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Cosa rimane del ’15 ovvero buon natale e felice 2016

15 dicembre 2015 | di Diego Ciarloni

Il 2015 sta per concludersi lasciandoci qualche bel ricordo, momenti che rimarranno indelebili nella nostra memoria e nella storia dei nostri tempi.

In questo senso i social, seppur in parte, ci danno una mano a sintetizzare ed a conservare un po’ di quanto accaduto.

Facebook ad esempio “zippa” 365 giorni del ’15 in 2 minuti e lo fa così.

2015 Year in Review from Facebook on Vimeo.

You Tube, almeno per quello che riguarda lo stivale, dalla sua propone un rewind del 2015 attraverso una classifica dei video (ovviamente) fra i più cliccati e visti e (forse) tra i più apprezzati.

E lo fa (giustamente) suddividendo la classifica in 2 categorie (video musicali e non) che potete vedere per intero cliccando qui.

Il video più visto e che per la cronaca fa parte della classifica dei (non musicali) nonostante, ironia della suddivisione, lo sia, è il video della ormai stra-famosissima “Learn to Fly” suonato a cesena da 1000 fan dei Foo Fighters.

Video che avrete visto e rivisto e che voglio dedicarvi per queste prossime festività (nonostante non vi sia nulla di natalizio in esso anzi); sia perché penso possa essere di buon auspicio – quello dell’imparare a volare – ed anche perché a mio modo di vedere “farlo” in tanti e tutti assieme, come hanno fatto in romagna, potrebbe rappresentare un ottimo esercizio per provare ad arrivare dove apparentemente ci sembra impossibile.

Buon Natale e felice 2016! 😉

kontagio_logo_natale_oro

 

 

E’ quasi passata una settimana dagli attacchi a Parigi, gli stessi che hanno scosso buona parte dell’occidente e che inevitabilmente hanno avuto ricadute sulla nostra quotidianità.

Per quello che riguarda le “reazioni” del mondo della comunicazione, dei social network etc ho passato del tempo ad interrogarmi su ciò che stava accadendo e che non mi ha affatto lasciato indifferente.

Prima di addentrarmi nello specifico nel discorso, credo sia opportuno specificare che ciò di cui tratterò non ha nulla a che fare con l’atteggiamento e le reazioni delle persone, sui recenti accadimenti, ma piuttosto mi interessa orientare l’attenzione sulle reazioni di alcune grandi aziende e di alcuni fra i più importanti social network in relazione a quanto avvenuto.

In particolare proprio su quanto appena detto, il post del sito di Ninja Marketing (che vi invito a leggere) dal titolo: “I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi”, mi ha molto colpito in relazione alle realtà che hanno deciso di “re-agire” ai noti fatti accaduti nella capitale francese.

Dopo aver letto il post su indicato e dopo aver fatto un po’ di ricerca in rete, sono stato letteralmente assalito dalle domande che ho piacere e desiderio di condividere con voi, con l’intento, di provare a cercare assieme non tanto delle risposte certe, ma più delle considerazioni sul vero ruolo che può e deve giocare la comunicazione aziendale in questi casi.

La prima e forse l’unica domanda (piena zeppa di sotto-interrogativi) che mi e vi rivolgo è la seguente.

Cosa avrei (avreste) fatto se fossi (foste) stato/(i) nel team marketing e manageriale di Ikea, di Amazon o dei vari Facebook, Twitter e You Tube dopo quanto accaduto?

Posta in questi termini la questione mi metterebbe in grossa difficoltà…non so a voi.

Di sicuro prima di agire, in un modo o nell’altro, avrei sottoposto (come forse anche i colleghi avranno fatto) me e il mio team o la mia agenzia, ad una serie di sotto-quesiti e valutazioni molto complesse e delicate.

  1. Fermo restando che stiamo considerando il comportamento di grandi aziende, importanti realtà e relativi noti brand, che non possono rimanere indifferenti su quanto accade nel mondo, poiché essi stessi ne contribuiscono a creare l’identità, è giusto prendere e manifestare una posizione in merito alle recenti stragi?
  2. Sarebbero potuti rimanere “indifferenti”, i grandi marchi, a ciò che si è verificato? A quale prezzo? Avremmo davvero sentito una grave mancanza se al posto di bandiere, slogan etc, ci fosse stato solo silenzio?
  3. E in che modo è giusto che un marchio forte e riconosciuto dia un segnale in relazione al recente crimine? Con un semplice post come ha fatto Coca cola Francia,                                                                                                                Untitled-1

    o  con la bandiera + tanto di “Solidarietè” come ha fatto Amazon nel proprio sito?


    parigi_amazon-620x229   


    O con la formula di Twitter, Facebook e You Tube, che al di là della loro specifica e concreta utilità nel merito, si sono “vestiti” del tricolore transalpino e in alcuni casi hanno invitato i propri utenti, come nel caso di Facebook, a modificare la propria immagine del profilo con i colori di Francia, in segno di fattiva partecipazione e vicinanza alle vittime? Oppure?

  4. Ma poi per quale motivo, penso, un brand debba esprimere un segnale così forte ed importante solo ora? Eppure di attentati e azioni di terrorismo, sfortunatamente in questi ultimi anni e in particolare in quest’ultimo periodo ce ne sono stati parecchi ed in svariate parti del mondo. Dunque? Perché ora? Perché così in tanti e fin ora (quasi) il nulla?
  5. E’ possibile (è una provocazione forte ma serve per capire) che  il #JeSuisParis in generale e il resto della manifesta vicinanza dei brand e delle multinazionali all’indubbio terribile momento francesce, venga attivata solo perché effettivamente coinvolge, direttamente e/o indirettamente, proprio quella fetta di mondo (e di mercato) a cui gli stessi grandi marchi devono l’esistenza?
  6. E’ anche possibile che “l’occidentale vicinanza” degli avvenimenti abbia mosso le “coscienze markettare” delle multinazionali solo venerdì scorso…ma allora perché non studiare qualche cosa di umanamente ed universalmente solidale anche a favore del Libano, che di recente ha subito un grave attacco terroristico, senza dimenticare la tragedia dell’aereo carico di passeggeri russi disintegratosi nei pressi del Sinai per le stesse finalità criminali?
  7. Perché non una visione di solidarietà seppur ritardataria, però giusta, diffusa e (magari) d’ora in avanti (con la speranza che non ce ne sia bisogno) puntuale e valida per tutti i popoli, nazioni e persone vittime di questo tipo di gravi soprusi, indipendentemente dalla collocazione geografica?
  8. E poi. Su cosa il grande e notorio marchio dovrebbe prendere posizione d’ora in avanti  e su cosa no?

Ecco gli interrogativi che mi sarei posto prima di postare bandiere, candele o fiocchi neri e su cui vi chiedo, cari amici markettari e responsabili marketing o di social media team, di riflettere e dirmi la vostra.

Voi (davvero) che avreste fatto?

Prima di rispondermi vi pregherei di guardare il video qui sotto, poiché è possibile che riflettiate (e mi capiate) un po’ meglio.

Ovviamente Crozza parla con una visione ben più allargata e approfondita che oltrepassa l’orticello della mera comunicazione, del marketing e dell’immagine!

Nel mio piccolo, anche se in clamoroso e colpevole ritardo, intanto pubblico qui di seguito la mia “immagine” che per un po’, in piena solidarietà con molti (non tutti ahimè), sarà la seguente…non costituirà la soluzione a tutti i mali e forse non ne sentivate la mancanza ma tant’è.

Spero in ogni caso che perdonerete la lentezza nella reattività, ma Kontagio, costituita solamente di “piccoli pezzi” di umano lavoro, al momento non rappresenta né un grande brand, né una consolidata multinazionale, anche se ha tutte le carte in regola per diventarlo…o almeno così mi piace pensare.

Dalle persone alle persone…sempre anche e soprattutto ora.

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#jesuishumaine

 

 

 

Le opportunità date dai social media alle aziende è tanto variegato quanto in continuo cambiamento al punto da richiedere una seria valutazione ogni qual volta si pensi ad una qualche strategia di comunicazione.

Ecco perché non è facile rispondere alla famosa domanda: “Su quali social network o su cosa puntare al fine di raggiungere i miei obiettivi con l’aiuto del web“?

Iniziamo con il considerare qualunque “canale”, sia esso un sito un blog o un social network, come merita, ossia un mezzo con una propria specificità, in termini di codici e dinamiche di conversazione.

Come prima cosa dovremo pensare alla relazione con le aspettative dell’utenza di ciò che vorremmo implementare e ovviamente ai costi-benefici potenziali.

Facciamo un esempio.

Nel caso un’attività decida di aprire un’area news commentabile, un corporate blog o un blog “indipendente”, è bene che sappia che teoricamente lo sforzo dovrà comprendere sia l’aspetto economico che quello più prettamente lavorativo.

Ovviamente si dovrà investire una tantum sull’apertura della piattaforma e per il “mantenimento” a seconda delle circostanze.

Sarà inoltre importante ai fini di un buon coordinamento un giusto mix, fra il presidio della direzione, l’organizzazione dei copyblogger, con relativa valutazione della delega ad eventuali consulenti o agenzie per la redazione dei contenuti.

Personalmente ritengo il blog l’unico strumento attraverso il quale cercare di dare una chiara personalità all’azienda con cui tra l’altro diventa possibile conquistarsi, a patto che si producano contenuti di un certo interesse,  una buona reputazione, un discreto seguito ed un buon posizionamento organico nei motori di ricerca.

Social media doodles elements

Quindi tanto lavoro e un discreto investimento per essere ripagati dall’enorme potenziale visibilità dei contenuti che saranno visibili al pubblico più interessante possibile: quello che, se si è lavorato bene, sta cercando proprio ciò di cui si parla nei post.

Essere su Tumblr può avere senso…quale?

Non sarò io a dirvelo…e detto ciò passiamo oltre. 😉

Affrontiamo per un momento Twitter.

Stare su Twitter serve?

Secondo me, in generale, la risposta è sì, ovviamente se valutato bene il “famoso” quesito di cui sopra.

  1. Stare su Twitter può essere utile in caso vi sia una qualche importanza nel poter comunicare delle brevi info con una certa immediatezza.
  2. Essere su Twitter può aiutarvi a rilanciare dei rimandi a dei contenuti “più corposi” pubblicati da qualche altra parte sulle vostre piattaforme o sui vostri canali.
  3. Decidere di cinguettare su Twitter può essere inoltre molto “producente” a patto che alla base sia stato pensato un solido progetto a sostenere il tutto. Magari avete un’idea di conversazione-comunicazione che possa fare della brevità e dall’immediatezza un valore chiave! Pensate ad esempio a quel panettiere francese che twittava ogni qual volta il pane o la pizza erano stati appena sfornati dal suo forno ottenendo così con un successo strepitoso! Che altro social avrebbe potuto fare meglio nel suo caso?
  4. Oppure può essere uno strumento fantastico per dare risposte brevi ed immediate a chiunque lo richieda nel panorama delle attività aziendali.

Costi? Dipende dal tipo di utilizzo, ma direi abbordabili.

Potreste decidere di condividerne l’utilizzo con un reparto esterno o gestirlo in autonomia dopo un corso di formazione.

Abilità?

Dovrete sviluppare al massimo la vostra capacità di sintesi e di centrare gli argomenti in 140 caratteri, dovrete inoltre saper ascoltare bene e capire cosa dire e a chi, chi seguire, di cosa parlare, chi “merita” la vostra attenzione…dopo di che la vostra azienda non ne farà più a meno.

You Tube?

Le aziende, solitamente, lo usano come mero archivio di documenti video di tutto ciò che accade in un’azienda nel corso dell’attività lavorativa.

Un meeting, una fiera, una riunione agenti, per non parlare degli spot, delle presentazione aziendali o di prodotto e chi più ne ha più ne metta.

Non dimentichiamo però che rappresenta un potente strumento di marketing.

Ad esempio nel caso decidessimo di investire in un vero e proprio brand channel, molto più ricco di opportunità e funzionalità rispetto ad un mero user channel, come ad esempio l’aspetto grafico più personalizzato (simil sito web istituzionale) e la possibilità di poter collegare  piccole applicazioni web che possono offrire funzionalità aggiuntive e personalizzate.

Costi?

1 Dipende dal tipo di contenuto che può andare da un filmato che girate direttamente voi con il telefonino, ad uno video spot da migliaia di euro

2 Poi c’è l’aspetto di gestione del canale che va dal mero caricamento e posizionamento dei video (con la stesura delle descrizione, la scelta e l’uso delle keywords), alla personalizzazione e lavorazione degli stessi contenuti multimediali  e loro possibile promozione o direttamente nel canale o indirettamente da qualche altra “parte”.

Impegno?

Azienda e collaboratori dipendenti o indipendenti è bene che strutturino chiaramente il progetto e la suddivisione dei compiti e dell’attività di monitoring delle visualizzazioni, dei commenti etc.

Per non parlare della moderazione-interazione anche con altri canali-utenti a seconda del tipo di attività e capacità di coinvolgimento.

 

Social Media Sign

E Instagram?

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La “presenza” attiva  e la comunicazione sul territorio per un concessionario auto è un elemento strategico del proprio modello di business.

In questo senso i rivenditori auto stanno considerando sempre più il web come terreno privilegiato su cui agire ed operare.

In particolare c’è la voglia e la necessità, da parte di quest’ultimi, di cogliere l’opportunità di trasformare il  proprio punto vendita auto in vero e proprio concessionario 2.0.

Le modalità possono essere a volte discutibili ma non stiamo a sottilizzare…intanto qualche cosa si muove e sono ben felice che questo accada!

In particolare, a testimonianza di quanto appena detto, per il cliente Auto 90 (concessionario auto Peugeot e Skoda su Ancona e dintorni), ho avuto 5 mesi di libertà totale, (forse troppa) e un imperativo (obiettivo): portare clienti in salone attraverso l’uso dei social network.

Ho accattato la sfida (anche se io mi occupo di social media marketing e non di accompagnamento in salone, ci tengo a precisarlo)! Tuttavia nei fatidici 5 mesi sapete come è andata??

Praticamente da zero (senza poter mettere mano al sito web istituzionale fra le altre cose) e nonostante il social networking non serva propriamente e direttamente allo scopo indicato, ce l’ho fatta!

I clienti oggi entrano nel salone del mio cliente ed esclamano ai venditori frasi tipo: “T’ho trovato su Internet…” ” C’è tizio (nome del venditore)? ” Hai detto su Facebook che…”

Una certa soddisfazione, lo confesso, mi ha colto quando ho notato lo sguardo incredulo dei titolari per cotanto risultato!

Per arrivare a centrare l’obiettivo sono passato attraverso la scelta, la personalizzazione e l’attivazione dei canali social, una produzione di contenuti meno pubblicitari e di maggiore utilità, ho coinvolto, per quanto ho potuto, il personale del concessionario, ho aperto al dialogo, ho puntato alla rintracciabilità sui motori di ricerca e all’ascolto… oltre che a creare, più che mantenere, una buona reputazione.

In particolare ho agito come segue.

Ho fatto leva su Facebook

  1. in qualità di atterraggio della conversazione per i contenuti di quasi tutti gli altri canali 2.0: dalle foto ai video etc
  2. al fine di mantenere viva la community giá presente attraverso notizie e consigli funzionali non solo all’acquisto
  3. come fulcro per condividere le notizie del mondo Peugeot e Skoda con l’utenza privata.
  4. come base di partenza di contatto con le case automobilistiche di riferimento oltre che con le pagine delle riviste di settore
  5. come baluardo della buona reputazione aziendale data la più alta diffusione del social fra l’utenza
  6. per favorire il dialogo e lo scambio con le attività commerciali nei paraggi della concessionaria
  7. per coadiuvare il rapporto con la clientela business attraverso il dialogo fra pagine delle rispettive attività
  8. in qualità di customare care embrionale.

Canale Facebook Auto 90

 

Non ho per nulla trascurato Twitter leggi tutto

 

Una concessionaria auto 2.0: il caso Marco Liera

2 gennaio 2013 | di Diego Ciarloni

Da pochi mesi ho attivato un progetto di social media marketing per la concessionaria auto Marco Liera di Jesi.

Un tipo di attività  che è nata per caso, dopo aver riflettuto su alcune “singolari esperienze” vissute al fianco di alcuni amici intenti ad acquistare l’automobile nuova.

Le stesse singolari vicende che ho scoperto esser state provate da molte persone, compreso il sottoscritto, nelle fasi precedenti l’acquisto dell”auto e che sono magistralmente sintetizzate in questo post di Gianluca Diegoli. 

Per questo ho deciso di attivarmi delineando un’ipotesi di lavoro che fosse orientata: da una parte a migliorare l’approccio alla relazione, e dall’altra che aiutasse la concessionaria a costruire la propria reputazione prima che la propria community nei social network.

Esperienze singolari a parte, è un fatto ormai  provato che  sono molte le persone, che nel mondo delle “macchine”, forse più che in altri, utilizzano con profitto le ricerche su web e il confronto sui social media, sia per orientarsi all’acquisto  e sia per individuare anche il punto di riferimento più affidabile per la manutenzione del mezzo.

Tutto qui?

Nemmeno per sogno!

A mio avviso il web e  in particolare l’opportunità “social network” per le concessionarie auto al di là della funzione di coadiuvante alla vendita, rappresentano degli insostituibili canali per edificare il proprio grado di considerazione professionale sul territorio (reputazione) e per  stabilire contatti stabili e duraturi facendo leva da una parte sulla moltitudine dei contenuti su cui continuamente poter dibattere e dall’altra sulla passione, il fascino e lo spirito di appartenenza che da sempre contraddistingue il mondo dei marchi delle automobili.

Tutto ciò a patto che la concessionaria stessa o meglio tutto il personale della stessa sia disposto ad un cambio di mentalità professionale e sia aperto al parziale ripensamento delle modalità di approccio al proprio lavoro e al proprio rapporto con i clienti, con i fornitori, con i partners, con i colleghi e con il territorio.

In relazione a quanto appena detto, il mio compito, in questo caso, è stato quello, oltre che di creare, attivare e stimolare la conversazione mediante i canali social, anche e soprattutto quello di provare ad orientare, formare, avviare e seguire il personale della concessionaria stessa.

Ho lavorato in via del tutto sperimentale per certi versi, scegliendo di aprire e lavorare su 4 canali social (Facebook, Twitter, You Tube e Pinterest) al fine di raggiungere gli obiettivi che insieme al cliente abbiamo provato ad individuare

1 ascoltare/creare una community interessata alle argomentazioni relative alle attività della concessionaria e dei relativi marchi trattati.

2 raccontare il prodotto auto, provando a “digerire” tutte le informazioni che arrivano all’utente finale attraverso la comunicazione tradizionale dei brand trattati (Renault, Dacia, Nissan e Mahindra).

3 dare un volto alla forza vendita e al team tecnico dell’officina, rendendola protagonista di quanto appena indicato nel punto 2

4 relazionarci con le altre attività commerciali attive sul territorio per ipotizzare delle iniziative integrate e dare maggiore spinta alla conversazione sul territorio di competenza

5  metterci in relazione-dialogo sia con i canali dei brand trattati, sia con il mondo della comunicazione specializzata (Quattroruote etc), anch’essa fortemente presente con merito nel mondo del social media.

In pochissimo tempo (meno di 90 giorni) ed in un territorio piuttosto ristretto (Jesi e parte della Vallesina) i risultati sono stati i seguenti.

Attraverso il canale Facebook sono stati raggiunti gli obiettivi dei 5 punti.

Nello specifico questo social s’è dimostrato, secondo previsione, utile soprattutto per i punti 1-4-5.

In particolare per quanto riguarda il punto 4, la concessionaria è divenuta il contenitore più importante di tutte le attività, organizzazioni, enti etc che gravitano sul territorio di Jesi e dintorni e che in Facebook cercano un collegamento.
Tutto questo ha generato in particolare dei contatti con attività molto diverse fra loro, ma utili per fare networking e per integrare i propri servizi ed esperienze al fine di maturare una reputazione interessante nei confronti delle reciproche comunità.

Il canale Twitter, utile per informare i follwers sulle attività e sulle presentazioni trattate in salone e sul territorio, s’è rivelato il miglior strumento sia per l’ascolto che per l’interazione con i brand e con gli account della stampa specializzata (punto 5).

S’è rivelato, fra l’altro, lo strumento più adatto per raccontare e condividere in tempo reale le esperienze dei test drive e delle varie iniziative promozionali e per stabilire un coinvolgimento diretto ed immediato con ogni singolo utente sul territorio.

Le potenzialità non si fermano qui…

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Nel capoluogo dorico turisti pagati fino a 3 € al giorno per visitare la città!

Per trascorrere una vacanza o un soggiorno ad Ancona, si avrà diritto ad un incentivo immediatamente monetizzabile al momento del pagamento delle fatture in qualunque struttura ricettiva cittadina.
Queste ultime saranno tenute a scontare fino a 3 € al giorno per persona, dal totale di spesa di ogni turista in visita nel capoluogo di regione.

In un momento in cui andare in vacanza è sempre più complicato Ancona, con l’iniziativa di “pagare di tasca propria i turisti” assecondando il difficile momento economico, ha deciso di investire in un’azione senza precedenti…che in molti definiscono folle.
I risultati?
Il video su You Tube, in cui oltre a far vedere le bellezze cittadine si da voce ai primi turisti che beneficiano con stupore e piacere dell’incentivo,  impazza sulla rete.

Il sito Internet del comune di Ancona sta avendo un picco di visite mai visto prima e i centralini dell’assessorato al turismo sono letteralmente presi d’assalto, il passaparola è giunto in ogni parte d’Italia arrivando fino in Nord Europa e negli USA, dove molte persone stanno facendo un pensierino sulla nostra città che, nella maggior parte dei casi (indipendentemente dal fatto che si tratti di turisti italiani o stranieri) fino ad oggi magari neanche era stata mai sentita nominare.

Chi può resistere infondo ad un simile incentivo?

Le prenotazioni negli Hotel, B&B etc hanno saturato la capacità ricettiva per la stagione estiva in poco tempo, tant’è che si sta pensando per la prima volta di estendere la stagione in mesi notoriamente morti…dal momento che l’interesse è altissimo, anche per le bellezze storico-artistiche e culturali del capoluogo.
In città il fermento è altissimo, sono molti i giovani e i disoccupati che hanno trovato occupazione diretta nel settore turistico-ricettivo e nell’indotto.
Altri stanno pensando a nuove avventure imprenditoriali e sono molte le idee che stanno nascendo attorno a questo piccolo grande miracolo locale.

Incredibile!

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Il progetto di web marketing turistico del centro ArchiMete Sardegna nasce dalla voglia di offrire un modo diverso di fare vacanza, tutto basato sull’esclusività del territorio in cui nasce e si sviluppa.

La sfida che Kontagio ha condiviso con ArchiMete nella fase di start-up dell’attività si è concentrata nel mettere a punto una strategia di comunicazione “fondata nel web” sia per le peculiarità dell’impresa, che per le caratteristiche vivaci dei soci titolari, ma soprattutto per le incredibili potenzialità che il progetto è in grado di sviluppare attraverso una presenza attiva nella rete.

Prima di cominciare a lavorare è stato utile fissare degli obiettivi a medio-lungo termine e determinare quali sarebbero stati i mezzi e gli sforzi utili per poterci arrivare.

Siamo partiti dalla considerazione che per quanto esclusiva fosse l’offerta, per quanto unico il territorio e irripetibili le esperienze e attività che si possono mettere in pratica nel centro turistico, il ritorno migliore dovrà comunque arrivare dagli interlocutori, siano essi clienti, partner o meri utenti.

Il progetto nella fattispecie è partito per “step”, sia per ragioni tecniche che strategiche, con il denominatore comune però costituito dalla volontà di costruire un presidio web e una comunità “digitale” forte ed autentica attorno al marchio, in grado di trasmettere, condividere e conservare le emozioni, i momenti e il valore delle attività di ArchiMete.

Il primissimo passo è stato quello di identificare i social network che avrebbero potuto giustificare un vivo interesse per l’attività,, che è bene ricordare ha deciso di far leva sulle bellezze della natura del territorio e sulle professionalità che ArchiMete mette a disposizione per viverle nel migliore dei modi.

Via quindi ad uno spazio in cui presentare, raccogliere e mettere assieme tutti i documenti che per eccellenza motivano e tracciano una vacanza e cioè: le foto…abbiamo così inaugurato un account Flickr.

Immagini, immagini e ancora immagini da condividere ed arricchire nel numero e in qualità e che abbiamo deciso di usare come fonte diretta da cui il sito Internet istituzionale attinge, con tutti i vantaggi del caso in termini non solo di dinamicità ma anche di indicizzazione e di popolarità degli stessi scatti.

Non poteva mancare la pagina Facebook, utile per le conversazioni e le informazioni alla “portata di tutti”, collegata con l’account Twitter fondamentale per comunicare in tempo reale anche con l’ausilio di immagini (twitipic).

Ogni escursione, ogni esperienza, ogni avventura sarà meta di click o di tap per stabilire e mantenere una relazione più coinvolgente e diretta sia essa con i clienti o con i partner.

Abbiamo anche deciso di puntare su un canale You Tube per cercare “il contatto” anche attraverso la condivisione dei video…dai più emozionali a quelli più semplici, ma comunque sempre in grado di costruire e trasmettere, con autenticità, la bellezza di una vacanza o di un’esperienza targata ArchiMete.

Oltre ai canali social è stato ideato un sito Internet archimete.it in funzione di “atterraggio” e fonte di informazioni pratiche ed “istituzionali”, di cui è stato messo on line per primo il corporate blog.

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“Per essere comunità bisogna fare community”

16 febbraio 2012 | di Diego Ciarloni

La Fita Gatt Marche (Federazione Italiana Teatro Amatori, Divisione Regionale Marche) è un’associazione di associazioni che si occupa di gestire e coordinare sul territorio regionale l’attività di tutte le compagnie locali iscritte. Inoltre si offre come punto di riferimento per tutte le compagnie teatrali, facenti capo alla Fita nazionale, che desiderano operare e far conoscere le proprie produzioni sul territorio marchigiano.

Il mio compito è quello di creare le condizioni affinché la Fita Gatt Marche, da mera sovrastruttura di associazioni, diventi un effettivo punto di incontro e di confronto fra tutti i componenti dei gruppi locali. Dopo un’analisi attenta del ‘sistema’ in cui andavo ad operare, ho ritenuto fondamentale dare ad ognuno la possibilità di dialogare sfruttando in un’operazione “low budget”,  i cosidetti (owned media digitali), rappresentati dal sito internet ufficiale e dai social network scelti per gli obiettivi prefissi (Facebook e YouTube), con l’obiettivo di concretizzare l’operato (e il senso) dell’attività svolta dalla Fita Gatt Marche, agendo attivamente sull’opportunità di condividere in tempo reale iniziative, idee, produzioni e tutto quanto abbia a che fare con le compagnie locali.
Il primo passo dunque è stato quello di definire, con il Direttivo della Fita Gatt Marche, un piano editoriale, con l’obiettivo di individuare le argomentazioni da trattare, nel medio periodo, sul sito internet istituzionale, finalizzate ad informare costantemente le compagnie sui temi di utilità.

 

 

Ho voluto che le informazioni suddette diventassero commentabili, come nel caso di un blog, affinché ogni utente avesse la possibilità di dire la propria e si sentisse coinvolto in prima persona dai contenuti trattati.
Ho chiesto ed ottenuto che in ogni articolo, ma anche in quasi tutti i contenuti ‘statici’, ci fosse l’opportunità di poter rilanciare e condividere, attraverso i social network Facebook, Twitter e Google+ per dare la possibilità di diffondere anche attraverso queste piattaforme i contenuti presenti.

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Ho avuto l’onere e l’onore di ideare, dirigere e (in parte) interpretare il video per lo spot di Daniele Donati, in particolare per la sua nuova area d’attività legata al wedding cinema 7D.

Facendo seguito ad una chiacchierata in occasione della realizzazione del video per il mio recente matrimonio, Daniele ha pensato a me, proprio lui che di mestiere realizza video, per un aiuto nell’ideare il suo spot.

L’obiettivo è stato quello di promuovere la nuova area di attività video che consentirà alle coppie di sposi, clienti wedding cinema 7d, di avere a disposizione qualche cosa in grado di superare decisamente, per qualità e appeal, l’ormai scontatissimo “filmino matrimoniale”.

Attraverso la tecnica (7D), oggetto di questo spot, Daniele è e sarà in grado di realizzare  un vero e proprio film dell’evento, con tanto di trailer ed “effetti cinematografici che senza esagerare definirei holliwoodiani”.

Per questo ho pensato che per promuovere una cosa del genere non sarebbe stato affatto male pensare ad un vero e proprio spot/trailer.

Al di là del fatto che per la diffusione del video, oltre al web, uno dei mezzi in fase di valutazione sono proprio le sale cinematografiche, ho immaginato l’effetto che avrebbero potuto avere alcune scene/effetti di film famosi che ho scelto ad hoc… per catturare l’attenzione e trasmettere il messaggio, stimolando il più possibile la curiosità verso la proposta.

I flash di “Blade Runner”, “Armaggeddon”,”Terminator”,  “Le pagine della nostra vita”, “Tutto l’amore del mondo”, rivisitati e reinterpretati per l’occasione,  sono serviti da introduzione al magico mondo del cinema, in cui i futuri sposi potranno “accedere da protagonisti”, assieme ai propri amici e parenti, proprio nel loro giorno più significativo.

Oltre allo storyboard e alla regia, proprio per il rapporto che mi lega a Daniele, mi sono divertito a spingermi anche nel ruolo dell’attore di cinema (non mi aspetto l’oscar), coinvolgendo nell’avventura anche alcuni componenti della mia compagnia teatrale, che ringrazio per aver simpaticamente messo le proprie facce in quest’esperienza…per quasi tutti è stata la prima volta dietro una telecamera…e qualcuno dirà pure che si vede…ma tant’è! 😉

Ok! La prossima volta chiameremo Rutger Hauer, Schwarzenegger & CO…però per questa volta ci possiamo ritenere soddisfatti!

Voi che ne dite…ne abbiamo motivo o no?

Per ora l’appuntamento è su You Tube e su Vimeo…ma non finsce qui…

Siete pronti a stupire e a farvi stupire? 😉

 

 

Armonie In-materiali

5 agosto 2010 | di Diego Ciarloni

Dal momento in cui sono stato invitato dalla Nice and Square PDF a partecipare all’evento Jazz, organizzato presso il proprio showroom di Passo di Treia (MC), avevo intuito che non si sarebbe trattato del solito evento aziendale, ideato al solo fine di orientare l’attenzione dei propri clienti e partner nei confronti dei prodotti e dell’ attività. Mi è stato invece fin subito chiaro che alla base dell’iniziativa  ci fosse l’amore per il bello inteso come un sentimento che, radicato nel DNA della Nice and Square PDF,  sfociasse nel desiderio di percorrere strade nuove, dando vita ad una serie di occasioni: dal teatro alla musica, dalla pittura alla scultura, straordinariamente adatte ad esaltare il gusto e lo stile di un’azienda che fa, appunto, del bello il proprio modo di distinguersi e relazionarsi al mercato.

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Kontagio è un marchio di Diego Ciarloni
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