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Post taggati: Social network

Come indicato nel titolo, dal 12 Marzo scorso, Facebook ha mantenuto la promessa di fare pulizia nelle nostre fan page rimuovendo tutti i “like” degli utenti ormai inattivi.

Il social di Mark Zuckerberg ha mosso dunque una vera e propria crociata verso i “fan non fan” e lo ha fatto per delle ragioni condivisibili

  • Per i proprietari delle pagine: la rimozione dei suddetti account, dopo la “rinfrescata”, fornirà dati sempre aggiornati sulle persone che seguono davvero gli aggiornamenti, e quindi faciliterà l’individuazione di un pubblico più reattivo anche per gli annunci a pagamento.
  • Per fornire agli amministratori di pagine e alle aziende un riferimento di utenti davvero interessati ai contenuti condivisi sulla pagina.
  • Per stanare i furbetti del quartiere e cioè per “ridimensionare” il numero dei like di chi, comprando fan fasulli, ha puntato (chissà per quale motivo) a “farsi bello” circondandosi di fantasmi.

Morale:

  • avremo un pubblico (ridimensionato) ma più definito
  • sapremo a chi parlare con più efficacia
  • orienteremo meglio le nostre campagne

In cambio di tutto ciò Facebook guadagnerà sia in fatto di affidabilità che in termini economici, rispettivamente sia perché sapremo a chi parleremo veramente e sia perché ovviamente saremo tutti più stuzzicati a farci avanti al fine di comperare veramente l’attenzione del nostro pubblico effettivo.

businessman pressing button with contact

“Bravo Facebook”!

Anzi potrei aggiungere quasi un: “Era ora caro Mark”!

“Ora però concentrati sul farti venire in mente come eliminare tutti gli account “fake” che affollano il social network: da chi usa secondi profili falsi, a tutta quella schiera di attività mascherate da persone fisiche che danneggiano più o meno direttamente qualunque sana iniziativa promozionale.

E che, se mi permetti, fanno perdere a te un po’di credibilità e a noi “comuni ed onesti mortali” non pochi soldini!

 Ma stai andando bene, non mollare Mark“! 😉

Se volete leggere il comunicato ufficiale sull’argomento potete cliccare qui.

 

Le opportunità date dai social media alle aziende è tanto variegato quanto in continuo cambiamento al punto da richiedere una seria valutazione ogni qual volta si pensi ad una qualche strategia di comunicazione.

Ecco perché non è facile rispondere alla famosa domanda: “Su quali social network o su cosa puntare al fine di raggiungere i miei obiettivi con l’aiuto del web“?

Iniziamo con il considerare qualunque “canale”, sia esso un sito un blog o un social network, come merita, ossia un mezzo con una propria specificità, in termini di codici e dinamiche di conversazione.

Come prima cosa dovremo pensare alla relazione con le aspettative dell’utenza di ciò che vorremmo implementare e ovviamente ai costi-benefici potenziali.

Facciamo un esempio.

Nel caso un’attività decida di aprire un’area news commentabile, un corporate blog o un blog “indipendente”, è bene che sappia che teoricamente lo sforzo dovrà comprendere sia l’aspetto economico che quello più prettamente lavorativo.

Ovviamente si dovrà investire una tantum sull’apertura della piattaforma e per il “mantenimento” a seconda delle circostanze.

Sarà inoltre importante ai fini di un buon coordinamento un giusto mix, fra il presidio della direzione, l’organizzazione dei copyblogger, con relativa valutazione della delega ad eventuali consulenti o agenzie per la redazione dei contenuti.

Personalmente ritengo il blog l’unico strumento attraverso il quale cercare di dare una chiara personalità all’azienda con cui tra l’altro diventa possibile conquistarsi, a patto che si producano contenuti di un certo interesse,  una buona reputazione, un discreto seguito ed un buon posizionamento organico nei motori di ricerca.

Social media doodles elements

Quindi tanto lavoro e un discreto investimento per essere ripagati dall’enorme potenziale visibilità dei contenuti che saranno visibili al pubblico più interessante possibile: quello che, se si è lavorato bene, sta cercando proprio ciò di cui si parla nei post.

Essere su Tumblr può avere senso…quale?

Non sarò io a dirvelo…e detto ciò passiamo oltre. 😉

Affrontiamo per un momento Twitter.

Stare su Twitter serve?

Secondo me, in generale, la risposta è sì, ovviamente se valutato bene il “famoso” quesito di cui sopra.

  1. Stare su Twitter può essere utile in caso vi sia una qualche importanza nel poter comunicare delle brevi info con una certa immediatezza.
  2. Essere su Twitter può aiutarvi a rilanciare dei rimandi a dei contenuti “più corposi” pubblicati da qualche altra parte sulle vostre piattaforme o sui vostri canali.
  3. Decidere di cinguettare su Twitter può essere inoltre molto “producente” a patto che alla base sia stato pensato un solido progetto a sostenere il tutto. Magari avete un’idea di conversazione-comunicazione che possa fare della brevità e dall’immediatezza un valore chiave! Pensate ad esempio a quel panettiere francese che twittava ogni qual volta il pane o la pizza erano stati appena sfornati dal suo forno ottenendo così con un successo strepitoso! Che altro social avrebbe potuto fare meglio nel suo caso?
  4. Oppure può essere uno strumento fantastico per dare risposte brevi ed immediate a chiunque lo richieda nel panorama delle attività aziendali.

Costi? Dipende dal tipo di utilizzo, ma direi abbordabili.

Potreste decidere di condividerne l’utilizzo con un reparto esterno o gestirlo in autonomia dopo un corso di formazione.

Abilità?

Dovrete sviluppare al massimo la vostra capacità di sintesi e di centrare gli argomenti in 140 caratteri, dovrete inoltre saper ascoltare bene e capire cosa dire e a chi, chi seguire, di cosa parlare, chi “merita” la vostra attenzione…dopo di che la vostra azienda non ne farà più a meno.

You Tube?

Le aziende, solitamente, lo usano come mero archivio di documenti video di tutto ciò che accade in un’azienda nel corso dell’attività lavorativa.

Un meeting, una fiera, una riunione agenti, per non parlare degli spot, delle presentazione aziendali o di prodotto e chi più ne ha più ne metta.

Non dimentichiamo però che rappresenta un potente strumento di marketing.

Ad esempio nel caso decidessimo di investire in un vero e proprio brand channel, molto più ricco di opportunità e funzionalità rispetto ad un mero user channel, come ad esempio l’aspetto grafico più personalizzato (simil sito web istituzionale) e la possibilità di poter collegare  piccole applicazioni web che possono offrire funzionalità aggiuntive e personalizzate.

Costi?

1 Dipende dal tipo di contenuto che può andare da un filmato che girate direttamente voi con il telefonino, ad uno video spot da migliaia di euro

2 Poi c’è l’aspetto di gestione del canale che va dal mero caricamento e posizionamento dei video (con la stesura delle descrizione, la scelta e l’uso delle keywords), alla personalizzazione e lavorazione degli stessi contenuti multimediali  e loro possibile promozione o direttamente nel canale o indirettamente da qualche altra “parte”.

Impegno?

Azienda e collaboratori dipendenti o indipendenti è bene che strutturino chiaramente il progetto e la suddivisione dei compiti e dell’attività di monitoring delle visualizzazioni, dei commenti etc.

Per non parlare della moderazione-interazione anche con altri canali-utenti a seconda del tipo di attività e capacità di coinvolgimento.

 

Social Media Sign

E Instagram?

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Il nuovo Foursquare 8

8 agosto 2014 | di Diego Ciarloni

Vi aspettavate un post del tipo: “Buone ferie a tutti”, con tanto di foto di pc buttato in acqua per i più “liberatori” o una bella foto di una serie di volumi da portare sotto l’ombrellone per quelli più “secchioni”?

Spiacente di deludervi! 😉

Ieri è stato lanciato sulle piattaforme Google Play e  IOS  il nuovo Foursquare 8 (letto per intero e velocemente sembra un nome adatto ad un cane di piccola taglia), che non ho resistito a provare e ad approfondire per farmi un’idea sulla novità e sulle possibili ricadute in termini di opportunità.

Direi di partire dalla più grande concreta novità su cui a mio avviso fa leva questa “rivoluzione geolocalizzante” ossia su quella che viene riassunta dallo stesso Fourquare con le seguenti “indicazioni”.

“I nostri gusti sono diversi, quindi perché dovremmo ottenere gli stessi risultati dalla ricerca?

Il nuovo Foursquare impara cosa ti piace e ti porta in posti che ti piaceranno”.

I tuoi gusti possono essere specifici come “whisky” o “caramello salato” o più in generale come “posti a sedere all’aperto” o “librerie di usato”. 

Ciò significa essenzialmente alcune cose molto importanti che voglio provare qui di seguito a sintetizzare.

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11 consigli per avere successo con il crowdfunding.

31 marzo 2014 | di Diego Ciarloni

Sarà perché è uno strumento relativamente nuovo e affascinante, sarà perché ci sono continui sviluppi e applicazioni di questo fenomento di finanziamento dalla folla, ma soprattutto sarà perché ho iniziato anche io a cimentarmi attivamente con un progetto di crowdfunding molto ambizioso, nonostante si tratti di un progetto culturale no profit, sta di fatto che credo sia giusto dare il mio piccolo contributo, nei confronti di un’opportunità, quella del crowdfunding, che credo meriti sempre più considerazione non solo da coloro che ne fanno uso per progetti extra imprenditoriali.

Non credo ci sia bisogno di spiegarvi cosa sia il crowdfunding, quali siano le piattaforme più utilizzate in questo senso e come ognuna di essa funzioni in relazione al progetto di raccolta presentato.

Quello su cui invece vorrei puntare è cercare di darvi qualche piccolo suggerimento su come sfruttare al meglio questa “pratica” o fenomento, affinché l’idea della raccolta di denaro dalle persone centri i vostri obiettivi indipendentemente dal tipo di crowdfunding che adotterete.

1 Presentate un progetto che abbia nel suo DNA, un potenziale “attrattivo” interessante.

Un conto sarà infatti presentare un’idea per realizzare il vostro prossimo romanzo d’amore, un conto sarà chiedere sostegno per realizzare un ospedale in un luogo in cui non ce ne sono.
Per dire che fare un po’ di autocritica prima di partire, può far risparmiare un sacco di inutile “fatica”.

2 Non pensate che basti inserire il progetto in 1 o più piattaforme di crowdfunding affinché ci sia la ressa di sostenitori.
Esserci è una condizione necessaria ma non risolutiva.

3 Tente conto che mai come in questo caso, l’unione fa la forza!

Affinché un progetto abbia successo, indipendentemente dalla sua finalità e valore: più siete a sostenere la scommessa, fin dalla partenza e meglio è…se poi nel gruppo iniziale avete qualcuno di molto influente e parecchio conosciuto nell’ambito in cui pensate di far leva per raccogliere credito, è meglio!

4 Condividete il progetto attraverso i social network, considerando che molto probabilmente non basterà per raggiungere l’obiettivo, anche se vi sarà di parecchio aiuto.

Non siamo tutti star del web e quindi, condividere attraverso i nostri canali il o i link dei progetti di crowdfunding a volte può risultare deludente, ma nonostante ciò è giusto e naturale agire in tal senso.

5 Non fatevi prendere dall’ansia e dalla voglia di ottenere tutto e subito.         

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Per una nuova start up nel settore delle energie rinnovabili mi è stato commissionato lo studio del naming – studio e abbinamento del pay off,  realizzazione del logo, dell’immagine coordinata e dei pieghevoli informativi sia per la clientela privata che business.

Per il naming, ho fatto leva sulla denominazione “e-nergy” e l’ho abbinato al seguente pay off: “l’evoluzione dell’energia”.

La suddetta combinazione mi è sembrata la migliore, al fine di dotare l’azienda di una straordinaria immediatezza sulla tipologia di attività e di servizi offerti e nello stesso tempo ho fatto questa scelta per dare spazio alla possibilità  di giustificare anche future aree di business collegate.

Il nome possiede un valore enorme in fatto di potenziale rintracciabilità organica nei motori di ricerca e nei social network: difatti, sia il naming che il pay off sono stati individuati considerando le principali keywords in uso nel segmento di attività.

Il sistema di naming E-… da una parte denota una chiara identità contemporanea e propriamente evoluta, dall’altra è capace di andare oltre il significato “tecnico” diretto.

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Il gruppo Fala di Ancona opera nel settore dell’illuminotecnica da più di 40 anni.

Si presenta sul mercato con tre marchi, ognuno rispettivamente pensato per un tipo di segmento operativo, oltre che per connotare meglio determinate tipologie di prodotto.
L’azienda progetta e produce direttamente la stragrande maggioranza degli elementi e dei componenti dei propri prodotti che propone sia in Italia che all’estero.

Gli obiettivi che ci siamo prefissi con l’attività di social media marketing, intesa sia come social networking che come social media adverting sono stati principalmente:

  • Sviluppare la community in Italia, ma soprattutto all’estero fra gli addetti ai lavori.
  • Puntare ad accrescere il numero del fan nei paesi e città indicate dal cliente.
  • Creare occasioni di engagement su tematiche relative ai prodotti, ai progetti e alle potenzialità del gruppo sui diversi tipi di interlocutori.
  • Invitare e quindi condurre potenziali clienti e opinion leader, presso le manifestazioni e fiere in cui il gruppo Fala ha partecipato con propri stand e proposte.
  • Attivare e accrescere nuovi collegamenti
  • Consolidare le partnership e collaborazioni in giro per il mondo, facendo indirettamente formazione sull’uso e sui reciproci vantaggi di un uso corretto del social networking.

I risultati nei primi mesi di collaborazione sono stati oltremodo incoraggianti, infatti attraverso l’uso di Facebook e Twitter ho potuto raccontare e far dialogare con profitto l’azienda di Ancona: sia con nuovi che con consolidati interlocutori in giro per il mondo: dall’Inghilterra all’Ucraina, dalla Russia al Giappone e dall’Italia al Canada.

Twitter

Architetti, progettisti, punti vendita, showroom e general contractors, oltre a possibili clienti finali di assoluto livello, stanno infatti popolando attivamente  la community del gruppo Fala, al punto che si pensa di trasferire nella comunicazione e conversazione sui social network una buona fetta dei prossimi investimenti in comunicazione, oltre ad una parte del lavoro operativo del gruppo, come ad esempio il customare care.

E questo è solo l’inizio della trasformazione del gruppo in una vera e propria enterprise 2.0.

L’azienda Fala è, dopo questo breve cammino assieme, un’impresa a cui ho dimostrato con i fatti e i risultati quant’è  importante per non dire decisivo investire con attenzione sul web e sui social network, al fine di poter dialogare (più che comunicare) più da vicino con i clienti.

Quanto sopra detto, a patto che  gli investimenti e l’impegno (assolutamente alla portata) siano costanti e rivolti al desiderio di ascoltare e migliorare la qualità delle relazioni, il risultato sarà un durevole oltre che di duraturo coinvolgimento con le persone di riferimento, in qualuque parte del mondo si trovino, con tutto ciò che questo comporta.

In questo modo avrà ancora più senso la bio che ho coniato per battezzare la modalità di fare social networking da parte del gruppo Fala di Ancona:

“Let’s talk about lighting and lighting design. We tunr on ideas to shine enviroments”.

Bella no? 😉

 

Fala

 

 

E’ da qualche giorno che sto meditando di scrivere questo post, pensato con il fine ultimo di farvi gli auguri per le prossime festività, ma soprattutto per tracciare dei bilanci del 2013 ormai ai titoli di coda… sarà stata “colpa” di Facebook che in questo periodo ci invita a guardare (in breve) ai momenti “più salienti” del nostro anno facebokkiano, chissà! :)

E a questo proposito, mi sembra opportuno prendere spunto da un video, postato da Socialbakers che mi ha particolarmente colpito: “The Story of Social Media in 2013” #SocialStory2013 in cui si “ripercorre” in 100 secondi la crescita dei social network più utilizzati nel corso di quest’ultimo anno.

Il video è particolarmente interessante non solo perché “dà i numeri”, ma anche perché evidenzia l’importanza del social web dal punto di vista dell’enorme opportunità che hanno le aziende e  i relativi brand per interagire direttamente con le persone, con l’obiettivo di stabilire una relazione immediata con degli “utili” interlocutori, assieme a tutto quanto questo comporta.

Ma quante sono le attività che rispondono effettivamente alle richieste e cioè che sono in grado di rendersi interessanti, mantenere la relazione e sostenere le istanze?

Solo 1/10….ahimè  anche io, in questi giorni, sto sperimentando la  “frustrazione da silenzio ed inerzia” di un brand sui social, ma, anche se non è per nulla facile, cerco di guardare all’altro lato della medaglia e penso che c’è spazio e bisogno di fare meglio ed è su quest’ultimo punto che, mi dico, dovremmo cercare di lavorare o almeno così mi piace pensare.

La sfida, infatti, sarà quella di saper offrire dei “motivi” sempre più validi per seguire questo o quel brand attraverso i rispettivi canali social.

In questi 100 secondi di video c’è molto altro oltre a quello che vi ho anticipato e quindi non mi rimane che smetterla di tediarvi con le mie parole, ma prima permettetemi di raccomandarvi di fare i bravi in queste prossime feste e come buoni propositi per il 2014 concedetemi di suggrirvene 1: parlate di più con i fornitori, i clienti e i vostri collaboratori diretti ed indiretti, anche usando i social media…le ragioni sono infinite…eccovi quelle del 2013.

Merry christmas and happy new year!

 

 

Ho deciso di parlare di questo argomento poiché da pochi giorni la Regione Marche ha festeggiato le 18 bandiere blu conquistate e perché il social media marketing “da spiaggia” è un argomento che mi tocca particolarmente, dato che lavoro e abito a cavallo di una porzione di riviera Adriatica esclusa da questi riconoscimenti, pur essendo in grado di esprimere notevoli potenzialità.

E’ soprattutto per questo che vorrei parlane, perché vi sono a mio avviso molte “azioni” da poter intraprendere (opportunità da cogliere nel web), così come tantissimi “miti” da sfatare, ammesso che fra gli operatori degli stabilimenti balneari (della suddetta porzione di spiaggia) vi sia voglia di mettersi in gioco, unità d’intenti e forte volontà sinergica… e non solo per abbattere in maniera intelligente i costi!
Partiamo con le prime (azioni).
Senza saper né leggere e né scrivere, la ricetta sarebbe più o meno la seguente (per tutti):

 

A
Dato che sono moltissime le persone che si affidano ad Internet per informarsi e/o prenotare un viaggio o una vacanza  (e questo gli operatori dell’industria turistica lo sanno molto bene… e bla bla bla…), come prima cosa è necessario attivare (o migliorare) e promuovere un portale dedicato ad una determinata area, attraverso strategie SEO e di web marketing.

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Comunicazione virale ovvero “essere o non essere”.

28 febbraio 2013 | di Diego Ciarloni

Appena ripreso dall’abbuffata elettorale, cerco di mettere in fila un paio di fatti clamorosi (fra cui le stesse elezioni) che in qualche modo mi hanno colpito e che in queste ultimissime settimane hanno evidenziato, semmai ce ne fosse stata la necessità, l’importanza del binomio comunicazione – contenuti in ottica di successo della diffusione del messaggio (e della sua efficacia): in due parole, della sua viralità.
L’impressione, infatti, è che quest’ultima sia destinata ad essere sempre di più una fra i più interessanti termometri dell’efficacia (e/o dell’esistenza) di qualunque tipo di operazione nel settore della comunicazione e nelle organizzazioni che ne fanno uso.

E tutto ciò affascina, contagia e spinge le istituzioni, le aziende, i marchi etc. a voler imitare quei fenomeni che per primi s’impongono all’attenzione di molti e che incoraggiano tantissimi altri a seguire la stessa strada.

Però, se è vero che la rete e il fenomeno del social media marketing possono costituire un canale straordinario per avere “visibilità”, in pochi forse hanno compreso che per “scatenare” la viralità , oltre che dei bravi professionisti occorrono prima di tutto dei contenuti che facciano la differenza e che per fortuna a volte si trovano già dentro le attività.
Questione non da poco se pensiamo che quanto detto può fare la differenza fra essere o non essere, fra esistere per i nostri interlocutori o lavorare nella più totale “invisibilità”, con tutto ciò che ne comporta.

A proposito di quanto detto voglio cogliere l’occasione per riflettere su due fenomeni di cui accennavo in partenza.

Il primo contesto virale di cui voglio parlare è quello dell’ultima campagna Heineken “The Candidate”, perché oltre ad essere una mera operazione di viral di un marchio prestigioso e conosciutissimo, come quello della birra olandese, è a mio avviso molto di più e cioè la dimostrazione di come tutto (proprio tutto) in un contesto aziendale o di brand etc. è e può diventare comunicazione.

Quindi come tale può coinvolgere l’utente stimolando il suo interesse, la sua attenzione, il suo innato desiderio di condividere il “valore” di cosa vede con chi conosce.
Il sentiment che ha suscitato il brand, il grado di coerenza dell’operazione con lo stile del marchio sono tutte conseguenze importantissime da cui però per un attimo vorrei distogliere l’attenzione.
Perché?
Perché credo sia utile sottolineare come la campagna Heineken abbia inequivocabilmente dimostrato che in qualunque azienda, pur senza il grado di appeal del brand in questione o livello di budget, è bene poter immaginare che in ogni singolo reparto si costruisca quotidianamente la propria identità (possibilità di successo) a vantaggio di una crescente curiosità e di una comunicazione-passa parola “virale”….o vitale.

“L’essere o non essere” come diceva Sir William S.; credo che da oggi in poi stia tutto qui.

A mio avviso, infatti, sta proprio in quest’aspetto la genialità dei contenuti dell’operazione che mi hanno davvero colpito e davanti ai quali mi tolgo volentieri (e virtualmente)  il cappello.

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Dal momento che da qualche settimana è possibile registrarsi senza sottostare alla modalità invito e dato che personalmente considero Pinterest uno fra i social network più interessanti al momento,  mi fa piacere parlare un po’ di questa rivoluzionaria “risorsa sociale” non solo adatta a chi produce o commercializza prodotti, ma anche a tutti coloro che vogliono mettere in rete la propria attività mediante immagini e/o usando le cosidette infografiche.

Nato due anni fa circa dall’idea di tre ragazzi (Sharp, Silbermann e Sciarra), deve il suo nome alla fusione di due termini inglesi, pinboard (bacheca) e interest (interesse) da cui si intuisce lo scopo per cui Pinterest, come dice Guido Meda, c’è! 😉
Ma cosa originalissima, che contraddistingue questa piattaforma da tutti gli altri social network di assoluto rilievo, è che le persone con gli stessi interessi possono entrare in contatto non in funzione di un “classico” collegamento sociale (amicizia etc), ma facendo leva anche e soprattutto su temi e questioni di comune interesse.
Se ci mettiamo anche l’estrema semplicità di utilizzo e il fatto che parla davvero per immagini, si può intuire come sia rapido per veicolare le informazioni e come la sua consultazione sia più facile, immediata e di notevole impatto.
Le immagini su Pinterest generalmente sono di altissima qualità, relative a tantissime tematiche moda, musica, cinema, marketing, cucina, arte e molto altro ancora.
Ma in pratica come funziona?

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