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Dopo la messa on line, qualche giorno fa, del nuovo social network Unicavox (Unica Voce)…in fieri, ho provato ad usarlo e ho avuto occasione di sperimentarne alcune funzionalità.

Così mi va di dire un po’ la mia su cos’è e cosa sia possibile “farci”!

Anzitutto va detto che Unicavox è un “mezzo” sociale (vi assicuro che mancava) orientato alla discussione e condivisione di proposte, idee e suggerimenti fra coloro che hanno il desiderio di dire la propria provando a ridisegnare la politica dal basso.

Quindi non importa essere politici navigati, tesserati, simpatizzanti di partito o “semplici” cittadini per esprimere le proprie considerazioni!

Basta iscriversi, proporre e partecipare; ovviamente nel rispetto  delle idee e dei punti di vista di tutti, prima che delle policy del social network.

Unicavox si presenta nel suo primo rilascio con le seguenti funzioni:

 

Le proposte (i ToDo), il confronto (i Commenti e le Discussioni) e gli atti concreti (le Petizioni) che potranno diventare tali solo quando condivisi attraverso la sottoscrizione (le Firme).

Non poteva mancare una indispensabile timeline che “fa molto social” in cui è possibile rispondere alla domanda “Cosa c’è di nuovo” e che è alimentata anche dalle conversazioni che si tengono all’interno dei to do stessi.
Questi ultimi possono essere votati, condivisi e commentati dai partecipanti.
Per essere pubblicati i to do devono necessariamente far riferimento ad una specifica area di discussione (ambiente, sviluppo, interni, esteri, etc).

Il titolo del to do va espresso in 160 caratteri e la descrizione lascia spazio al proponente di descrivere le ragioni del suggerimento.

I to do in pratica costituiscono gli embrioni di idee che gli utenti sottopongono al vaglio anzitutto della comunità Unicavox, che potrà decidere se filtrare o promuovere la proposta al fine di concederle la possibilità di diventare vera e propria petizione digitale.

Attenzione! Controllate bene di aver scritto correttamente il titolo e la descrizione delle proposte, perché per evitare che le persone sostengano qualche cosa che poi possa essere cambiato e in cui potrebbero non riconoscersi, il team di Unicavox  ha stabilito che i to do, una volta pubblicati, non siano modificabili.

Per correggere gli eventuali errori sui to do postati, l’unica soluzione sarebbe eliminare il to do e tutto il suo percorso.

I to do (di portata nazionale o locale) hanno infatti 15 giorni di tempo, da quando vengono pubblicati, per essere votati. Se l’indicazione riceverà un numero di consensi pari almeno ai 2/3 del totale dei votanti, verrà approvata e si trasformerà in petizione on line.

Quest’ultima è composta dai to do che hanno superato il “vaglio” della community votante attraverso una raccolta firme on line.

Si possono sottoscrivere le petizioni (anch’esse suddivise ovviamente per i medesimi temi dei to do) digitando semplicemente la propria password, dopo aver cliccato sul tasto firma.

Le petizioni on line hanno 60 giorni di tempo per essere sottoscritte dalla community.

E’ importante sottolineare che la relazione fra i partecipanti non presuppone, come in altri social,” l’amicizia” che può però essere “stretta”, mantenuta o revocata.

Le petizioni e i to do sono tutti condivisibili sui profili dei social Facebook, Goggle + e Twitter.

Ci sono altre funzioni ed opportunità di interazione e consultazione; sia queste ultime che quelle di cui ho appena parlato sono però tutte…in fieri per cui vale la pena approfondire altre argomentazioni e seguire gli sviluppi di questo social network più avanti…magari in uno dei prossimi post.

Per adesso credo valga la pena creare il proprio profilo e fare un giro in Unicavox, di questi tempi è difficile non aver qualche cosa da proporre o da voler condividere in tal senso…e se la vostra proposta diventasse qualche cosa di più di una mera considerazione o di una conversazione su un social?

C’avete mai pensato?

Ecco un buon modo per tentare di cominciare a riscrivere le sorti del nostro destino da protagonisti…con un’unica-vox, con uno strumento che mi auguro contribuisca a generare partecipazione e soprattutto serva a far da collante fra la classe amministrativa e quella ‘amministrata’.

 

 

 

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