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Se l’ultima frontiera del social networking è stata individuata nella enorme potenzialità della diretta streaming, traguardo raggiunto nell’ordine di arrivo: da Periscope l’App di Twitter e subito dopo da Facebook mentions; credo valga la pena trattare l’argomento nel tentativo di cercare di capirne le differenze e a chi è destinato l’utilizzo dell’opportunità di trasmettere in diretta web.

Anzitutto cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.

 

Periscope è il servizio di trasmissione in diretta di Twitter che ognuno di noi può usare indipendentemente dal proprio status di Vip o “normal people” o ancora azienda.
Si attiva scaricando l’App, e ci si autentica utilizzando le proprie credenziali del profilo Twitter, dopo di che si può immediatamente iniziare a trasmettere attraverso il proprio smartphone.
Nonostante Periscope sia “figlio” di Twitter con il profilo di quest’ultimo non ha nulla in comune in fatto di Following e Follower che in questa declinazione “streaming” non è detto che coincidano.
Infatti non è detto che possiamo essere interessati alle trasmissioni di chi seguiamo su Twitter e non è affatto detto che, nonostante ai nostri follower compaiano i Tweet/avvisi delle nostre dirette, quest’ultimi diventino i nostri primi Periscope Follower.
Tuttavia questi ultimi possono comunque far parte del nostro pubblico a seconda di che cosa mostriamo, di come lo facciamo etc.
Ma è tutto qui il potenziale pubblico raggiungibile?
Gli utenti che possono guardare la nostra trasmissione, oltre a quelli appartenenti alla categoria appena citata sono quelli che magari possono imbattersi nella nostra trasmissione attirati dall’Hashtag che è possibile rintracciare sia in Twitter che in Periscope.
E comunque il bello di Periscope è che è possibile seguire la nostra diretta sia in App Periscope che sul web in un qualunque browser.
Basta fare in modo di far trovare il link!
Ecco perché magari facendo rimbalzare il Tweet, ad esempio nel nostro profilo o pagina Facebook, si possono coinvolgere inoltre parte dei nostri amici/follower/fan di Facebook etc.
Durante la trasmissione le persone che ci stanno seguendo possono fare commenti a cui si può rispondere anche verbalmente e possono anche toccare lo schermo per apprezzare quanto stiamo facendo/dicendo attraverso dei “cuori” che tanto assomiglia alla versione “mi piace” di Twitter.
L’idea alla base di Periscope è quella di essere in grado di mostrare al mondo quello che stiamo vedendo in tempo reale ossia la diretta.
Dopo la fine della trasmissione, il video rimarrà disponibile per la riproduzione da chiunque segua l’App o abbia il collegamento o ancora conosca il link, ma solo fino a 24 ore dopo la fine della trasmissione stessa.
Successivamente (ad oggi) il video si auto-cancellerà automaticamente per sempre ed irrimediabilmente.

Facebook Mentions

 

E’ il servizio di trasmissione in diretta esclusivamente dedicato ai vip o a pagine con centinaia di migliaia di fan al seguito.
Si scarica l’App e si può attivare solo sulle pagine verificate, ossia che in precedenza siano state certificate dallo stesso Facebook come autentiche di quel vip o personaggio famoso o, perché no, azienda essa stessa famosissima.
Al momento della diretta si può vedere la trasmissione via Facebook che viene notificata a tutti i fan (o quasi) nel momento in cui la stessa è avviata.
Gli utenti che seguono la diretta possono commentare in tempo reale la trasmissione, ma possono farlo anche successivamente alla trasmissione stessa, come nel caso di un normalissimo post di Facebook.
Infatti a differenza di Periscope la trasmissione viene salvata e mantenuta nel social network senza scadenze.
Lo stesso post inoltre può anche essere modificato, integrato con link e magari con informazioni aggiuntive citate durante la trasmissione stessa.

BIZ_logo_Kontagio

Considerazioni.

 

Sicuramente Facebook sarà arrivato al rilascio di “Mentions” con cognizione di causa e con un motivo importante per stabilire che l’utilizzo fosse dedicato esclusivamente a pagine certificate con un certo numero di migliaia di fan.

E comunque crediamo abbia effettivamente ragionato sul valore delle dirette dei cosiddetti influencer e/o vip.

Tuttavia, in questo modo, ha tagliato fuori dalla possibilità di utilizzo (non fruizione) la maggior parte degli utenti; a differenza di Periscope al quale non importa chi tu sia o quanto sia nutrito il tuo seguito.

Ma per quale motivo esiste questa specie di “discriminazione” Facebookiana?

Proviamo a immaginarne le ragioni

  1. Per consentire agli utenti di seguire le dirette dei propri “beniamini” che si presuppone siano di maggior interesse generale e qualità di contenuto trasmesso?
  2. Per tutelare gli stessi fan da inutili dirette di pagine Fake?
  3. Per evitare un sovraffollamento di dirette da parte di chiunque, con l’effetto di trasformare Facebook in una panacea di utenti in streaming con tutto ciò che questo ne comporta…considerando anche gli usi “poco ortodossi” che se ne possono fare?
  4. Per puntare ad aumentare i propri introiti: sia da parte di chi trasmette, poiché per cercare di arrivare a tutta e oltre la propria community, Facebook richiede di investire e sia da parte di chi potenzialmente potrà farlo in futuro? Non è difficile, infatti, immaginare che una grande azienda potrebbe investire (e non poco) per raggiungere un certo numero di centinaia di migliaia di fan per “potersi permettere” di raccontarsi anche in diretta.
  5. E poi? Aiutatami ad arricchire l’elenco…secondo voi ci sono altre ragioni che mi sfuggono?

Cosa mi piacerebbe accadesse all’enorme opportunità dello streaming

 

  1. Che Periscope mantenesse i video rintracciabili e visibili per sempre come fa Facebook Mentions
  2. Che Periscope certificasse i profili in modo da poterli cancellare/segnalare alle forze dell’ordine in caso di usi impropri.
  3. Che Facebook Mentions, nel tempo, si renda conto che  trasmettere on line potrà essere un’opportunità da estendere anche a pagine Facebook e/o profili certificati, non necessariamente appartenenti a vip o influencer con centinaia di migliaia di fan al seguito evitando inutili discriminazioni.

Secondo voi chiedo troppo? 😉

Cosa possiamo inventarci nel frattempo, per trasmettere in diretta, noi “normal people” o piccole e medie aziende/associazioni/organizzazioni etc?

 

  1. Aprire un collegamento Pericope.
  2. Iniziare a darne informazione al resto della community per creare un piccolo seguito “organico”.
  3. Collegare l’account Twitter che fa capo a Periscope alla vostra pagina Facebook (anche se non certificata) così da far visualizzare istantaneamente il Tweet della diretta anche su Facebook
  4. Programmare e comunicare per tempo la diretta sul vostro canale, comunicando dove direttamente sarà possibile rintracciare la trasmissione, magari aiutandovi anche con un evento Facebook.
  5. Trasmettere!

Ora c’è da dire che un Tweet sulla vostra pagina Facebook, da solo, non avrà la medesima capacità di “Mentions” di comparire nella wall o bacheca dei vostri fan, né avrà l’effetto di avvisare con una notifica la community Facebook, del fatto che in quel momento state andando in diretta…ecco il perché del suddetto punto 4.

Se siete Vip inutile dirvi che potete trasmettere su entrambe le piattaforme separatamente allo stesso tempo. Magari utilizzando questo.

In una strategia di social media marketing, “il social streaming” sarà sempre più importante per tantissimi utilizzi e lo sarà per tutti (vip e non) in nome della spontaneità, del real time e della possibilità di poter comunicare istantaneamente con chi ci interessa ed anche, indirettamente, con chi può avere i nostri stessi bisogni-interessi-necessità.

Che ne pensate?

 

 

E’ quasi passata una settimana dagli attacchi a Parigi, gli stessi che hanno scosso buona parte dell’occidente e che inevitabilmente hanno avuto ricadute sulla nostra quotidianità.

Per quello che riguarda le “reazioni” del mondo della comunicazione, dei social network etc ho passato del tempo ad interrogarmi su ciò che stava accadendo e che non mi ha affatto lasciato indifferente.

Prima di addentrarmi nello specifico nel discorso, credo sia opportuno specificare che ciò di cui tratterò non ha nulla a che fare con l’atteggiamento e le reazioni delle persone, sui recenti accadimenti, ma piuttosto mi interessa orientare l’attenzione sulle reazioni di alcune grandi aziende e di alcuni fra i più importanti social network in relazione a quanto avvenuto.

In particolare proprio su quanto appena detto, il post del sito di Ninja Marketing (che vi invito a leggere) dal titolo: “I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi”, mi ha molto colpito in relazione alle realtà che hanno deciso di “re-agire” ai noti fatti accaduti nella capitale francese.

Dopo aver letto il post su indicato e dopo aver fatto un po’ di ricerca in rete, sono stato letteralmente assalito dalle domande che ho piacere e desiderio di condividere con voi, con l’intento, di provare a cercare assieme non tanto delle risposte certe, ma più delle considerazioni sul vero ruolo che può e deve giocare la comunicazione aziendale in questi casi.

La prima e forse l’unica domanda (piena zeppa di sotto-interrogativi) che mi e vi rivolgo è la seguente.

Cosa avrei (avreste) fatto se fossi (foste) stato/(i) nel team marketing e manageriale di Ikea, di Amazon o dei vari Facebook, Twitter e You Tube dopo quanto accaduto?

Posta in questi termini la questione mi metterebbe in grossa difficoltà…non so a voi.

Di sicuro prima di agire, in un modo o nell’altro, avrei sottoposto (come forse anche i colleghi avranno fatto) me e il mio team o la mia agenzia, ad una serie di sotto-quesiti e valutazioni molto complesse e delicate.

  1. Fermo restando che stiamo considerando il comportamento di grandi aziende, importanti realtà e relativi noti brand, che non possono rimanere indifferenti su quanto accade nel mondo, poiché essi stessi ne contribuiscono a creare l’identità, è giusto prendere e manifestare una posizione in merito alle recenti stragi?
  2. Sarebbero potuti rimanere “indifferenti”, i grandi marchi, a ciò che si è verificato? A quale prezzo? Avremmo davvero sentito una grave mancanza se al posto di bandiere, slogan etc, ci fosse stato solo silenzio?
  3. E in che modo è giusto che un marchio forte e riconosciuto dia un segnale in relazione al recente crimine? Con un semplice post come ha fatto Coca cola Francia,                                                                                                                Untitled-1

    o  con la bandiera + tanto di “Solidarietè” come ha fatto Amazon nel proprio sito?


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    O con la formula di Twitter, Facebook e You Tube, che al di là della loro specifica e concreta utilità nel merito, si sono “vestiti” del tricolore transalpino e in alcuni casi hanno invitato i propri utenti, come nel caso di Facebook, a modificare la propria immagine del profilo con i colori di Francia, in segno di fattiva partecipazione e vicinanza alle vittime? Oppure?

  4. Ma poi per quale motivo, penso, un brand debba esprimere un segnale così forte ed importante solo ora? Eppure di attentati e azioni di terrorismo, sfortunatamente in questi ultimi anni e in particolare in quest’ultimo periodo ce ne sono stati parecchi ed in svariate parti del mondo. Dunque? Perché ora? Perché così in tanti e fin ora (quasi) il nulla?
  5. E’ possibile (è una provocazione forte ma serve per capire) che  il #JeSuisParis in generale e il resto della manifesta vicinanza dei brand e delle multinazionali all’indubbio terribile momento francesce, venga attivata solo perché effettivamente coinvolge, direttamente e/o indirettamente, proprio quella fetta di mondo (e di mercato) a cui gli stessi grandi marchi devono l’esistenza?
  6. E’ anche possibile che “l’occidentale vicinanza” degli avvenimenti abbia mosso le “coscienze markettare” delle multinazionali solo venerdì scorso…ma allora perché non studiare qualche cosa di umanamente ed universalmente solidale anche a favore del Libano, che di recente ha subito un grave attacco terroristico, senza dimenticare la tragedia dell’aereo carico di passeggeri russi disintegratosi nei pressi del Sinai per le stesse finalità criminali?
  7. Perché non una visione di solidarietà seppur ritardataria, però giusta, diffusa e (magari) d’ora in avanti (con la speranza che non ce ne sia bisogno) puntuale e valida per tutti i popoli, nazioni e persone vittime di questo tipo di gravi soprusi, indipendentemente dalla collocazione geografica?
  8. E poi. Su cosa il grande e notorio marchio dovrebbe prendere posizione d’ora in avanti  e su cosa no?

Ecco gli interrogativi che mi sarei posto prima di postare bandiere, candele o fiocchi neri e su cui vi chiedo, cari amici markettari e responsabili marketing o di social media team, di riflettere e dirmi la vostra.

Voi (davvero) che avreste fatto?

Prima di rispondermi vi pregherei di guardare il video qui sotto, poiché è possibile che riflettiate (e mi capiate) un po’ meglio.

Ovviamente Crozza parla con una visione ben più allargata e approfondita che oltrepassa l’orticello della mera comunicazione, del marketing e dell’immagine!

Nel mio piccolo, anche se in clamoroso e colpevole ritardo, intanto pubblico qui di seguito la mia “immagine” che per un po’, in piena solidarietà con molti (non tutti ahimè), sarà la seguente…non costituirà la soluzione a tutti i mali e forse non ne sentivate la mancanza ma tant’è.

Spero in ogni caso che perdonerete la lentezza nella reattività, ma Kontagio, costituita solamente di “piccoli pezzi” di umano lavoro, al momento non rappresenta né un grande brand, né una consolidata multinazionale, anche se ha tutte le carte in regola per diventarlo…o almeno così mi piace pensare.

Dalle persone alle persone…sempre anche e soprattutto ora.

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#jesuishumaine

 

 

 

Le opportunità date dai social media alle aziende è tanto variegato quanto in continuo cambiamento al punto da richiedere una seria valutazione ogni qual volta si pensi ad una qualche strategia di comunicazione.

Ecco perché non è facile rispondere alla famosa domanda: “Su quali social network o su cosa puntare al fine di raggiungere i miei obiettivi con l’aiuto del web“?

Iniziamo con il considerare qualunque “canale”, sia esso un sito un blog o un social network, come merita, ossia un mezzo con una propria specificità, in termini di codici e dinamiche di conversazione.

Come prima cosa dovremo pensare alla relazione con le aspettative dell’utenza di ciò che vorremmo implementare e ovviamente ai costi-benefici potenziali.

Facciamo un esempio.

Nel caso un’attività decida di aprire un’area news commentabile, un corporate blog o un blog “indipendente”, è bene che sappia che teoricamente lo sforzo dovrà comprendere sia l’aspetto economico che quello più prettamente lavorativo.

Ovviamente si dovrà investire una tantum sull’apertura della piattaforma e per il “mantenimento” a seconda delle circostanze.

Sarà inoltre importante ai fini di un buon coordinamento un giusto mix, fra il presidio della direzione, l’organizzazione dei copyblogger, con relativa valutazione della delega ad eventuali consulenti o agenzie per la redazione dei contenuti.

Personalmente ritengo il blog l’unico strumento attraverso il quale cercare di dare una chiara personalità all’azienda con cui tra l’altro diventa possibile conquistarsi, a patto che si producano contenuti di un certo interesse,  una buona reputazione, un discreto seguito ed un buon posizionamento organico nei motori di ricerca.

Social media doodles elements

Quindi tanto lavoro e un discreto investimento per essere ripagati dall’enorme potenziale visibilità dei contenuti che saranno visibili al pubblico più interessante possibile: quello che, se si è lavorato bene, sta cercando proprio ciò di cui si parla nei post.

Essere su Tumblr può avere senso…quale?

Non sarò io a dirvelo…e detto ciò passiamo oltre. 😉

Affrontiamo per un momento Twitter.

Stare su Twitter serve?

Secondo me, in generale, la risposta è sì, ovviamente se valutato bene il “famoso” quesito di cui sopra.

  1. Stare su Twitter può essere utile in caso vi sia una qualche importanza nel poter comunicare delle brevi info con una certa immediatezza.
  2. Essere su Twitter può aiutarvi a rilanciare dei rimandi a dei contenuti “più corposi” pubblicati da qualche altra parte sulle vostre piattaforme o sui vostri canali.
  3. Decidere di cinguettare su Twitter può essere inoltre molto “producente” a patto che alla base sia stato pensato un solido progetto a sostenere il tutto. Magari avete un’idea di conversazione-comunicazione che possa fare della brevità e dall’immediatezza un valore chiave! Pensate ad esempio a quel panettiere francese che twittava ogni qual volta il pane o la pizza erano stati appena sfornati dal suo forno ottenendo così con un successo strepitoso! Che altro social avrebbe potuto fare meglio nel suo caso?
  4. Oppure può essere uno strumento fantastico per dare risposte brevi ed immediate a chiunque lo richieda nel panorama delle attività aziendali.

Costi? Dipende dal tipo di utilizzo, ma direi abbordabili.

Potreste decidere di condividerne l’utilizzo con un reparto esterno o gestirlo in autonomia dopo un corso di formazione.

Abilità?

Dovrete sviluppare al massimo la vostra capacità di sintesi e di centrare gli argomenti in 140 caratteri, dovrete inoltre saper ascoltare bene e capire cosa dire e a chi, chi seguire, di cosa parlare, chi “merita” la vostra attenzione…dopo di che la vostra azienda non ne farà più a meno.

You Tube?

Le aziende, solitamente, lo usano come mero archivio di documenti video di tutto ciò che accade in un’azienda nel corso dell’attività lavorativa.

Un meeting, una fiera, una riunione agenti, per non parlare degli spot, delle presentazione aziendali o di prodotto e chi più ne ha più ne metta.

Non dimentichiamo però che rappresenta un potente strumento di marketing.

Ad esempio nel caso decidessimo di investire in un vero e proprio brand channel, molto più ricco di opportunità e funzionalità rispetto ad un mero user channel, come ad esempio l’aspetto grafico più personalizzato (simil sito web istituzionale) e la possibilità di poter collegare  piccole applicazioni web che possono offrire funzionalità aggiuntive e personalizzate.

Costi?

1 Dipende dal tipo di contenuto che può andare da un filmato che girate direttamente voi con il telefonino, ad uno video spot da migliaia di euro

2 Poi c’è l’aspetto di gestione del canale che va dal mero caricamento e posizionamento dei video (con la stesura delle descrizione, la scelta e l’uso delle keywords), alla personalizzazione e lavorazione degli stessi contenuti multimediali  e loro possibile promozione o direttamente nel canale o indirettamente da qualche altra “parte”.

Impegno?

Azienda e collaboratori dipendenti o indipendenti è bene che strutturino chiaramente il progetto e la suddivisione dei compiti e dell’attività di monitoring delle visualizzazioni, dei commenti etc.

Per non parlare della moderazione-interazione anche con altri canali-utenti a seconda del tipo di attività e capacità di coinvolgimento.

 

Social Media Sign

E Instagram?

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Il gruppo Fala di Ancona opera nel settore dell’illuminotecnica da più di 40 anni.

Si presenta sul mercato con tre marchi, ognuno rispettivamente pensato per un tipo di segmento operativo, oltre che per connotare meglio determinate tipologie di prodotto.
L’azienda progetta e produce direttamente la stragrande maggioranza degli elementi e dei componenti dei propri prodotti che propone sia in Italia che all’estero.

Gli obiettivi che ci siamo prefissi con l’attività di social media marketing, intesa sia come social networking che come social media adverting sono stati principalmente:

  • Sviluppare la community in Italia, ma soprattutto all’estero fra gli addetti ai lavori.
  • Puntare ad accrescere il numero del fan nei paesi e città indicate dal cliente.
  • Creare occasioni di engagement su tematiche relative ai prodotti, ai progetti e alle potenzialità del gruppo sui diversi tipi di interlocutori.
  • Invitare e quindi condurre potenziali clienti e opinion leader, presso le manifestazioni e fiere in cui il gruppo Fala ha partecipato con propri stand e proposte.
  • Attivare e accrescere nuovi collegamenti
  • Consolidare le partnership e collaborazioni in giro per il mondo, facendo indirettamente formazione sull’uso e sui reciproci vantaggi di un uso corretto del social networking.

I risultati nei primi mesi di collaborazione sono stati oltremodo incoraggianti, infatti attraverso l’uso di Facebook e Twitter ho potuto raccontare e far dialogare con profitto l’azienda di Ancona: sia con nuovi che con consolidati interlocutori in giro per il mondo: dall’Inghilterra all’Ucraina, dalla Russia al Giappone e dall’Italia al Canada.

Twitter

Architetti, progettisti, punti vendita, showroom e general contractors, oltre a possibili clienti finali di assoluto livello, stanno infatti popolando attivamente  la community del gruppo Fala, al punto che si pensa di trasferire nella comunicazione e conversazione sui social network una buona fetta dei prossimi investimenti in comunicazione, oltre ad una parte del lavoro operativo del gruppo, come ad esempio il customare care.

E questo è solo l’inizio della trasformazione del gruppo in una vera e propria enterprise 2.0.

L’azienda Fala è, dopo questo breve cammino assieme, un’impresa a cui ho dimostrato con i fatti e i risultati quant’è  importante per non dire decisivo investire con attenzione sul web e sui social network, al fine di poter dialogare (più che comunicare) più da vicino con i clienti.

Quanto sopra detto, a patto che  gli investimenti e l’impegno (assolutamente alla portata) siano costanti e rivolti al desiderio di ascoltare e migliorare la qualità delle relazioni, il risultato sarà un durevole oltre che di duraturo coinvolgimento con le persone di riferimento, in qualuque parte del mondo si trovino, con tutto ciò che questo comporta.

In questo modo avrà ancora più senso la bio che ho coniato per battezzare la modalità di fare social networking da parte del gruppo Fala di Ancona:

“Let’s talk about lighting and lighting design. We tunr on ideas to shine enviroments”.

Bella no? 😉

 

Fala

 

 

La “presenza” attiva  e la comunicazione sul territorio per un concessionario auto è un elemento strategico del proprio modello di business.

In questo senso i rivenditori auto stanno considerando sempre più il web come terreno privilegiato su cui agire ed operare.

In particolare c’è la voglia e la necessità, da parte di quest’ultimi, di cogliere l’opportunità di trasformare il  proprio punto vendita auto in vero e proprio concessionario 2.0.

Le modalità possono essere a volte discutibili ma non stiamo a sottilizzare…intanto qualche cosa si muove e sono ben felice che questo accada!

In particolare, a testimonianza di quanto appena detto, per il cliente Auto 90 (concessionario auto Peugeot e Skoda su Ancona e dintorni), ho avuto 5 mesi di libertà totale, (forse troppa) e un imperativo (obiettivo): portare clienti in salone attraverso l’uso dei social network.

Ho accattato la sfida (anche se io mi occupo di social media marketing e non di accompagnamento in salone, ci tengo a precisarlo)! Tuttavia nei fatidici 5 mesi sapete come è andata??

Praticamente da zero (senza poter mettere mano al sito web istituzionale fra le altre cose) e nonostante il social networking non serva propriamente e direttamente allo scopo indicato, ce l’ho fatta!

I clienti oggi entrano nel salone del mio cliente ed esclamano ai venditori frasi tipo: “T’ho trovato su Internet…” ” C’è tizio (nome del venditore)? ” Hai detto su Facebook che…”

Una certa soddisfazione, lo confesso, mi ha colto quando ho notato lo sguardo incredulo dei titolari per cotanto risultato!

Per arrivare a centrare l’obiettivo sono passato attraverso la scelta, la personalizzazione e l’attivazione dei canali social, una produzione di contenuti meno pubblicitari e di maggiore utilità, ho coinvolto, per quanto ho potuto, il personale del concessionario, ho aperto al dialogo, ho puntato alla rintracciabilità sui motori di ricerca e all’ascolto… oltre che a creare, più che mantenere, una buona reputazione.

In particolare ho agito come segue.

Ho fatto leva su Facebook

  1. in qualità di atterraggio della conversazione per i contenuti di quasi tutti gli altri canali 2.0: dalle foto ai video etc
  2. al fine di mantenere viva la community giá presente attraverso notizie e consigli funzionali non solo all’acquisto
  3. come fulcro per condividere le notizie del mondo Peugeot e Skoda con l’utenza privata.
  4. come base di partenza di contatto con le case automobilistiche di riferimento oltre che con le pagine delle riviste di settore
  5. come baluardo della buona reputazione aziendale data la più alta diffusione del social fra l’utenza
  6. per favorire il dialogo e lo scambio con le attività commerciali nei paraggi della concessionaria
  7. per coadiuvare il rapporto con la clientela business attraverso il dialogo fra pagine delle rispettive attività
  8. in qualità di customare care embrionale.

Canale Facebook Auto 90

 

Non ho per nulla trascurato Twitter leggi tutto

 

Una concessionaria auto 2.0: il caso Marco Liera

2 gennaio 2013 | di Diego Ciarloni

Da pochi mesi ho attivato un progetto di social media marketing per la concessionaria auto Marco Liera di Jesi.

Un tipo di attività  che è nata per caso, dopo aver riflettuto su alcune “singolari esperienze” vissute al fianco di alcuni amici intenti ad acquistare l’automobile nuova.

Le stesse singolari vicende che ho scoperto esser state provate da molte persone, compreso il sottoscritto, nelle fasi precedenti l’acquisto dell”auto e che sono magistralmente sintetizzate in questo post di Gianluca Diegoli. 

Per questo ho deciso di attivarmi delineando un’ipotesi di lavoro che fosse orientata: da una parte a migliorare l’approccio alla relazione, e dall’altra che aiutasse la concessionaria a costruire la propria reputazione prima che la propria community nei social network.

Esperienze singolari a parte, è un fatto ormai  provato che  sono molte le persone, che nel mondo delle “macchine”, forse più che in altri, utilizzano con profitto le ricerche su web e il confronto sui social media, sia per orientarsi all’acquisto  e sia per individuare anche il punto di riferimento più affidabile per la manutenzione del mezzo.

Tutto qui?

Nemmeno per sogno!

A mio avviso il web e  in particolare l’opportunità “social network” per le concessionarie auto al di là della funzione di coadiuvante alla vendita, rappresentano degli insostituibili canali per edificare il proprio grado di considerazione professionale sul territorio (reputazione) e per  stabilire contatti stabili e duraturi facendo leva da una parte sulla moltitudine dei contenuti su cui continuamente poter dibattere e dall’altra sulla passione, il fascino e lo spirito di appartenenza che da sempre contraddistingue il mondo dei marchi delle automobili.

Tutto ciò a patto che la concessionaria stessa o meglio tutto il personale della stessa sia disposto ad un cambio di mentalità professionale e sia aperto al parziale ripensamento delle modalità di approccio al proprio lavoro e al proprio rapporto con i clienti, con i fornitori, con i partners, con i colleghi e con il territorio.

In relazione a quanto appena detto, il mio compito, in questo caso, è stato quello, oltre che di creare, attivare e stimolare la conversazione mediante i canali social, anche e soprattutto quello di provare ad orientare, formare, avviare e seguire il personale della concessionaria stessa.

Ho lavorato in via del tutto sperimentale per certi versi, scegliendo di aprire e lavorare su 4 canali social (Facebook, Twitter, You Tube e Pinterest) al fine di raggiungere gli obiettivi che insieme al cliente abbiamo provato ad individuare

1 ascoltare/creare una community interessata alle argomentazioni relative alle attività della concessionaria e dei relativi marchi trattati.

2 raccontare il prodotto auto, provando a “digerire” tutte le informazioni che arrivano all’utente finale attraverso la comunicazione tradizionale dei brand trattati (Renault, Dacia, Nissan e Mahindra).

3 dare un volto alla forza vendita e al team tecnico dell’officina, rendendola protagonista di quanto appena indicato nel punto 2

4 relazionarci con le altre attività commerciali attive sul territorio per ipotizzare delle iniziative integrate e dare maggiore spinta alla conversazione sul territorio di competenza

5  metterci in relazione-dialogo sia con i canali dei brand trattati, sia con il mondo della comunicazione specializzata (Quattroruote etc), anch’essa fortemente presente con merito nel mondo del social media.

In pochissimo tempo (meno di 90 giorni) ed in un territorio piuttosto ristretto (Jesi e parte della Vallesina) i risultati sono stati i seguenti.

Attraverso il canale Facebook sono stati raggiunti gli obiettivi dei 5 punti.

Nello specifico questo social s’è dimostrato, secondo previsione, utile soprattutto per i punti 1-4-5.

In particolare per quanto riguarda il punto 4, la concessionaria è divenuta il contenitore più importante di tutte le attività, organizzazioni, enti etc che gravitano sul territorio di Jesi e dintorni e che in Facebook cercano un collegamento.
Tutto questo ha generato in particolare dei contatti con attività molto diverse fra loro, ma utili per fare networking e per integrare i propri servizi ed esperienze al fine di maturare una reputazione interessante nei confronti delle reciproche comunità.

Il canale Twitter, utile per informare i follwers sulle attività e sulle presentazioni trattate in salone e sul territorio, s’è rivelato il miglior strumento sia per l’ascolto che per l’interazione con i brand e con gli account della stampa specializzata (punto 5).

S’è rivelato, fra l’altro, lo strumento più adatto per raccontare e condividere in tempo reale le esperienze dei test drive e delle varie iniziative promozionali e per stabilire un coinvolgimento diretto ed immediato con ogni singolo utente sul territorio.

Le potenzialità non si fermano qui…

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Stonewave è il marchio più prestigioso dell’Azienda Nice&Square che opera nelle Marche e che si occupa di rivestimenti e complementi in marmo di altissimo livello e che mi ha affidato la propria comunicazione.

Il progetto è articolato in diverse fasi:
1 Individuare un format il più possibile coordinato;
2 Realizzare il materiale da “lavoro” per la forza vendita (catalogo);
3 Individuare una strategia per conquistare un’identità e uno spazio on line web e social, tenuto conto del potenziale aziendale.

Per prima cosa mi sono concentrato sull’essenza del marchio, per cercare di definire il più chiaramente possibile quale fosse il motivo del suo operare.
Così ho “coniato” la tag line “Plasmiamo la pietra affinché assecondi le forme del design contemporaneo”.

Successivamente, attraverso un confronto con il cliente, abbiamo definito di lavorare per priorità.
Per quanto riguarda la forza vendita, abbiamo deciso di puntare su un supporto cartaceo riconoscibile e che fungesse contemporaneamente sia da catalogo-prodotto che da relativo listino, di cui ho seguito la realizzazione a partire dall’impostazione grafica, con il prezioso contributo di Gianluca Garbuglia, fino alla fase di fotolito e stampa.


Poi mi sono concentrato sullo sviluppo e il progect management del sito web istituzionale, per la cui realizzazione è stata una preziosa alleata Comunicrea.

Ne ho curato i contenuti istituzionali e ho strappando la promessa all’Azienda di mantenerlo vivo (con o senza di me) quasi fosse un proprio figlio adottivo; da parte mia, l’impegno è stato quello di seguirne i primi passi, oltre alla stesura del piano editoriale e dei primi post del corporate blog (almeno per il momento).
L’obiettivo è quello di dotare l’Azienda di una piattaforma on line in cui poter mostrare da una parte la tipologia del proprio standard di prodotto, dall’altro tentare di raccontare nella maniera più interessante possibile il proprio punto di vista nel settore, attraverso un linguaggio adatto al tipo di interlocutore.

Per quanto riguarda l’approccio ai social, ho deciso momentaneamente di puntare esclusivamente sul canale Twitter con l’idea di fare della sintesi il miglior alleato “relazionale”.
Formazione ed uso corretto dello strumento sono appannaggio di un incarico che ho preso con tanto entusiasmo quanto reale e ragionevole prudenza, per un brand di un settore peculiare in cui molto c’è da sperimentare e da analizzare, per poi ripartire con dati ed intenti sempre più all’altezza degli obiettivi di reputazione e riconoscibilità prefissati.

In bocca al lupo Stonewave!!

 

 

Il progetto di web marketing turistico del centro ArchiMete Sardegna nasce dalla voglia di offrire un modo diverso di fare vacanza, tutto basato sull’esclusività del territorio in cui nasce e si sviluppa.

La sfida che Kontagio ha condiviso con ArchiMete nella fase di start-up dell’attività si è concentrata nel mettere a punto una strategia di comunicazione “fondata nel web” sia per le peculiarità dell’impresa, che per le caratteristiche vivaci dei soci titolari, ma soprattutto per le incredibili potenzialità che il progetto è in grado di sviluppare attraverso una presenza attiva nella rete.

Prima di cominciare a lavorare è stato utile fissare degli obiettivi a medio-lungo termine e determinare quali sarebbero stati i mezzi e gli sforzi utili per poterci arrivare.

Siamo partiti dalla considerazione che per quanto esclusiva fosse l’offerta, per quanto unico il territorio e irripetibili le esperienze e attività che si possono mettere in pratica nel centro turistico, il ritorno migliore dovrà comunque arrivare dagli interlocutori, siano essi clienti, partner o meri utenti.

Il progetto nella fattispecie è partito per “step”, sia per ragioni tecniche che strategiche, con il denominatore comune però costituito dalla volontà di costruire un presidio web e una comunità “digitale” forte ed autentica attorno al marchio, in grado di trasmettere, condividere e conservare le emozioni, i momenti e il valore delle attività di ArchiMete.

Il primissimo passo è stato quello di identificare i social network che avrebbero potuto giustificare un vivo interesse per l’attività,, che è bene ricordare ha deciso di far leva sulle bellezze della natura del territorio e sulle professionalità che ArchiMete mette a disposizione per viverle nel migliore dei modi.

Via quindi ad uno spazio in cui presentare, raccogliere e mettere assieme tutti i documenti che per eccellenza motivano e tracciano una vacanza e cioè: le foto…abbiamo così inaugurato un account Flickr.

Immagini, immagini e ancora immagini da condividere ed arricchire nel numero e in qualità e che abbiamo deciso di usare come fonte diretta da cui il sito Internet istituzionale attinge, con tutti i vantaggi del caso in termini non solo di dinamicità ma anche di indicizzazione e di popolarità degli stessi scatti.

Non poteva mancare la pagina Facebook, utile per le conversazioni e le informazioni alla “portata di tutti”, collegata con l’account Twitter fondamentale per comunicare in tempo reale anche con l’ausilio di immagini (twitipic).

Ogni escursione, ogni esperienza, ogni avventura sarà meta di click o di tap per stabilire e mantenere una relazione più coinvolgente e diretta sia essa con i clienti o con i partner.

Abbiamo anche deciso di puntare su un canale You Tube per cercare “il contatto” anche attraverso la condivisione dei video…dai più emozionali a quelli più semplici, ma comunque sempre in grado di costruire e trasmettere, con autenticità, la bellezza di una vacanza o di un’esperienza targata ArchiMete.

Oltre ai canali social è stato ideato un sito Internet archimete.it in funzione di “atterraggio” e fonte di informazioni pratiche ed “istituzionali”, di cui è stato messo on line per primo il corporate blog.

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