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Nuove Brand Page di Facebook. Cosa cambia?

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6 marzo 2012 | di Diego Ciarloni

In questi giorni se non parli della rinnovamento del lay out delle Brand Page del social network più famoso al mondo (Facebook) non sei nessuno ;) e allora ho pensato che sarebbe stato utile dire la mia.

Ma prima credo sia importante sapere come si abilita la Facebook Timeline per la propria Brand Page
Per cominciare basta cliccare qui, apparirà il menù contenente tutte le pagine di cui siete amministratori e successivamente basterà cliccare su attiva l’anteprima, e il gioco sarà fatto.
Timline e Cover subito pronte sulla pagina scelta.
Le caratteristiche tecniche della foto da inserire nella Facebook Cover sono:
Larghezza: 851 px
Altezza: 315 px
Le caratteristiche del logo dovranno rispettare come sempre la forma quadrata e di almeno 180 pixel di larghezza.
Molto utile in ogni caso la guida ufficile di Facebook che potete trovare cliccando qui.
La lettura delle nuove bacheche con la Timeline, nonstante sembri meno lineare che in passato, rappresenta oggettivamente una soluzione grafica più intuitiva senza contare che la cover da la possibilità di esprimere un pizzico di creatività in più rispetto a prima.

Intanto, ecco come appaiono le nuove pagine Facebook con la timeline

Ma cosa cambia in sostanza?

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Da circa un anno ho in mente di affrontare il tema di questo post ma, sia perché le informazioni a riguardo non mi sembravano sufficienti e un po’ per darmi il tempo necessario per approfondire meglio la ricerca in rete, solo ora mi accingo a farlo anche forte del fatto di aver partecipato ad alcuni corsi specifici di approfondimento e discussione. Ammetto che sebbene questi contesti formativi siano stati interessanti, tuttavia non sono riuscito a trovare una risposta esaustiva a quanto cercavo.
Così ho deciso di dedicarmi a questo post, con la speranza di suscitare un dibattito e magari riuscire ad ottenere, dalla rete stessa, punti di vista e considerazioni capaci di dare risposta a quello che ritengo essere ad oggi un tema mai affrontato con decisione e chiarezza. Un tema che, invece, dal mio punto di vista rappresenta la vera sfida con cui dovremmo confrontarci noi operatori del settore, in relazione ai nostri clienti, ai risultati da loro raggiunti e all’economia in generale.
Dunque va da sé che l’oggetto dello scrivere vuol essere soprattutto lo spunto per una conversazione, la scintilla per un dibattito che mi aiuti a capire in che misura è possibile adottare le tecniche cosiddette di marketing non convenzionale, social media e viral,  nell’ambito di attività di comunicazione rivolte ad attività business to business.
Le domande a cui non ho trovato risposta si sono arenate ogni qualvolta, in rete o ai corsi che ho frequentato, gli esempi più significativi  facevano riferimento a casi di successo specificatamente in seno a settori e a marchi che si rivolgevano o si rivolgono ad un’ampia clientela di massa.
Le mie perplessità a questo punto si pongono al pensiero che la maggior parte delle agenzie di pubblicità, dei consulenti marketing e comunicazione e degli operatori del settore si rivolgono ad aziende ed attività che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano con una clientela intermedia, per la quale le regole ed i vantaggi del marketing seguono logiche diverse.

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Essere d’accordo con chi ha deciso del destino di Desmoblog di Ducati (Gluca), è un aspetto su cui mi va di spendere qualche parola, ironia della sorte, proprio nel mio blog! Quello a cui faccio riferimento è un caso, non isolato, che dimostra la fine di un progetto legato alla condivisione di passioni ed informazioni associate al brand della “nazionale delle due ruote”. Mi ci soffermo perché richiama il rapporto investimento/impegno e risultato, su cui spesso mi sono interrogato facendo valutazioni legate alla mia esperienza, che per diverse ragioni non si può paragonare a quella dei cosiddetti “guru” del social media di cui, ci tengo a dirlo, non faccio parte.

E’ doveroso precisare che non ho particolari antipatie verso i ‘corporate blog’ propriamente detti, prova ne è che ne ho adottati ben due.. o quasi!

Tuttavia spesso m’è capitato di riflettere su quanto, queste formidabili modalità di espressione e di relazione, siano davvero in grado di giustificare la loro “insostituibilità” in rapporto agli investimenti di un’azienda , al tipo di obiettivi, ai contenuti e ai risultati in termini di engagement e non solo.

Matteo Failla dice: “Un blog è impegnativo come e più di un figlio: per crescerlo nel migliore dei modi bisogna dedicarcisi con amore e costanza”

Il punto cruciale credo sia chiedersi onestamente, come qualcuno comincia a fare, quale sia il limite superato il quale il corporate blog (problemi di gestione a parte) non ha più motivo di esistere; o se quell’ambito di relazioni, argomentazioni e conversazioni sia di fatto coltivabile e raggiungibile anche attraverso strade alternative, meno “impegnative” e potenzialmente più adatte a raggiungere il coinvolgimento sperato. Sto parlando dei social network, sul cui “oscuro futuro” previsto da molti sarebbe interessantissimo parlare e di cui comunque mi preoccupo poco.

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