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Sarà perché in questo periodo mi capita sempre più spesso di cimentarmi su progetti web e su applicazioni Tablet, sarà perché come utente mi capita sempre più spesso di interagire con layout operativi di ogni genere e tipo – dai portali dell’home banking alle app che abitualmente utilizzo, fino ai comandi della caldaia di casa – sta di fatto che mi rendo conto che sto diventando attento, oltre che all’estetica delle interfacce, anche e soprattutto all’utilità dei sistemi multimediali.

A volte, anche a scapito delle reazioni del cliente, sto tentando di fare cultura sulle motivazioni che spingono me e i miei collaboratori a certi tipi di scelte, in nome di un obiettivo importantissimo e primario in quanto a funzionalità: cercare il più possibile di facilitare l’uso di ciò che creiamo.
Ma che cosa si intende per usabilità di un sito o di una app?
Potrei dire che serve a specificare il livello di efficacia, efficienza e soddisfazione degli utenti nell’utilizzo di determinati strumenti.
Utilizzando altre parole, si potrebbe dire che per usabilità s’intende una “disciplina” che misura soggettivamente come una persona sia capace di orientarsi nell’uso di un’interfaccia digitale, app o sito web.
Un cambiamento sostanziale, perché se gli utenti non sono messi nella condizione di utilizzare al meglio quanto si vuol loro proporre, è impossibile immaginare il successo di qualunque tipo di investimento su web, etc. realizzato appositamente per mettere in relazione sempre più immediata… le persone!
Fare usabilità significa, quindi, puntare all’evoluzione dei sistemi affinché siano sempre più trasparenti.
Per fare usabilità occorre intensificare la relazione fra cliente, utenti, marketer e chi, come me, si occupa di comunicazione.

Per le piccole e medie aziende o, meglio, per progetti medio piccoli (ma non solamente) solo pensare all’usabilità come valore da trattare e da quotare fa sorridere.
Fatto il lay-out di un sito o di una app etc., scelto il font, i colori e la disposizione degli elementi per il cliente, spesso è tutto, anche per noi comunicatori, agenzie di pubblicità e di comunicazione… confessiamolo!

Non che oggettivamente manchi qualche cosa, per carità, ma per come la vedo io sta diventando sempre più marcatamente un approccio troppo riduttivo.
Certo che in un momento storico come questo dove i budget si riducono, a volte si è costretti a farsi bastare tutto ciò, eppure sono convinto che è solo un’impressione quella di aver risparmiato.

In realtà credo che se nella preoccupazione del ‘risparmio’ (che rischia di divenire il primo obiettivo e non l’effetto di una efficace strategia) si tralascino le logiche di corretta usabilità, probabilmente si stanno realizzando ahimè degli investimenti non vincenti che alla lunga possono assumere anche il sapore dell’inutilità o, ancor peggio, dello spreco.

Se un cliente non capisce le logiche del sito se ne va e magari finisce in quello della concorrenza; se l’area di e-commerce è macchinosa finisce che si perde la vendita; se l’applicazione risulta tutt’altro che accessibile non viene usata o peggio cancellata, etc. etc…

Usabilità quindi…

  • per mettere le persone al centro
  • per cercare di stabilire un contatto e una relazione proficua
  • per evitare il disinteresse e l’indifferenza e quindi la perdita di opportunità di business.

Da appassionato di marketing sostengo, più con la passione che sulla base di oggettive ed indiscutibili teorie, che anche su questa frontiera per me fondamentale, probabilmente si misurerà il successo o l’insuccesso di molti investimenti in web e multimedia.  Sempre di più, quanto detto, marcherà la divisione fra piccole e grandi aziende (budget) o fra chi crede e investe, (con una mentalità votata alla misurazione e valutazione dei risultati in nome di un potenziale e costante miglioramento), in una disciplina, quella dell’usabilità, tanto importante, quanto ancora per molti, apparentemente intangibile e quindi non meritevole “di attenzione”. :(

Voi che dite?

 

 

Una replica a “Una riflessione sull’importanza dell’usabilità nel mondo web e delle app.”

  1. cfa scrive:

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