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Post taggati: Storytelling

Sono davvero molti i servizi/prodotti che nel corso di questi anni sono riuscito ad offrire ai miei clienti, parecchi dei quali sono nati dalla fantasia e dalla necessità del momento o che hanno messo in moto la voglia di sviluppare qualche cosa di nuovo o semplicemente di… sperimentare.

In tutto quanto sopra ho sempre messo assieme delle risorse di tecnica, passione, intuizione, creatività, innovazione ed esperienza, che sapevo potessero comporre un risultato veramente utile per le necessità dei miei clienti.

Ed ecco che, per fare solo qualche esempio, sono nati: la prima griffe del mondo delle porte, il primo configuratore on line nel mondo dell’arredamento, il primo blog B2B che parla in I persona dando del tu agli utenti, un catalogo da sfogliare con gli occhiali 3D, una campagna advertising e un’immagine coordinata fondata su un vestito da sposa fatto di copriwc, una campagna 2.0 che ha portato un romanzo al debutto a posizionarsi primo in classifica per ben 10 mesi consecutivi, un’installazione gigante che ha mostrato durante il salone del libro di Torino quanto sia importante far entrare fisicamente i lettori dentro un romanzo e chissà per quanto potrei continuare.

Convenzionali o meno, stravaganti o più “lineari” in ogni caso sono stati tutti (quelli sopra) “prodotti di comunicazione”  che mi hanno consentito di crescere e di provare a raccontare con profitto, tutta o parte della storia dei miei clienti suddividendola quasi sempre ed idealmente a metà fra ciò che sono e ciò che sanno fare.

Quindi storie prima di tutto.

Storie prima di pensare ad un marchio, storie prima di pensare ad una campagna, storie per i video, per gli spot ed anche per i siti web e i canali social ma non solo.

Forse per questo ancora molti mi definiscono un po’ (non è mia) il cantastorie del marketing, uno che per prima cosa pensa ad unico comune denominatore, qualunque cosa faccia o sia invitato a fare in fatto di comunicazione aziendale, e cioè quello di pensare a raccontare le storie delle aziende dei propri clienti.

Il motivo per cui agisco in questo modo? E’ presto detto.

Attraverso la narrazione dei valori dei clienti si creano le condizioni affinché: quelle persone che troveranno quei valori così importanti, così affini a quello che loro veramente vogliono, arriveranno a voler dare spontaneamente, agli stessi clienti, dei soldi.

Per questo mi sforzo di far comprendere ai miei interlocutori che prima di dire “compra” ai propri referenti, immagino sia più importante catturare la loro attenzione dicendo “ascolta-leggi-guarda” questa (mia) storia.

Poi succede che oggi, tutto questo, oltre ad essere utile di per sé (perché siamo esseri attratti dalla storie e blablabla), diventa inoltre un fattore insostituibile anche per la caratteristica del modo di “fare marketing” contemporaneo mediante l’uso del web.

Per quanto mi riguarda immagino da sempre uno storytelling che possibilmente s’ispiri a ciò che di indiscutibilmente costituisce l’unicità di ogni azienda e di qualunque prodotto-servizio che essa realizza.

Ciò perché l’unicità e l’originalità costituiscono il motore principale dell’interesse di una proposta/azienda rispetto ad un’altra.

Peculiarità che spesso ritrovo proprio in chi fa parte dell’azienda, anche se non si tratta di una regola fissa.

Ad ogni modo visto che ho accennato all’insostituibilità dello storytelling poche righe innanzi, vorrei provare ad approfondirne il senso in poche parole.

In pratica mi riferisco al fatto che scrivere, filmare, fotografare e comunque comunicare il proprio racconto “aziendale” attraverso il web e i social, significa (volendo) anche adoperarsi affinché i contenuti prodotti, indipendentemente dalla loro natura (video-infografiche-immagini-testi-etc), riescano ad essere, oltre che riferimenti di sicuro interesse, anche tracce/stimolo per i motori di ricerca.

Quest’ultimi attraverso il miglioramento del ranking delle pagine del sito web aziendale, ad esempio, faranno in modo di contribuire a far rintracciare l’azienda o i prodotti-servizi che la stessa propone.

Fantastico no! Farsi trovare in Internet attraverso i propri racconti/storie più interessanti.

Ma è tutto così semplice?

Oddio si può anche tentare la fortuna, ma saper scrivere contenuti ottimizzati per i motori di ricerca, saper impostare storie che vendano e farlo lavorando sulla struttura di un sito, dopo aver analizzato sistematicamente il contesto, non è proprio cosa da poco e non a caso qualcuno chiama tutto ciò l’arte della SEO.

Ma che centra la SEO con lo storytelling mi chiederete?

La forza dello storytelling è quella di far sì che chi si imbatta in ciò che raccontiamo (se lo facciamo in maniera interessante), possa tornare, ricordarsi di noi condividere con colleghi, appassionati etc i nostri contenuti.

Lo storytelling è quindi la chiave che conduce al cuore dell’azienda, ma senza la SEO l’utente non la troverà mai.

Ecco perché ho messo assieme le due cose storytelling e SEO che qualcuno chiama già tecnica di “Seotelling”.

Capirete da soli perché sia così importante per cercare di aprire nuovi spiragli al content marketing delle aziende!!

Si chiama conquista dell’attenzione dell’utente la terra promessa della comunicazione contemporanea lo sapevate?

Conosco due modi per metterla in pratica.

  1. Fare mera pubblicità (on e off line)  nel senso più generale del termine, con tutto ciò che questo comporta
  2. Coinvolgere l’utente. Magari mediante la lettura/fruizione di qualche cosa di interessante.

Senza fare il tifo per nessuno dei due punti, che anzi, a mio avviso, dovrebbero lavorare in sinergia, è bene però dire che la pubblicità una volta terminata, passa e se ne va, mentre la creazione/pubblicazione on line di contenuti utili ed interessanti, oltre che “posizionanti” nei motori di ricerca (Seotelling), produrranno frutto nel medio-lungo periodo, poiché presenteranno contenuti interessanti nella forma e nel luogo in cui l’utente si aspetta di trovarli o intercettarli.

Ecco perché invece che limitarmi a pubblicizzare, racconto, ecco perché prima di pensare, ascolto, ecco perché prima di immaginare, rifletto ed ecco perché invece di targettizzare preferisco provare a coinvolgere “parlando”.

Un cantastorie nel 2016 lavora così.

Voi tenetene conto. 😉

Glückliches Kind hält eine leere Sprechblase vor seinen Mund

 

Da un paio d’anni ho deciso di cimentarmi nell’organizzazione del Festival di teatro “Ankon d’oro premio Carlo Urbani” e relative declinazioni.

Ovviamente non potevo non occuparmi anche della relativa comunicazione e promozione dell’evento che ho affrontato mettendomi per una volta nei panni del cliente di me stesso e della mia compagnia.

Al di là della preparazione dei materiali fondamentali come: manifesto/locandine per le affissioni etc e libretti di sala, pensati sia per l’off che per l’on line e che potete vedere o sfogliare qui di seguito…

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…ho messo in moto da tempo il così detto “storytelling” per cercare di puntare più sul racconto dell’evento che sulla mera promozione.
Ciò fin dalle fasi preliminari, sia attraverso il blog che mediante i relativi canali 2.0, che mediante il dialogo con le community dedicate e siti delle associazioni di categoria ed enti locali.

Il tutto ovviamente per cercare di centrare l’obiettivo che assieme alla “mia” squadra ci siamo posti.
1 Portare più pubblico dello scorso anno a vedere gli spettacoli e a partecipare alle iniziative del festival
2 Dare alla kermesse quel tono e quell’autorevolezza che solo una bella storia, può e sa dare.

E quindi?

Facce e storie, storie e facce.

Da quelle delle giurie, a quelle delle compagnie in gara, da quelle dell’organizzazione a quelle degli istituti superiori e delle compagnie locali chiamati in causa, prima, durante e dopo le gare o le esibizioni.
Il tutto passando per il coinvolgimento diretto degli sponsor, dei partecipanti e della gente comune.

Tutti testimonial di se stessi, delle proprie attività, della propria offerta, del proprio spettacolo ma anche del proprio territorio e delle relative peculiarità.
A tutto ciò non è venuta meno anche l’AICU, chiamata a dar seguito al cammino del Dott. Carlo Urbani al quale non solo è dedicato il festival e ma anche la serata finale.

Ad onor del vero, per centrare gli obiettivi che mi sono prefissato, ho anche attivato una campagna Facebook ads sul cartellone e un’attività di ufficio stampa che ho avuto il piacere di condividere con un bravo professionista che risponde al nome di Roberto Ceccarelli.

Per vedere quali saranno stati gli effetti di così tanto lavoro vi dò appuntamento al prossimo post.

Incrociamo le dita e forza Ankon d’oro!

 

Sri-Lanka e Maldive 2 facce della stessa vacanza

17 agosto 2011 | di Diego Ciarloni


Sono già passati un po’ di giorni dal rientro dal viaggio di nozze e reduce dallo smaltimento del fuso orario, oltre a quello relativo allo shock del rientro al lavoro (e ancora.. oltre a quello di riscoprirmi “all’improvviso” fresco coniuge!), ho deciso di fare il punto su quest’esperienza indimenticabile che, al di là della terapeutica dose di riposo e ristoro, è stata utile per fornirmi molti stimoli e spunti di riflessione.

Anzitutto il viaggio per arrivare all’aeroporto di Fiumicino.

Partiti per fortuna con l’unico mezzo possibile (auto) da Ancona destinazione Roma, perché il giorno prima i treni erano piombati nel caos più pazzesco (dati i noti casi dell’incendio alla stazione Tiburtina) e dal momento che i voli dall’aeroporto sotto casa sono meno utili del martedì! In questo modo invece siamo stati accolti in maniera ineccepibile dalla precisissima e affidabilissima professionalità di quelli della Parkingo di Fiumicino, a cui ho lasciato chiavi e speranze della mia c4 che ho ritrovato al ritorno in perfetta forma.

I voli Roma-Dubai, Dubai-Colombo, Colombo-Male, Male Dubai e Dubai Roma sono stati tutti targati Emirates, compagnia che fa della segmentazione del target-cliente un vero e proprio must.

First class e business class rispettivamente godono fin da subito di tappeto rosso e blu all’accettazione, l’ecomomy si accontenta di un doveroso serpentone a contatto pavimento.

L’ingresso a bordo ‘economy’ prosegue con un’ulteriore fila, mentre per le altre 2 catagorie c’è l’imbarco dedicato in un’area specifica dell’aeromobile, con tanto di signorine ben addestrate a “stampare” ai facoltosi passeggeri finti sorrisi conditi a calorosissimi “welcome on board” o “good morning” e quant’altro, salvo a te (economy che sbucavi dall’altro corridoio) neanche degnarti di uno sguardo.

Siamo sopravvissuti in ogni caso, sia chiaro…

A bordo First e Business godono di uno spazio vitale inparagonabile alla categoria inferiore, sedile massaggiante, finta radica su mediocre mdf (credo), maxi schermo dedicato, etc.

L’economy ha lo spazio sufficiente per sopportare il viaggio, non sempre con tutto l’occorrente funzionante per vedere i film! Ed anche il mini schermo non sempre è al massimo della funzionalità.

In compenso la cortesia, la qualità dei pasti e la suggestiva possibilità di poter scorgere di tanto in tanto fuori dall’apparecchio in volo con le cam piazzate in fronte e in pancia all’aereo hanno fatto in modo che ci sentissimo un po’ meno i Fantozzi di turno.

Prima tappa Dubai.

Sorvolata di giorno e di notte è stata una bella emozione, così come perdersi in aeroporto fra montagne di negozi disseminati in una sfavillante città avenieristica chiusa in una bolla di aria condizionata.

Un peccato non aver avuto tempo di visitarla e di vedere anche un po’ di più lo scalo… da perdere la testa al punto di dimenticarsi di scattare una fotografia o un filmato che potessero rendere lo sfarzo e l’opulenza indescrivibili e quasi indocumentabili del luogo.

Poi finalmente  (I faccia) Colombo: eccoci in Sri-Lanka (ricordatevi di mettere in avanti gli orologi di 4 ore e 30 minuti).

All’arrivo ci ha accolto, come nelle favole, quella che sarebbe stata la nostra guida da lì ai successivi 4 giorni, Niro, che c’ha donato delle corone di fiori dandoci il migliore dei benvenuto nello suo paese.

L’ho apprezzato ancora di più perché umanamente era un sorriso e un’accoglienza che non assomigliavano affatto a quelli delle signorine della compagnia aerea (nessun desiderio di rivincita represso, per carità)… per questo ho immediatamente capito che saremmo andati d’accordo e che avevamo avuto la fortuna di imbatterci nella persona giusta.

Di lì a poco abbiamo conosciuto il nostro autista che c’ha condotto, sempre con Niro a suo fianco, in albergo non prima di essere stati ‘preparati’ dal nostro accompagnatore, che c’ha illustrato il bizzarro stile di guida che si può osservare on the road in Sri-Lanka, che prevede una mano fissa sul clacson in segno di presenza (e non di indisponenza!) e la costante propensione al sorpasso sempre e comunque e in qualsiasi condizione.

Per fortuna il tragitto non è durato tantissimo dallo scalo all’hotel, anche perché devo dire che ci si mette un po’ ad abituarsi a certi nuovi schemi, da somministrare a giuste dosi e con calma ai turisti appena arrivati!

Il II giorno tuttavia mi sentivo già uno di loro. 😉

Appena arrivati ci siamo dedicati al ristoro e alla visita della città di Colombo (dove c’è poco o nulla); ci si rende conto quasi subito che si tratta di una capitale quasi artificiale e che la storia dello Sri-Lanka risiede altrove.

Ciò che m’ha colpito è stato tuttavia l’esempio davvero invidiabile di convivenza stretta fra religioni che, nonostante per la maggioranza buddista, convivono simbioticamente anche a pochi passi l’uno dall’altra, nel rispetto e nella reciproca quotidianeità.

Un bagnetto in piscina sulle rive del fiume, date le temperature quasi mai al di sotto dei 35/38°, con picchi di umidità paurosi e una cena strepitosa unita ad una dormita rigenerante, ancora tuttavia lontana da ciò che c’avrebbe aspettato alle Maldive, per chiudere il primo giorno c’è sembrato il massimo.

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