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Post taggati: marketing non convenzionale

Ho deciso di scrivere questo post sulla cosiddetta comunicazione virale o viral marketing, poiché capita sempre più spesso di ricevere delle offerte di collaborazione o richieste di informazioni su questo ambito.

In particolare uno fra gli aspetti che più di tutti colpisce, sia nelle richieste di potenziali clienti, sia negli annunci di bandi di gara alla ricerca di un impatto comunicativo non convenzionale è che si richiede, con sempre maggiore insistenza, un “prodotto” creativo dallo spiccato “viral DNA”.

Il tutto come una mera variante di un’azione promozionale tradizionale, forse senza comprenderne bene le differenze di metodo e perché no anche di costo.

In ogni caso non è mia intenzione, in questo post, parlare delle differenze fra le due “tipologie” di comunicazione, piuttosto vorrei cercare di focalizzare sulla realizzazione del contenuto virale, che dovrà essere POTENZIALMENTE capace di generare quanti più contatti, visualizzazioni, condivisioni possibili…anche se sappiamo bene che per una buona campagna di viral etc, un video o un post da solo non basta.

Ma per partire bene, quali sono le caratteristiche che dovrà avere un contenuto per possedere un DNA virale?

Quali peculiarità dovrà possedere ciò che ci chiede un cliente, per far sì che diventi talmente interessante al punto da riuscire a stimolare una reazione degli utenti, come quella di mettere un like, lasciare un commento o condividere il contenuto stesso?

Provo a farvi qualche esempio.

Viral Marketing

1 La capacità di emozionare è a mio avviso la I chiave per poter definire un contenuto potenzialmente virale.

E’ un po’ come far risuonare le corde più intime delle persone, non è per nulla semplice, ma se ci si riesce il risultato spesso può risultare sorprendente.

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Con questo post voglio parlare di una “case history” molto interessante riguardante l’importanza della reputazione delle persone nelle trattative d’affari.
Questo per dimostrare, semmai ce ne sia bisogno, l’efficacia di una nuova visione del “marketing aziendale” indipendentemente dal fatto che sia etichettato non convenzionale (non conventional-integrated communication) o meno.
Un’esperienza che mi è indirettamente capitata e che, per come la vedo io, è testimonial dell’enorme potenzialità di rinnovamento e di rilancio insita in una ‘giusta presenza su web’ di ogni dipendente, collaboratore e soprattutto di ogni azienda, in grado di aprire nuovi orizzonti mentali, commerciali e persino spirituali.
Un caso che credo ci debba far riflettere su quali siano le priorità e le peculiarità da sfruttare grazie all’utilizzo di nuovi codici, linguaggi, strumenti e approcci alla comunicazione.
Ovviamente siete liberi di non credere a quanto sto per scrivere e sul fatto che la storia sia effettivamente vera o meno.

archimede
I fatti in breve.

Circa due anni fa una imprenditrice appassionata di letteratura e poesia, essa stessa autrice di romanzi e poesie, intuisce che per questa sua passione sarebbe stata utile una “presenza” attiva sui social network.

Gli obiettivi? Nessuno.

Le ambizioni? Zero.

 

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Comunicazione virale ovvero “essere o non essere”.

28 febbraio 2013 | di Diego Ciarloni

Appena ripreso dall’abbuffata elettorale, cerco di mettere in fila un paio di fatti clamorosi (fra cui le stesse elezioni) che in qualche modo mi hanno colpito e che in queste ultimissime settimane hanno evidenziato, semmai ce ne fosse stata la necessità, l’importanza del binomio comunicazione – contenuti in ottica di successo della diffusione del messaggio (e della sua efficacia): in due parole, della sua viralità.
L’impressione, infatti, è che quest’ultima sia destinata ad essere sempre di più una fra i più interessanti termometri dell’efficacia (e/o dell’esistenza) di qualunque tipo di operazione nel settore della comunicazione e nelle organizzazioni che ne fanno uso.

E tutto ciò affascina, contagia e spinge le istituzioni, le aziende, i marchi etc. a voler imitare quei fenomeni che per primi s’impongono all’attenzione di molti e che incoraggiano tantissimi altri a seguire la stessa strada.

Però, se è vero che la rete e il fenomeno del social media marketing possono costituire un canale straordinario per avere “visibilità”, in pochi forse hanno compreso che per “scatenare” la viralità , oltre che dei bravi professionisti occorrono prima di tutto dei contenuti che facciano la differenza e che per fortuna a volte si trovano già dentro le attività.
Questione non da poco se pensiamo che quanto detto può fare la differenza fra essere o non essere, fra esistere per i nostri interlocutori o lavorare nella più totale “invisibilità”, con tutto ciò che ne comporta.

A proposito di quanto detto voglio cogliere l’occasione per riflettere su due fenomeni di cui accennavo in partenza.

Il primo contesto virale di cui voglio parlare è quello dell’ultima campagna Heineken “The Candidate”, perché oltre ad essere una mera operazione di viral di un marchio prestigioso e conosciutissimo, come quello della birra olandese, è a mio avviso molto di più e cioè la dimostrazione di come tutto (proprio tutto) in un contesto aziendale o di brand etc. è e può diventare comunicazione.

Quindi come tale può coinvolgere l’utente stimolando il suo interesse, la sua attenzione, il suo innato desiderio di condividere il “valore” di cosa vede con chi conosce.
Il sentiment che ha suscitato il brand, il grado di coerenza dell’operazione con lo stile del marchio sono tutte conseguenze importantissime da cui però per un attimo vorrei distogliere l’attenzione.
Perché?
Perché credo sia utile sottolineare come la campagna Heineken abbia inequivocabilmente dimostrato che in qualunque azienda, pur senza il grado di appeal del brand in questione o livello di budget, è bene poter immaginare che in ogni singolo reparto si costruisca quotidianamente la propria identità (possibilità di successo) a vantaggio di una crescente curiosità e di una comunicazione-passa parola “virale”….o vitale.

“L’essere o non essere” come diceva Sir William S.; credo che da oggi in poi stia tutto qui.

A mio avviso, infatti, sta proprio in quest’aspetto la genialità dei contenuti dell’operazione che mi hanno davvero colpito e davanti ai quali mi tolgo volentieri (e virtualmente)  il cappello.

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Nel capoluogo dorico turisti pagati fino a 3 € al giorno per visitare la città!

Per trascorrere una vacanza o un soggiorno ad Ancona, si avrà diritto ad un incentivo immediatamente monetizzabile al momento del pagamento delle fatture in qualunque struttura ricettiva cittadina.
Queste ultime saranno tenute a scontare fino a 3 € al giorno per persona, dal totale di spesa di ogni turista in visita nel capoluogo di regione.

In un momento in cui andare in vacanza è sempre più complicato Ancona, con l’iniziativa di “pagare di tasca propria i turisti” assecondando il difficile momento economico, ha deciso di investire in un’azione senza precedenti…che in molti definiscono folle.
I risultati?
Il video su You Tube, in cui oltre a far vedere le bellezze cittadine si da voce ai primi turisti che beneficiano con stupore e piacere dell’incentivo,  impazza sulla rete.

Il sito Internet del comune di Ancona sta avendo un picco di visite mai visto prima e i centralini dell’assessorato al turismo sono letteralmente presi d’assalto, il passaparola è giunto in ogni parte d’Italia arrivando fino in Nord Europa e negli USA, dove molte persone stanno facendo un pensierino sulla nostra città che, nella maggior parte dei casi (indipendentemente dal fatto che si tratti di turisti italiani o stranieri) fino ad oggi magari neanche era stata mai sentita nominare.

Chi può resistere infondo ad un simile incentivo?

Le prenotazioni negli Hotel, B&B etc hanno saturato la capacità ricettiva per la stagione estiva in poco tempo, tant’è che si sta pensando per la prima volta di estendere la stagione in mesi notoriamente morti…dal momento che l’interesse è altissimo, anche per le bellezze storico-artistiche e culturali del capoluogo.
In città il fermento è altissimo, sono molti i giovani e i disoccupati che hanno trovato occupazione diretta nel settore turistico-ricettivo e nell’indotto.
Altri stanno pensando a nuove avventure imprenditoriali e sono molte le idee che stanno nascendo attorno a questo piccolo grande miracolo locale.

Incredibile!

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“Il lato oscuro del marketing non convenzionale”

24 ottobre 2011 | di Diego Ciarloni

Da circa un anno ho in mente di affrontare il tema di questo post ma, sia perché le informazioni a riguardo non mi sembravano sufficienti e un po’ per darmi il tempo necessario per approfondire meglio la ricerca in rete, solo ora mi accingo a farlo anche forte del fatto di aver partecipato ad alcuni corsi specifici di approfondimento e discussione. Ammetto che sebbene questi contesti formativi siano stati interessanti, tuttavia non sono riuscito a trovare una risposta esaustiva a quanto cercavo.
Così ho deciso di dedicarmi a questo post, con la speranza di suscitare un dibattito e magari riuscire ad ottenere, dalla rete stessa, punti di vista e considerazioni capaci di dare risposta a quello che ritengo essere ad oggi un tema mai affrontato con decisione e chiarezza. Un tema che, invece, dal mio punto di vista rappresenta la vera sfida con cui dovremmo confrontarci noi operatori del settore, in relazione ai nostri clienti, ai risultati da loro raggiunti e all’economia in generale.
Dunque va da sé che l’oggetto dello scrivere vuol essere soprattutto lo spunto per una conversazione, la scintilla per un dibattito che mi aiuti a capire in che misura è possibile adottare le tecniche cosiddette di marketing non convenzionale, social media e viral,  nell’ambito di attività di comunicazione rivolte ad attività business to business.
Le domande a cui non ho trovato risposta si sono arenate ogni qualvolta, in rete o ai corsi che ho frequentato, gli esempi più significativi  facevano riferimento a casi di successo specificatamente in seno a settori e a marchi che si rivolgevano o si rivolgono ad un’ampia clientela di massa.
Le mie perplessità a questo punto si pongono al pensiero che la maggior parte delle agenzie di pubblicità, dei consulenti marketing e comunicazione e degli operatori del settore si rivolgono ad aziende ed attività che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano con una clientela intermedia, per la quale le regole ed i vantaggi del marketing seguono logiche diverse.

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