di prodotto.
L’azienda progetta e produce direttamente la stragrande maggioranza degli elementi e dei componenti dei propri prodotti che propone sia in Italia che all’estero.

Gli obiettivi che ci siamo prefissi con l’attività di social media marketing, intesa sia come social networking che come social media adverting sono stati principalmente:

  • Sviluppare la community in Italia, ma soprattutto all’estero fra gli addetti ai lavori.
  • Puntare ad accrescere il numero del fan nei paesi e città indicate dal cliente.
  • Creare occasioni di engagement su tematiche relative ai prodotti, ai progetti e alle potenzialità del gruppo sui diversi tipi di interlocutori.
  • Invitare e quindi condurre potenziali clienti e opinion leader, presso le manifestazioni e fiere in cui il gruppo Fala ha partecipato con propri stand e proposte.
  • Attivare e accrescere nuovi collegamenti
  • Consolidare le partnership e collaborazioni in giro per il mondo, facendo indirettamente formazione sull’uso e sui reciproci vantaggi di un uso corretto del social networking.

I risultati nei primi mesi di collaborazione sono stati oltremodo incoraggianti, infatti attraverso l’uso di Facebook e Twitter ho potuto raccontare e far dialogare con profitto l’azienda di Ancona: sia con nuovi che con consolidati interlocutori in giro per il mondo: dall’Inghilterra all’Ucraina, dalla Russia al Giappone e dall’Italia al Canada.

Twitter

Architetti, progettisti, punti vendita, showroom e general contractors, oltre a possibili clienti finali di assoluto livello, stanno infatti popolando attivamente  la community del gruppo Fala, al punto che si pensa di trasferire nella comunicazione e conversazione sui social network una buona fetta dei prossimi investimenti in comunicazione, oltre ad una parte del lavoro operativo del gruppo, come ad esempio il customare care.

E questo è solo l’inizio della trasformazione del gruppo in una vera e propria enterprise 2.0.

L’azienda Fala è, dopo questo breve cammino assieme, un’impresa a cui ho dimostrato con i fatti e i risultati quant’è  importante per non dire decisivo investire con attenzione sul web e sui social network, al fine di poter dialogare (più che comunicare) più da vicino con i clienti.

Quanto sopra detto, a patto che  gli investimenti e l’impegno (assolutamente alla portata) siano costanti e rivolti al desiderio di ascoltare e migliorare la qualità delle relazioni, il risultato sarà un durevole oltre che di duraturo coinvolgimento con le persone di riferimento, in qualuque parte del mondo si trovino, con tutto ciò che questo comporta.

In questo modo avrà ancora più senso la bio che ho coniato per battezzare la modalità di fare social networking da parte del gruppo Fala di Ancona:

“Let’s talk about lighting and lighting design. We tunr on ideas to shine enviroments”.

Bella no? 😉

 

Fala

 

 

E’ da qualche giorno che sto meditando di scrivere questo post, pensato con il fine ultimo di farvi gli auguri per le prossime festività, ma soprattutto per tracciare dei bilanci del 2013 ormai ai titoli di coda… sarà stata “colpa” di Facebook che in questo periodo ci invita a guardare (in breve) ai momenti “più salienti” del nostro anno facebokkiano, chissà! :)

E a questo proposito, mi sembra opportuno prendere spunto da un video, postato da Socialbakers che mi ha particolarmente colpito: “The Story of Social Media in 2013” #SocialStory2013 in cui si “ripercorre” in 100 secondi la crescita dei social network più utilizzati nel corso di quest’ultimo anno.

Il video è particolarmente interessante non solo perché “dà i numeri”, ma anche perché evidenzia l’importanza del social web dal punto di vista dell’enorme opportunità che hanno le aziende e  i relativi brand per interagire direttamente con le persone, con l’obiettivo di stabilire una relazione immediata con degli “utili” interlocutori, assieme a tutto quanto questo comporta.

Ma quante sono le attività che rispondono effettivamente alle richieste e cioè che sono in grado di rendersi interessanti, mantenere la relazione e sostenere le istanze?

Solo 1/10….ahimè  anche io, in questi giorni, sto sperimentando la  “frustrazione da silenzio ed inerzia” di un brand sui social, ma, anche se non è per nulla facile, cerco di guardare all’altro lato della medaglia e penso che c’è spazio e bisogno di fare meglio ed è su quest’ultimo punto che, mi dico, dovremmo cercare di lavorare o almeno così mi piace pensare.

La sfida, infatti, sarà quella di saper offrire dei “motivi” sempre più validi per seguire questo o quel brand attraverso i rispettivi canali social.

In questi 100 secondi di video c’è molto altro oltre a quello che vi ho anticipato e quindi non mi rimane che smetterla di tediarvi con le mie parole, ma prima permettetemi di raccomandarvi di fare i bravi in queste prossime feste e come buoni propositi per il 2014 concedetemi di suggrirvene 1: parlate di più con i fornitori, i clienti e i vostri collaboratori diretti ed indiretti, anche usando i social media…le ragioni sono infinite…eccovi quelle del 2013.

Merry christmas and happy new year!

 

 

La “presenza” attiva  e la comunicazione sul territorio per un concessionario auto è un elemento strategico del proprio modello di business.

In questo senso i rivenditori auto stanno considerando sempre più il web come terreno privilegiato su cui agire ed operare.

In particolare c’è la voglia e la necessità, da parte di quest’ultimi, di cogliere l’opportunità di trasformare il  proprio punto vendita auto in vero e proprio concessionario 2.0.

Le modalità possono essere a volte discutibili ma non stiamo a sottilizzare…intanto qualche cosa si muove e sono ben felice che questo accada!

In particolare, a testimonianza di quanto appena detto, per il cliente Auto 90 (concessionario auto Peugeot e Skoda su Ancona e dintorni), ho avuto 5 mesi di libertà totale, (forse troppa) e un imperativo (obiettivo): portare clienti in salone attraverso l’uso dei social network.

Ho accattato la sfida (anche se io mi occupo di social media marketing e non di accompagnamento in salone, ci tengo a precisarlo)! Tuttavia nei fatidici 5 mesi sapete come è andata??

Praticamente da zero (senza poter mettere mano al sito web istituzionale fra le altre cose) e nonostante il social networking non serva propriamente e direttamente allo scopo indicato, ce l’ho fatta!

I clienti oggi entrano nel salone del mio cliente ed esclamano ai venditori frasi tipo: “T’ho trovato su Internet…” ” C’è tizio (nome del venditore)? ” Hai detto su Facebook che…”

Una certa soddisfazione, lo confesso, mi ha colto quando ho notato lo sguardo incredulo dei titolari per cotanto risultato!

Per arrivare a centrare l’obiettivo sono passato attraverso la scelta, la personalizzazione e l’attivazione dei canali social, una produzione di contenuti meno pubblicitari e di maggiore utilità, ho coinvolto, per quanto ho potuto, il personale del concessionario, ho aperto al dialogo, ho puntato alla rintracciabilità sui motori di ricerca e all’ascolto… oltre che a creare, più che mantenere, una buona reputazione.

In particolare ho agito come segue.

Ho fatto leva su Facebook

  1. in qualità di atterraggio della conversazione per i contenuti di quasi tutti gli altri canali 2.0: dalle foto ai video etc
  2. al fine di mantenere viva la community giá presente attraverso notizie e consigli funzionali non solo all’acquisto
  3. come fulcro per condividere le notizie del mondo Peugeot e Skoda con l’utenza privata.
  4. come base di partenza di contatto con le case automobilistiche di riferimento oltre che con le pagine delle riviste di settore
  5. come baluardo della buona reputazione aziendale data la più alta diffusione del social fra l’utenza
  6. per favorire il dialogo e lo scambio con le attività commerciali nei paraggi della concessionaria
  7. per coadiuvare il rapporto con la clientela business attraverso il dialogo fra pagine delle rispettive attività
  8. in qualità di customare care embrionale.

Canale Facebook Auto 90

 

Non ho per nulla trascurato Twitter leggi tutto

 

Una concessionaria auto 2.0: il caso Marco Liera

2 gennaio 2013 | di Diego Ciarloni

Da pochi mesi ho attivato un progetto di social media marketing per la concessionaria auto Marco Liera di Jesi.

Un tipo di attività  che è nata per caso, dopo aver riflettuto su alcune “singolari esperienze” vissute al fianco di alcuni amici intenti ad acquistare l’automobile nuova.

Le stesse singolari vicende che ho scoperto esser state provate da molte persone, compreso il sottoscritto, nelle fasi precedenti l’acquisto dell”auto e che sono magistralmente sintetizzate in questo post di Gianluca Diegoli. 

Per questo ho deciso di attivarmi delineando un’ipotesi di lavoro che fosse orientata: da una parte a migliorare l’approccio alla relazione, e dall’altra che aiutasse la concessionaria a costruire la propria reputazione prima che la propria community nei social network.

Esperienze singolari a parte, è un fatto ormai  provato che  sono molte le persone, che nel mondo delle “macchine”, forse più che in altri, utilizzano con profitto le ricerche su web e il confronto sui social media, sia per orientarsi all’acquisto  e sia per individuare anche il punto di riferimento più affidabile per la manutenzione del mezzo.

Tutto qui?

Nemmeno per sogno!

A mio avviso il web e  in particolare l’opportunità “social network” per le concessionarie auto al di là della funzione di coadiuvante alla vendita, rappresentano degli insostituibili canali per edificare il proprio grado di considerazione professionale sul territorio (reputazione) e per  stabilire contatti stabili e duraturi facendo leva da una parte sulla moltitudine dei contenuti su cui continuamente poter dibattere e dall’altra sulla passione, il fascino e lo spirito di appartenenza che da sempre contraddistingue il mondo dei marchi delle automobili.

Tutto ciò a patto che la concessionaria stessa o meglio tutto il personale della stessa sia disposto ad un cambio di mentalità professionale e sia aperto al parziale ripensamento delle modalità di approccio al proprio lavoro e al proprio rapporto con i clienti, con i fornitori, con i partners, con i colleghi e con il territorio.

In relazione a quanto appena detto, il mio compito, in questo caso, è stato quello, oltre che di creare, attivare e stimolare la conversazione mediante i canali social, anche e soprattutto quello di provare ad orientare, formare, avviare e seguire il personale della concessionaria stessa.

Ho lavorato in via del tutto sperimentale per certi versi, scegliendo di aprire e lavorare su 4 canali social (Facebook, Twitter, You Tube e Pinterest) al fine di raggiungere gli obiettivi che insieme al cliente abbiamo provato ad individuare

1 ascoltare/creare una community interessata alle argomentazioni relative alle attività della concessionaria e dei relativi marchi trattati.

2 raccontare il prodotto auto, provando a “digerire” tutte le informazioni che arrivano all’utente finale attraverso la comunicazione tradizionale dei brand trattati (Renault, Dacia, Nissan e Mahindra).

3 dare un volto alla forza vendita e al team tecnico dell’officina, rendendola protagonista di quanto appena indicato nel punto 2

4 relazionarci con le altre attività commerciali attive sul territorio per ipotizzare delle iniziative integrate e dare maggiore spinta alla conversazione sul territorio di competenza

5  metterci in relazione-dialogo sia con i canali dei brand trattati, sia con il mondo della comunicazione specializzata (Quattroruote etc), anch’essa fortemente presente con merito nel mondo del social media.

In pochissimo tempo (meno di 90 giorni) ed in un territorio piuttosto ristretto (Jesi e parte della Vallesina) i risultati sono stati i seguenti.

Attraverso il canale Facebook sono stati raggiunti gli obiettivi dei 5 punti.

Nello specifico questo social s’è dimostrato, secondo previsione, utile soprattutto per i punti 1-4-5.

In particolare per quanto riguarda il punto 4, la concessionaria è divenuta il contenitore più importante di tutte le attività, organizzazioni, enti etc che gravitano sul territorio di Jesi e dintorni e che in Facebook cercano un collegamento.
Tutto questo ha generato in particolare dei contatti con attività molto diverse fra loro, ma utili per fare networking e per integrare i propri servizi ed esperienze al fine di maturare una reputazione interessante nei confronti delle reciproche comunità.

Il canale Twitter, utile per informare i follwers sulle attività e sulle presentazioni trattate in salone e sul territorio, s’è rivelato il miglior strumento sia per l’ascolto che per l’interazione con i brand e con gli account della stampa specializzata (punto 5).

S’è rivelato, fra l’altro, lo strumento più adatto per raccontare e condividere in tempo reale le esperienze dei test drive e delle varie iniziative promozionali e per stabilire un coinvolgimento diretto ed immediato con ogni singolo utente sul territorio.

Le potenzialità non si fermano qui…

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Per il cliente MP infissi e il relativo marchio Michelangelo Prezioso, ho realizzato un’iniziativa promozionale integrata su alcuni prodotti in comune fra i due brand.

Attraverso l’uso di banner web, news sul sito e post su pagina Facebook , l’obiettivo è stato quello di comunicare, al potenziale utente/cliente finale, i vantaggi della promozione motivo del progetto.
A questo proposito, ho pensato di sfruttare tutti i mezzi a disposizione cercando di dare priorità alla chiarezza e all’immediatezza delle informazioni.
Per quanto riguarda il sito Michelangelo Prezioso ho pensato di dare risalto all’iniziativa, abbinando un banner dedicato alla news che ho redatto specificatamente sull’argomento.
Sviluppato orizzontalmente, il banner è stato pensato per sfruttare tutto l’ingombro a disposizione dello spazio riservato alle notizie del sito, dando più rilevanza e maggior riconoscibilità all’articolo.
In particolare quest’ultimo, indicizzato (“naturalmente”) nei principali motori di ricerca, è stato immediatamente postato anche su Facebook, grazie all’applicazione Rss Graffiti attivata sulla stessa pagina ufficiale e a sua volta collegata agli Rss del sito istituzionale: con un effetto di immediata diffusione della notizia nel proprio network..

Per il marchio Mp infissi si è tenuto conto degli spazi disponibili e della forte rintracciabilità del sito e quindi della potenziale visibilità della home page.
Per questo s’è pensato di sviluppare verticalmente un banner promozionale dedicato all’offerta, che ne sintetizzasse e marcasse con enfasi le caratteristiche.
Ciò tenuto conto della valenza del livello di rintracciabilità della piattaforma web nei motori di ricerca e della rilevanza grafica della testata.

Infine attraverso un linguaggio più formale, dopo alcuni giorni dalla messa on line dei banner e della news, ho iniziato a pubblicare sulla pagina Facebook Michelangelo Prezioso una serie di post informali di “promemoria” dell’iniziativa, che intendo continuare a postare di tanto in tanto fino alla fine del periodo di promozione.

In questo modo con un investimento minimo è stato possibile pensare di comunicare ai rivenditori dei marchi, ma soprattutto a quei potenziali utenti/clienti finali a cui i vantaggi della proposta si rivolgono direttamente.

 

La collaborazione grafica per la realizzazione dei banner è stata di Stefano Gennarelli di Qbico.

 

 

Nuove Brand Page di Facebook. Cosa cambia?

6 marzo 2012 | di Diego Ciarloni

In questi giorni se non parli della rinnovamento del lay out delle Brand Page del social network più famoso al mondo (Facebook) non sei nessuno 😉 e allora ho pensato che sarebbe stato utile dire la mia.

Ma prima credo sia importante sapere come si abilita la Facebook Timeline per la propria Brand Page
Per cominciare basta cliccare qui, apparirà il menù contenente tutte le pagine di cui siete amministratori e successivamente basterà cliccare su attiva l’anteprima, e il gioco sarà fatto.
Timline e Cover subito pronte sulla pagina scelta.
Le caratteristiche tecniche della foto da inserire nella Facebook Cover sono:
Larghezza: 851 px
Altezza: 315 px
Le caratteristiche del logo dovranno rispettare come sempre la forma quadrata e di almeno 180 pixel di larghezza.
Molto utile in ogni caso la guida ufficile di Facebook che potete trovare cliccando qui.
La lettura delle nuove bacheche con la Timeline, nonstante sembri meno lineare che in passato, rappresenta oggettivamente una soluzione grafica più intuitiva senza contare che la cover da la possibilità di esprimere un pizzico di creatività in più rispetto a prima.

Intanto, ecco come appaiono le nuove pagine Facebook con la timeline

Ma cosa cambia in sostanza?

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Kontagio è un marchio di Diego Ciarloni
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